Yacht da regata introdotto in Italia senza dichiarazione doganale, indagine della Procura europea a Trieste e Monfalcone
Trieste – Uno yacht a vela vincitore di numerose competizioni internazionali sarebbe stato introdotto in Italia dall’Australia senza essere dichiarato alle autorità doganali, con l’obiettivo di evitare il pagamento dell’IVA e dei dazi all’importazione. È quanto emerge da un’indagine della Procura europea (EPPO), condotta con il supporto della Guardia di Finanza di Trieste.
L’inchiesta riguarda due persone accusate, a vario titolo, di contrabbando aggravato. Secondo gli investigatori, lo yacht sarebbe arrivato nelle acque territoriali italiane nel 2019 e, da allora, sarebbe stato ormeggiato nel porto di Trieste oppure custodito in un deposito a Monfalcone, senza che fosse mai presentata la prevista dichiarazione doganale per l’importazione.
Tra gli indagati c’è uno skipper con base a Trieste, ritenuto dagli inquirenti l’importatore dell’imbarcazione, nei cui confronti la Procura europea ha esercitato l’azione penale. L’uomo, che si presume innocente fino a eventuale condanna definitiva, rischia, in caso di condanna, una pena fino a tre anni di reclusione e una multa pari al 200% dei tributi evasi.
Il secondo indagato è il direttore della società australiana proprietaria dello yacht. L’uomo ha ammesso la propria responsabilità e ha patteggiato con la Procura europea. La sua richiesta di patteggiamento è ora al vaglio del tribunale competente. L’intesa prevede una condanna a cinque mesi e dieci giorni di reclusione, con sospensione condizionale della pena, oltre al pagamento di una multa di 134.246 euro.
L’indagine aveva già portato, il 10 febbraio dello scorso anno, al sequestro preventivo dell’imbarcazione. Successivamente, nel dicembre dello stesso anno, uno degli indagati ha provveduto al pagamento di oltre 500 mila euro tra IVA all’importazione, dazi doganali e relative sanzioni amministrative. In particolare, l’IVA evasa ammontava a circa 433 mila euro. A seguito del versamento, lo yacht è stato dissequestrato.
Le attività investigative sono state svolte dalla Guardia di Finanza, con il coinvolgimento della Stazione Navale di Trieste e del I Gruppo di Trieste, nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura europea.
L’EPPO ricorda che tutti gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino a una sentenza definitiva emessa dai competenti tribunali italiani.

