Educazione affettiva e sessuale, l’Ordine Psicologi FVG: «Il silenzio educativo è il vero rischio»
FVG – Le domande dei bambini sul corpo, sugli affetti e sulle relazioni non scompaiono quando gli adulti non rispondono: trovano altre strade, spesso attraverso internet, social network e modelli culturali non adeguati all’età.
È questo il punto che l’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia mette al centro del proprio intervento nel dibattito seguito all’approvazione del disegno di legge su del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara in materia di educazione sessuale e affettiva a scuola, incentrato sul consenso informato preventivo dei genitori. Il provvedimento è diventato legge a tutti gli effetti, dopo l’approvazione definitiva del Senato con 78 voti favorevoli e 38 contrari..
«I bisogni evolutivi di bambini, bambine e adolescenti esistono indipendentemente dal dibattito degli adulti», afferma Lucia Beltramini, referente del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine FVG. «La comunità educante non deve sottrarsi, ma creare condizioni perché trovino risposte adeguate all’età, fondate su evidenze scientifiche e nel rispetto dei ruoli di famiglia e scuola».
Il rischio, secondo Beltramini, è ridurre il tema a una contrapposizione ideologica, perdendo di vista i bisogni reali dei più giovani. L’educazione affettiva e sessuale, quando è basata sulla ricerca scientifica e affidata a professionisti formati, non introduce contenuti precoci: costruisce per gradi competenze come il riconoscimento delle emozioni, la comprensione del corpo, il rispetto reciproco, la consapevolezza del consenso e la capacità di riconoscere comportamenti inappropriati o abusivi.
«Non è un tema accessorio, ma uno strumento di salute, prevenzione della violenza e promozione della parità», aggiunge Beltramini. «Preoccupa ogni approccio che rischi di trasformare l’educazione affettiva e sessuale da opportunità educativa a tema problematico».
Alcuni dati aiutano a inquadrare la questione. Lo Studio Nazionale Fertilità del Ministero della Salute indica che il 94% dei giovani ritiene che la scuola debba fornire informazioni sulla sessualità. Una ricerca di Save the Children rileva che il 30% degli adolescenti considera la gelosia una prova d’amore. In Friuli Venezia Giulia, uno studio evidenzia come una relazione su dieci tra adolescenti presenti forme di violenza psicologica, fisica o sessuale.
«Di fronte a questi elementi — sottolinea Beltramini — il problema non è un eccesso di educazione, ma la sua insufficienza».
Eva Pascoli, presidente dell’Ordine degli psicologi del FVG, richiama la corresponsabilità educativa tra famiglia, scuola e servizi. «Le famiglie spesso non dispongono di strumenti adeguati. Il punto non è la richiesta di consenso, ma il rischio che questi percorsi diventino opzionali. Chi non partecipa spesso proviene da contesti in cui questi temi non si riescono ad affrontare».
Pascoli cita infine la Convenzione di Istanbul, che sottolinea il ruolo dell’educazione nel promuovere rispetto, uguaglianza e contrasto agli stereotipi fin dall’infanzia. «Le domande dei bambini non sono il problema, ma un’occasione educativa che riguarda l’intera comunità».

