Maxiemendamento, anticipata scadenza del patto Regione – Stato: opposizione all’attacco

Trieste – “Scadrà il 31 gennaio, e non alla fine di marzo come previsto, il periodo a disposizione della Regione per siglare il nuovo patto finanziario con lo Stato. Di fatto, il Friuli-Venezia Giulia (assieme alla Sardegna) viene messo in un angolo”.

Ad affermarlo sono i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli che oggi hanno tenuto una conferenza stampa a Udine sull’anticipazione al 31 gennaio 2019, inserita nel maxiemendamento alla Legge di Stabilità nazionale, della scadenza per la stipula di un nuovo patto finanziario fra il Friuli Venezia Giulia e lo Stato.

“Valle d’Aosta e Sicilia hanno già chiuso gli accordi con lo Stato nella Finanziaria (Trento e Bolzano si sono messi al sicuro già nel 2014). Perché il Friuli Venezia Giulia no?”, si sono chiesti i due consiglieri regionali aggiungendo: “Pare che il presidente Massimiliano Fedriga non abbia portato a casa un accordo giudicato finora “soddisfacente”. Lo apprendiamo dalla stampa locale, poiché il governatore non ha informato il Consiglio regionale sulla rinegoziazione del contributo allo Stato, punto centrale del suo programma. Un film già visto”.

“Anche i noti patti Tondo-Tremonti e Serracchiani-Padoan, che hanno inciso pesantemente sulla capacità di spesa della Regione – proseguono Moretuzzo e Bidoli -, non sono stati preceduti da una adeguata discussione in Consiglio regionale, che ne valutasse preventivamente le ricadute e dettasse a Giunta regionale e Commissione paritetica i criteri fondamentali ai quali attenersi nella trattativa con lo Stato.

La legge di stabilità riduce ora notevolmente i margini di manovra per la Giunta Fedriga, che non potrà avvalersi neppure del contributo della sottocommissione che avrebbe dovuto approfondire gli effetti dei patti finanziari intercorsi negli ultimi 10 anni (al posto della commissione d’inchiesta sollecitata dal Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia e bocciata dalla maggioranza di centrodestra e dall’opposizione di centrosinistra), mai istituita”.

Ma la questione non è solo di tempi: “Dalla lettura del comma che ci riguarda – affermano gli esponenti del Patto per l’Autonomia – sembra che non ci sia alcun margine finanziario nella trattativa, che forse riguarderà altri temi, ma non l’importo complessivo del contributo. Certo è che la Regione Sicilia ha chiuso un accordo con lo Stato in cui risparmia 900 milioni di euro in tre anni. E noi? La Regione Sicilia pagherà allo Stato 1001 milioni di euro all’anno per 5 milioni di abitanti, la Regione Friuli Venezia Giulia 836 milioni per 1,2 milioni di abitanti. Come a dire che un cittadino siciliano “dovrà” allo Stato 200 euro, un cittadino della nostra regione quasi 700!”.

“Negli anni dal 2011 al 2018 – hanno ricordato Moretuzzo e Bidoli – i prelievi dello Stato e norme restrittive di spesa hanno comportato una riduzione della spesa pubblica di Regione ed Enti locali di 10 miliardi di euro, che sono stati la causa principale della crisi economica e sociale che ha colpito il Friuli-Venezia Giulia, in misura maggiore che da altre parti”.

“La finanziaria approvata dal Parlamento a trazione leghista ci dice che non c’è nessuna volontà di cambiare rotta. Il tempo delle chiacchiere da campagna elettorale è finito, Fedriga in campagna elettorale ha detto che la rinegoziazione dei Patti era una priorità e che avrebbe trovato un accordo molto più soddisfacente della Serracchiani. Fino ad ora i fatti ci dimostrano il contrario: nessun nuovo accordo, nessun trattamento particolare da parte dell’amico Salvini, nessuna proroga al 31 marzo come annunciato in aula, nessun coinvolgimento del Consiglio regionale con l’annunciata sottocommissione bilancio. Sarebbe comico che l’esito della trattativa in corso fosse la conferma del patto Serracchiani/Padoan. Il presidente Fedriga si dimostra sempre più un abile prestigiatore: è bravissimo nel distrarre il “pubblico” con una mano con questioni che hanno poca sostanza (come i 23 forestali mandati a pattugliare il confine orientale…), mentre con l’altra nasconde i temi dirimenti per il futuro dei cittadini del Friuli-Venezia Giulia”.

“Con l’ultima finanziaria regionale, abbiamo aumentato di nuovo il debito del Friuli Venezia Giulia, senza farci restituire le risorse che ci erano state sottratte indebitamente dallo Stato – ha evidenziato Markus Maurmair, presidente del Patto per l’Autonomia, anch’egli presente alla conferenza stampa -: una sconfitta clamorosa soprattutto per la Lega Nord, che ha dimenticato evidentemente che cosa significhi federalismo”.

“Poco credibile pure il Partito Democratico – hanno aggiunto Moretuzzo e Bidoli -, che oggi critica la strategia del governatore Fedriga sul nuovo patto finanziario con Roma, dimenticando evidentemente di essere corresponsabile della situazione di grave difficoltà finanziaria del Friuli Venezia Giulia nei rapporti con lo Stato, in base agli accordi fatti dalla giunta Tondo nel 2010 e, appunto, dalla giunta Serracchiani nel 2014”.

Così Sergio Bolzonello, capogruppo del PD in Consiglio regionale: “La priorità detta in tutte le salse da Fedriga era ed è rinegoziare il patto con lo Stato. Oggi, con il suo ritardo, conferma che era l’ennesimo slogan, senza alcun risultato concreto, raccontato ai cittadini. Se non ha ancora chiuso alcun accordo, a differenza di altre Regioni speciali come Sicilia e Valle d’Aosta, è dovuto al fatto che si è perso troppo tempo in chiacchiere”.

“L’autonomia si costruisce anche su certezza dei conti e stabilità dei documenti finanziari, un obiettivo garantito solo da norme e da accordi sottoscritti dalla Regione con lo Stato, cosa che Fedriga non ha ancora fatto, confermando il metodo di governo degli annunci. In campagna elettorale, nelle prime dichiarazioni programmatiche e poi negli assestamenti ci aveva raccontato che sarebbe stata la prima cosa da fare. Lui e il centrodestra hanno raccontato frottole ai cittadini, lo abbiamo detto in tutti i modi ma ora siamo a questo punto. Immaginare di raggiungere un risultato utile portando lo Stato davanti alla Corte Costituzionale significa mettersi ulteriormente in una prospettiva di estrema incertezza.

“I bilanci non si fanno con le sentenze”, commenta Bolzonello che aggiunge: “Neppure le clausole di salvaguardia costituirebbero una garanzia assoluta e questo perché, come la stessa Corte ci ha ricordato, esiste un principio costituzionale di unità economica della Repubblica, che a sua volta trova corrispondenza in impegni comunitari assunti dal nostro Paese, che legittima comunque lo Stato a intervenire sui bilanci delle Regioni, anche di quelle speciali, per esigenze di coordinamento della Finanza pubblica”.

Quindi, continua il capogruppo dem: “se Fedriga vuole chiedere la clausola di salvaguardia lo faccia pure, ma non ci venga a raccontare che sarà uno scudo che ci proteggerà da future richieste, si tratta solo di un orpello inutile del quale, per anni, il centrodestra ci ha riempito le orecchie”.

Infine, conclude, “con la situazione di bilancio statale e i dati previsti dall’Ue per il 2020 e 2021, sarebbe già un miracolo se si riuscissero a mantenere i 120 milioni che noi siamo riusciti a ottenere e per i quali siamo stati tanto criticati”.

(Fonte: Consiglio Regionale FVG)

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