Test sierologici: sindacato prevede circa mille contagiati inconsapevoli nelle scuole alla riapertura

Trieste – Su 18.895 tra insegnanti e personale ausiliario della scuola operante in regione, sono stati 9.090 gli operatori che hanno partecipato volontariamente al test sierologico messo a disposizione della Regione per rilevare la positività al Coronavirus; tra questi, 52 sono risultati positivi, per un valore pari allo 0,6 del totale dei testati.

A rendere noti i dati della rilevazione sono stati il vicegovernatore con delega alla Salute del Friuli Venezia Giulia Riccardo Riccardi e l’assessore regionale all’Istruzione Alessia Rosolen.

Il territorio che ha risposto in modo più massiccio ai test è stato quello afferente all’azienda sanitaria del Friuli occidentale (Asfo), dove a sottoporsi alle analisi sono stati il 76 per cento delle persone, ovvero 3 mila 720 unità su un totale potenziale di 4 mila 863 unità. Nell’area pordenonese, i casi positivi sono stati 17 ovvero lo 0,5 per cento di quanti si sono sottoposti alla rilevazione. Coloro che gravitano sul territorio dell’Asugi e che ha partecipato allo screening sono stati 2 mila 419 su 5 mila 156, pari al 47 per cento; i positivi in questo caso sono stati 22 cioè lo 0,9 per cento dei testati. Infine nell’area dell’Asufc dai 2 mila 951 esami su 8 mila 876 persone (33 per cento), le persone risultate positive sono state complessivamente 13 cioè lo 0,4 per cento.

Il numero dei medici di medicina generale coinvolti nell’azione di screening sono stati 166 su un totale regionale pari a 770 (22 per cento).

Va precisato, infine, che i dati non sono ancora definitivi ma rappresentano quasi la totalità dell’indagine alla quale operatori del sistema scolastico e medici di medicina generale hanno aderito volontariamente.

“Covid, le scuole riapriranno con almeno un migliaio di contagiosi – che non sanno di esserlo – tra studenti, docenti e non docenti, inconsapevoli portatori del coronavirus presenti al suono della prima campanella la prossima settimana. Ovviamente non ne mancheranno anche in Friuli Venezia Giulia”.

Lo afferma il sindacato Unsic, che ha elaborato i dati diffusi dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri sui test sierologici effettuati nelle scorse settimane dal personale scolastico.

“A fronte di 500mila persone sottoposte allo screening, la metà del totale impiegato nelle scuole, 13mila sono risultate positive al test – ricorda Domenico Mamone, presidente dell’Unsic.

“Ovviamente ciò non equivale alla positività al coronavirus, il più delle volte si tratta di vecchio contagio: il successivo controllo al tampone abbatte notevolmente questo bacino. Ad esempio, in Campania sono risultati effettivamente contagiati in quattro, nell’Emilia Romagna in due, nelle Marche uno, in Liguria e Molise zero. Benché questi dati non siano consolidati in attesa di nuovi tamponi. Il problema è che fuori dallo screening sono rimaste circa 500mila persone tra docenti e non docenti e soprattutto otto milioni e mezzo di studenti”.

In base a quanto è emerso dallo screening, secondo l’Unsic è possibile ipotizzare, proiettando i dati sul campione 18 volte più numeroso, composto quasi esclusivamente da studenti, almeno un migliaio di soggetti potenzialmente contagiosi. Con differenze accentuate tra i territori.

“In Lombardia, dove lo screening è stato in assoluto il più importante, coinvolgendo 95.324 docenti e non docenti, pari al 70 per cento circa del totale, i positivi al test sono stati 4.528 pari al 4,75 per cento. Se in Alto Adige siamo intorno al 3 per cento, si scende fino all’1 per cento in Abruzzo (83 su 11mila), a meno dello 0,5 in Friuli Venezia Giulia (52 su 9.090) e in Puglia (400 su 82.600) – conclude Mamone.

In termini generali, secondo quanto riporta l’Istituto superiore di sanità, meno di un terzo delle identificazioni del Covid-19 (31,2 per cento nel periodo tra il 3 e il 16 agosto) avviene perché sono presenti sintomi, mentre secondo i dati di OpenCovid, riferiti al periodo 12-21 giugno, percentuali di nuovi positivi tra il 32 per cento in Lombardia, il 47 in Piemonte e il 70 in Emilia Romagna, derivano da tamponi effettuati a seguito dei test sierologici.

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