Lavoro, famiglia, maternità e cura: le sfide delle donne in Italia e in Friuli Venezia Giulia
FVG – Nella ricorrenza dell’8 marzo, al di là delle giuste celebrazioni, sono però i numeri a descrivere in modo indiscutibile la condizione impari delle donne, nel lavoro e non solo. Numeri che mostrano come l’aspetto della maternità continua a incidere profondamente sull’occupazione femminile.
Così scrive l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse):
le donne, in particolare, tendono ad adattare il proprio lavoro retribuito alle responsabilità aggiuntive che derivano dalla genitorialità, soprattutto quando i figli sono molto piccoli ma anche quando crescono
È un fenomeno diffuso nei paesi sviluppati, ma in Italia assume dimensioni particolarmente marcate. I dati mostrano che tra le persone tra i 20 e i 49 anni con almeno un figlio sotto i sei anni solo il 55,3% delle donne lavora, contro il 90,7% degli uomini. Il divario è di 35,4 punti percentuali, uno dei più alti dell’Unione europea. Solo Repubblica Ceca e Grecia registrano una distanza ancora maggiore tra padri e madri occupati.
Il nodo principale resta la distribuzione del lavoro di cura. In Italia le donne continuano a dedicare molto più tempo degli uomini alla gestione dei figli. Secondo le analisi sulla genitorialità, quasi un terzo delle donne tra 25 e 49 anni dedica oltre 50 ore alla settimana alla cura dei figli, mentre tra gli uomini la quota scende a poco più del 7%.
Questa disparità emerge anche nella gestione quotidiana dei bambini. Tra chi si occupa della loro cura per più di 35 ore alla settimana, le donne sono nettamente più numerose degli uomini: la differenza è di circa 21 punti percentuali. Un dato che fotografa un modello familiare ancora fortemente sbilanciato, in cui la gestione dei figli continua a gravare soprattutto sulle madri.
In questo quadro, i servizi per l’infanzia diventano un fattore decisivo. Dove esistono più servizi educativi e di supporto alle famiglie, anche l’occupazione femminile tende a essere più alta. La relazione funziona in entrambe le direzioni: territori con più donne occupate sviluppano più servizi, ma allo stesso tempo la presenza di questi servizi rende più facile per le madri restare nel mercato del lavoro.
Tra questi servizi rientrano anche le mense scolastiche, spesso considerate un aspetto marginale dell’organizzazione scolastica. In realtà possono avere un impatto concreto sulla conciliazione tra lavoro e famiglia. Nelle province italiane dove le mense sono più diffuse si registrano infatti, in media, livelli più elevati di occupazione femminile.
Il motivo è semplice: quando la scuola offre il tempo pieno, con la possibilità di fermarsi anche nel pomeriggio, per i genitori diventa più facile conciliare gli orari di lavoro con quelli dei figli. E questo riguarda in particolare le donne, che continuano a sostenere la quota maggiore del lavoro di cura.
Anche su questo fronte però l’Italia resta divisa. La presenza di mense scolastiche riguarda complessivamente il 36,5% degli edifici scolastici statali, ma con differenze territoriali molto marcate. Nel nord-ovest la quota supera il 50%, mentre nel mezzogiorno scende intorno al 24% e nelle isole poco sopra il 22%.
La situazione in Friuli Venezia Giulia
Un quadro che, con alcune differenze, si ritrova anche in Friuli Venezia Giulia. La regione presenta infatti uno dei livelli di occupazione femminile più alti del paese: secondo dati recenti il tasso di occupazione delle donne raggiunge il 68,7%, oltre undici punti sopra la media nazionale del 57,4%. Nonostante questo risultato, il divario con gli uomini resta evidente: 64,6% di occupazione femminile contro il 74,4% maschile, con un gender gap del 9,8%.
Anche nella qualità dell’occupazione emergono differenze legate alla conciliazione tra lavoro e famiglia. Il part-time riguarda oltre un terzo delle lavoratrici (34,5%), mentre tra gli uomini si ferma al 7,6%, segnale di come la riduzione dell’orario resti spesso una strategia per gestire carichi di cura familiari. Le donne sono inoltre molto meno presenti nelle posizioni apicali: solo il 15,3% dei dirigenti nelle imprese regionali è donna.
A questo si aggiunge un significativo divario economico: il differenziale retributivo supera il 33%, mentre nelle gestioni autonome la pensione media è 772,9 euro al mese per le donne contro 1.352,7 euro per gli uomini, riflesso di carriere più discontinue e periodi di lavoro ridotto. Nonostante queste criticità, negli ultimi anni la crescita dell’occupazione regionale è stata trainata proprio dalla componente femminile.
Anche sul fronte dei servizi scolastici il Friuli Venezia Giulia presenta una situazione relativamente favorevole. Secondo le elaborazioni di Openpolis su dati del ministero dell’istruzione, il 62,1% degli edifici scolastici statali della regione è dotato di mensa, una delle percentuali più alte in Italia e nettamente superiore alla media nazionale. Il territorio si colloca infatti tra le poche regioni dove più di sei scuole su dieci dispongono del servizio, insieme a realtà come Valle d’Aosta, Toscana e Piemonte, mentre in molte regioni del mezzogiorno la presenza delle mense non raggiunge nemmeno il 20% degli edifici scolastici.
La diffusione del servizio è significativa anche nei territori meno centrali: nelle aree interne del Friuli Venezia Giulia si contano circa 12 edifici scolastici con mensa ogni mille studenti tra 6 e 18 anni, uno dei rapporti più alti a livello nazionale.
Una dotazione che, pur non risolvendo da sola il problema della conciliazione tra lavoro e famiglia, contribuisce a sostenere l’organizzazione quotidiana delle famiglie e a rendere più gestibili gli orari scolastici, un fattore che incide indirettamente anche sulla partecipazione delle madri al mercato del lavoro.

