Tragedia sul Tagliamento: muore tentando di soccorrere i figli, il più piccolo è fuori pericolo

Udine – Un incidente fluviale mortale è avvenuto sabato 11 luglio sul Tagliamento, nei pressi di Ronchis (Ud). Un uomo di 38 anni, di origini azerbaigiane ma residente con la famiglia a Pontebba, ha perso la vita dopo essersi gettato nel fiume quando ha visto i suoi due bambini in difficoltà in acqua.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, i figli, una bambina di 10 anni e il fratellino di cinque anni e mezzo, stavano giocando su un materassino gonfiabile. La corrente lo ha trascinato verso la sponda opposta del fiume, dove si è ribaltato, facendo finire entrambi in acqua. Con loro era presente anche una bambina di 11 anni, che però non si trovava sul materassino.

Il padre si è tuffato immediatamente nel tentativo di raggiungerli, ma è stato sopraffatto dal fiume. Gli inquirenti ipotizzano che non sapesse nuotare bene oppure che sia stato preso dal panico. La moglie e alcuni bagnanti hanno cercato di aiutarlo lanciandogli un bastone, senza riuscire a raggiungerlo.

Nel frattempo i bambini sono riusciti ad arrivare autonomamente alla sponda opposta. Il più piccolo è stato soccorso dai Vigili del fuoco del distaccamento di Latisana, intervenuti insieme al personale sanitario del 118. I soccorritori hanno attraversato il Tagliamento a nuoto, hanno prestato le prime cure al bambino e ne hanno favorito la ripresa dopo aver liberato le vie respiratorie dall’acqua ingerita.

Sul posto è intervenuto anche l’elicottero sanitario della Sores FVG. Un medico rianimatore e un tecnico di elisoccorso, calati con il verricello, hanno stabilizzato il piccolo prima del trasferimento all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, dove è stato dichiarato fuori pericolo.

La madre, che aveva preso parte ai tentativi di soccorso, è stata accompagnata in ospedale in stato di choc. La figlia maggiore è rimasta sostanzialmente illesa.

Contemporaneamente è scattata una vasta operazione di ricerca che ha coinvolto i soccorritori fluviali alluvionali dei vigili del fuoco, l’elicottero Drago del Reparto Volo di Venezia con i sommozzatori, il Nucleo regionale sommozzatori di Trieste e altre squadre arrivate anche da Portogruaro. Il corpo del 38enne è stato recuperato poco distante dal punto in cui i figli erano riusciti a mettersi in salvo, imprigionato nel fondale melmoso del fiume.

I rischi dei fiumi e dei laghi

L’episodio riporta l’attenzione sui rischi delle acque interne, spesso sottovalutati durante la stagione estiva. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia si registrano mediamente circa 340-350 morti per annegamento ogni anno. Quasi la metà dei decessi avviene in fiumi, laghi e canali, dove perdono la vita circa 140-150 persone all’anno, un numero pressoché analogo a quello registrato in mare.

Le statistiche evidenziano che circa l’80% delle vittime è costituito da uomini. Tra le principali cause degli incidenti mortali c’è la sottovalutazione del pericolo e la sopravvalutazione delle proprie capacità natatorie. Un dato significativo riguarda anche i tentativi di soccorso: circa il 3,6% degli annegamenti interessa persone che si tuffano per salvare qualcun altro e vengono a loro volta sopraffatte dall’acqua.

I fiumi presentano infatti insidie spesso invisibili dalla superficie. Le correnti possono generare vortici e mulinelli, soprattutto in prossimità di ponti e altri manufatti; l’acqua, alimentata dai bacini montani, mantiene temperature molto basse anche in estate e può provocare uno shock termico; inoltre il fondale cambia continuamente per effetto dell’erosione, creando buche profonde e dislivelli non percepibili dalla riva. Proprio per la presenza di numerosi fiumi e laghi molto frequentati durante i mesi estivi, le regioni del Nord Italia sono tra quelle che registrano il maggior numero di incidenti in acque interne.

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