Vendevano droga ai ragazzi delle scuole a Pordenone, scoperti e arrestati spacciatori ventenni

Pordenone – Al termine di complesse indagini sullo spaccio di droga, anche rivolto a minorenni, nel territorio pordenonese, nella mattinata del 22 gennaio la Squadra Mobile della Questura ha eseguito due Ordinanze di Applicazione di misura cautelare degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico disposta dal G.I.P. del Tribunale di Pordenone, dr. Eugenio Pergola.

I destinatari della misura cautelare sono D.D., 25 anni, domiciliato a Pordenone e C.S., 20 anni, residente a Pordenone, entrambi cittadini italiani. Con il medesimo provvedimento il giudice ha disposto la sottoposizione all’obbligo di presentazione in Questura per M. A., 23 anni, cittadino moldavo residente a Pordenone; tutti già gravati, nonostante la giovane età, da numerosi precedenti specifici in materia di stupefacenti.

I risultati delle indagini, supportate anche da attività tecnica e di intercettazione, hanno permesso agli investigatori di ricostruire minuziosamente una consolidata e radicata attività di spaccio di droga che i tre indagati gestivano in città e provincia, sia agendo in prima persona che utilizzando complici di volta in volta individuati, dimostrando di fatto di essere i veri e propri vertici di questa organizzazione, non esitando a cedere ingenti quantitativi di marijuana anche a minorenni e in prossimità di istituti scolastici.

L’indagine si è sviluppata dall’arresto in flagranza dei due indagati e di altri due complici effettuato il 25 ottobre dello scorso anno dalla Squadra Mobile della Questura, in occasione del quale a seguito di un servizio di osservazione e pedinamento gli agenti hanno bloccato i quattro giovani e li hanno perquisiti, trovandoli in possesso di tre sacchetti in plastica trasparente, uno termosaldato e due aperti, contenenti complessivamente 476 grammi di marijuana.

I poliziotti hanno potuto dimostrare con certezza che i giovani spacciatori usufruivano di un collaudato canale di approvvigionamento di droga dalla vicina Slovenia, dove si recavano anche più volte alla settimana per rifornire le piazze di spaccio cittadine, documentando dettagliatamente innumerevoli viaggi e successive cessioni.

Il sistema utilizzato per gli acquisti prevedeva l’impiego di due auto, una delle quali con funzione di “staffetta di sicurezza”, stratagemma per segnalare tempestivamente al secondo veicolo, con a bordo la droga, l’eventuale presenza di posti di blocco delle Forze dell’Ordine lungo l’autostrada, dirottando con congruo anticipo i complici sulla viabilità secondaria.

In particolare, l’attività di indagine ha evidenziato riscontri chiari e precisi in merito agli accertati e contestati capi di imputazione relativi alla continuativa attività di spaccio di marijuana nella provincia pordenonese, svolta dagli indagati da gennaio 2019.

L’ulteriore approfondimento degli elementi investigativi, comprese le numerose testimonianze acquisite, ha permesso di quantificare in oltre 10 kg di marijuana lo stupefacente importato e immesso sul mercato dagli indagati i quali, considerando il prezzo al grammo di circa 15/20 euro, incameravano settimanalmente profitti illeciti per decine di migliaia di euro per ciascuno.

Particolarmente significativa dell’elevato spessore criminale dei tre giovani si è poi rivelata la peculiare modalità di “consegna” delle dosi, la quale si articolava alla stregua di vere e proprie “ordinazioni a domicilio”, mediante comunicazioni che avvenivano quasi esclusivamente attraverso social network come “Whatsapp” e “Instagram”, per rendere più difficoltose eventuali attività di captazione da parte degli investigatori.

A conferma della loro accortezza, gli indagati utilizzavano apparecchi cellulari privi di Sim Card agganciandoli via “Wi-Fi” ad altri telefoni cellulari, rendendo in tal modo quasi impossibile ricondurre i dispositivi ad uno o più persone identificabili.

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