Slovenia, stop anticipato ai controlli di frontiera: torna la piena libera circolazione Schengen

FVG – Il governo della vicina Slovenia ha deciso di revocare con dieci giorni di anticipo i controlli temporanei ai confini interni con Croazia e Ungheria, riportando in vigore il regime ordinario di libera circolazione previsto dagli accordi di Schengen. La scelta di Lubiana modifica il quadro che era stato delineato soltanto pochi giorni fa e arriva alle porte della stagione turistica estiva, periodo caratterizzato da un forte aumento dei flussi di persone e merci lungo le principali direttrici europee.

In un primo momento le autorità slovene avevano comunicato alla Commissione europea l’intenzione di prorogare per altri sei mesi i controlli straordinari alle frontiere, dal 22 giugno al 21 dicembre 2026. La misura era stata motivata dalle preoccupazioni legate alla sicurezza interna, al traffico di esseri umani lungo la rotta balcanica e al contesto internazionale.

L’11 giugno, però, il ministro dell’Interno sloveno Franci Matoz ha annunciato un cambio di indirizzo. I presidi fissi ai valichi, che sarebbero dovuti restare attivi fino al 21 giugno, verranno rimossi in anticipo. Secondo il ministro, non vi sono più motivazioni sufficienti per mantenere questo sistema di controllo.

Alla base della decisione vi sono diversi fattori. Uno dei più rilevanti è l’entrata in vigore, il 12 giugno, del nuovo “Patto europeo su Migrazione e Asilo”. Lubiana ritiene che i nuovi strumenti previsti dall’Unione europea, tra cui procedure di screening, verifiche di sicurezza uniformate e controlli più rapidi alle frontiere esterne, possano contribuire a ridurre la pressione sui confini interni dell’area Schengen.

Un altro elemento riguarda il confronto con Bruxelles. Negli ultimi mesi la Commissione europea ha chiesto ai Paesi che mantengono controlli interni prolungati di indicare un percorso per il loro graduale superamento. Tra gli Stati interessati ci sono, oltre alla Slovenia, anche Austria, Germania e Italia. Con questa scelta, la Slovenia diventa il primo Paese a rispondere positivamente all’invito europeo.

La componente economica ha avuto anch’essa un peso nella valutazione. Il mantenimento dei controlli alla frontiera con la Croazia nel pieno dell’avvio della stagione turistica avrebbe potuto generare rallentamenti significativi, con ripercussioni sui lavoratori transfrontalieri, sul trasporto delle merci e sui milioni di viaggiatori diretti verso le località balneari croate.

Per chi viaggia, la principale conseguenza sarà il ritorno al libero attraversamento dei valichi senza fermate obbligatorie. Verranno meno i presidi fissi e il rischio di code sistematiche ai punti di confine. La vigilanza non scomparirà, ma assumerà forme diverse. Le forze di polizia concentreranno maggiormente la propria attività in pattugliamenti mobili e controlli a campione all’interno del territorio, sulla base di analisi del rischio e monitoraggi mirati.

La decisione consente inoltre di ridistribuire una parte degli agenti impiegati lungo le frontiere verso altre attività di sicurezza sul territorio nazionale.

Resta ora da capire quale sarà la risposta degli altri Paesi confinanti. L’Austria mantiene controlli temporanei verso alcuni Stati vicini, mentre l’Italia continua ad applicare misure di verifica al confine con la Slovenia. La scelta di Lubiana potrebbe tuttavia rappresentare un primo passo verso una progressiva normalizzazione della circolazione nell’area del Nord-Est europeo, con effetti che interessano direttamente anche il Friuli Venezia Giulia e i collegamenti con i Paesi dell’Europa centro-orientale.

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