Casa, il Consiglio regionale approva il disegno di legge sulla riforma delle politiche abitative
Trieste – Il Friuli Venezia Giulia aggiorna le proprie politiche abitative a dieci anni dall’approvazione della legge regionale 1 del 2016. Il Consiglio regionale ha infatti dato il via libera al disegno di legge 80, il provvedimento che ridefinisce strumenti, priorità e modalità di intervento in un settore che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con l’aumento dei costi delle abitazioni, la difficoltà di accesso al mercato immobiliare per molte famiglie e la crescente domanda di alloggi a canone sostenibile.
L’approvazione è arrivata al termine di due giornate di confronto in Aula. Il testo è stato votato dalla maggioranza di Centrodestra con 26 voti favorevoli, mentre le opposizioni si sono divise tra 13 voti contrari e 6 astensioni.
La nuova legge parte dal riconoscimento del diritto all’abitazione come elemento essenziale per la coesione sociale e il benessere delle comunità, ponendo tra gli obiettivi anche la rigenerazione urbana, il recupero del patrimonio edilizio esistente e la sostenibilità ambientale.
Uno dei cambiamenti più significativi riguarda la programmazione degli interventi. La Regione manterrà le funzioni di indirizzo e controllo, ma passerà da una pianificazione triennale a una programmazione annuale delle politiche abitative. Entro il mese di ottobre verrà approvato il Programma annuale, mentre ai Comuni spetterà il compito di rilevare entro febbraio i bisogni presenti sul territorio, individuando emergenze e possibili soluzioni.
Viene inoltre rafforzato il ruolo delle Aziende territoriali per l’edilizia residenziale (Ater). Oltre alla gestione del patrimonio abitativo pubblico, le Ater assumeranno funzioni di coordinamento dei Tavoli territoriali, organismi nei quali troveranno spazio enti locali, rappresentanti del sistema economico e soggetti del Terzo settore per programmare gli interventi in modo più aderente alle necessità delle diverse aree regionali.
Sul fronte dell’edilizia sovvenzionata, destinata ai nuclei con minori disponibilità economiche, la legge conferma il modello attuale basato sulla gestione delle Ater e punta ad aumentare l’offerta di alloggi in locazione permanente, privilegiando interventi di recupero e riqualificazione urbana.
Per l’edilizia convenzionata restano coinvolte sia le Ater sia imprese di costruzione e cooperative edilizie. Gli alloggi potranno essere venduti o concessi in locazione a prezzi calmierati sulla base di convenzioni stipulate con i Comuni. Una delle novità riguarda la possibilità di trasformare in edilizia convenzionata gli alloggi pubblici non assegnati.
L’obiettivo è offrire una risposta a quella che viene definita “fascia grigia”: famiglie e lavoratori che dispongono di redditi troppo elevati per accedere alle case popolari ma insufficienti per sostenere i costi del mercato privato.
La legge interviene anche sull’edilizia agevolata, prevedendo contributi per l’acquisto della prima casa purché l’intervento non comporti nuovo consumo di suolo. Si tratta di una scelta che punta a favorire il recupero e la valorizzazione del patrimonio esistente.
Particolare attenzione viene riservata al tema degli affitti. È confermato il sostegno economico ai locatari, ma vengono introdotte misure anche a favore dei proprietari che decidono di rimettere sul mercato abitazioni sfitte. Nel caso della morosità incolpevole, inoltre, la nuova normativa consente di attivare gli aiuti prima che venga emesso il provvedimento esecutivo di sfratto, con l’obiettivo di prevenire situazioni di emergenza abitativa.
Tra i capitoli della riforma trova spazio anche il social housing, per il quale vengono confermati gli strumenti di sostegno già esistenti. Per quanto riguarda il coabitare sociale e le altre forme innovative dell’abitare, i beneficiari non saranno più i soggetti privati ma esclusivamente enti pubblici e realtà del Terzo settore, ritenuti in grado di garantire una maggiore continuità nell’utilizzo degli alloggi. Restano comunque possibili progetti realizzati attraverso partenariati tra pubblico e privato.
Una sezione specifica è dedicata alle situazioni di grave disagio sociale e abitativo. La Regione potrà sostenere Comuni ed enti del Terzo settore nell’attivazione di risposte immediate per famiglie in difficoltà, sia attraverso contributi per le locazioni sia mediante finanziamenti destinati all’acquisto e al recupero di immobili da destinare a sistemazioni temporanee. In questo ambito viene valorizzato anche il ruolo delle Agenzie per l’abitare, chiamate a favorire l’incontro tra domanda e offerta di alloggi.
La nuova normativa introduce inoltre una quota riservata di alloggi Ater destinata alle donne vittime di violenza di genere, anche in deroga alle graduatorie ordinarie. Viene prevista anche una corsia prioritaria per gli appartenenti alle Forze dell’Ordine. Torna inoltre il sostegno per l’installazione di ascensori negli edifici privati con almeno tre livelli fuori terra.
La legge definisce infine i requisiti per accedere alle diverse misure. Tra questi c’è la residenza in Friuli Venezia Giulia, con alcune eccezioni per chi possiede un contratto di lavoro nella regione e per i proprietari di alloggi sfitti che intendano metterli sul mercato. Per accedere all’edilizia convenzionata e ai contributi per gli affitti sarà necessario avere almeno due anni di residenza sul territorio regionale, mentre per l’edilizia agevolata il requisito sale a cinque anni, anche non continuativi, negli ultimi otto. I limiti Isee saranno invece stabiliti dai regolamenti attuativi.
Tra le esclusioni previste dal provvedimento ci sono le persone condannate per occupazione abusiva di immobili. Restano inoltre confermati gli obblighi di mantenimento della destinazione d’uso dell’alloggio, della residenza anagrafica e della dimora abituale nell’immobile oggetto del beneficio.
Durante il dibattito consiliare la maggioranza ha definito la riforma uno strumento in grado di aggiornare il sistema regionale alle nuove esigenze del mercato e della società. Le opposizioni hanno invece contestato il mancato accoglimento di numerose proposte emendative, esprimendo perplessità sul ridimensionamento di alcuni organismi di partecipazione e monitoraggio e sul ruolo attribuito a Comuni e tavoli territoriali.
Con l’approvazione del disegno di legge si apre ora la fase di attuazione, che passerà attraverso regolamenti e bandi chiamati a tradurre in interventi operativi i principi contenuti nella nuova normativa.

