Che bello rivederli… alla Change the World Academy e alle urne, giovani protagonisti

Trieste – Ho passato l’intera stagione professionale scolastica accanto ai giovani ogni giorno, per anni. Li ho visti e rivisti nel loro andirivieni scolastico da adolescenti, talora confusionari, certo, ma anche oltremodo simpatici, per l’ilarità e la spensieratezza tipiche di quell’età, e comunque in attesa di ricevere stimoli per il loro futuro. Era gratificante vederli apprezzare qualche spiegazione, ma ancor di più quando alzavano la mano perché non era chiara, o per fare domande, o per dire la propria idea senza temere, nel caso fosse diversa da quella del professore in aula.

Se ascoltati, ascoltavano anche loro di più; se rispettati, rispettavano anche loro, in un gioco propizio di combinazioni dialogiche che ridava forza e sapere a tutti, docente compreso. Parlo di un paio di generazioni fa, per cui, da docente e poi da dirigente scolastico, mi sono dovuto occupare anche delle… occupazioni scolastiche, momento magico per loro, momento difficile per chi aveva responsabilità. Eppure anche quelle vicende, pur criticabili, erano un’occasione per capirli di più e ascoltare alcune legittime esigenze di partecipazione.

Guardati da sempre con sospetto in un Paese in calo demografico, dove i giovani sono sempre più una minoranza, hanno risentito di una sorta di “riserva indiana” loro assegnata. Anche le nuove generazioni, che spesso vediamo solo nel disagio, ma non è così, percepiscono un clima poco attento alla loro condizione e si dedicano a varie cause di ingiustizia internazionale per farsi sentire: dai cortei insieme agli adulti contro le guerre, fino alla partecipazione a iniziative in Italia e nel mondo, come gli oltre 4.000 giovani di 140 Paesi riuniti alla “Change the World Academy” alle Nazioni Unite di New York, dal 26 al 29 marzo scorsi.

Hanno cominciato a informarsi di più sui temi della politica e a prendere posizione. Dopo alcune annate di assenza dalle piazze e dalle urne, sono tornati in molti, uniti anche dalle loro connessioni tecnologiche. Pur tra critiche e ironie da parte di opinionisti e politici, hanno dato segnali di risveglio e di volontà di protagonismo democratico.

Per un docente ormai anziano, che li ritiene fondamentali per il futuro del nostro Paese e del mondo, al netto di minoranze violente, è stato bello rivederli muoversi, qui e altrove. Non ho mai capito fino in fondo l’astio che le generazioni adulte spesso mostrano verso chi si trova a pagare un prezzo elevato per fallimenti sociali e per un diffuso declino culturale e morale, che non può essere attribuito solo a loro, ma molto di più a chi li ha preceduti.

Un nuovo patto tra generazioni sarebbe utile e potrebbe rafforzare, in famiglia, a scuola, all’università e nei luoghi di lavoro, una solida trasmissione di valori ed esperienze. È vero, hanno bisogno di noi, ma è altrettanto vero che noi abbiamo bisogno di ritrovarli, di capirli e di rivederli senza preconcetti.

E poi, anche solo provarci, è davvero bello.

(Foto da https://changetheworldacademy.org/)

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