Industria dual-use, le critiche alle proposte di Confindustria Alto Adriatico. Presidio pacifista

Pordenone – Il rapporto tra industria, sicurezza e tecnologie a doppio uso apre il confronto a Pordenone. Da una parte l’incontro promosso da Confindustria Alto Adriatico per presentare alle imprese le opportunità legate ai settori dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza. Dall’altra il presidio di protesta organizzato davanti alla sede degli industriali da associazioni, movimenti pacifisti e forze politiche contrarie allo sviluppo della filiera legata agli armamenti.

L’iniziativa “Defender – Difesa, Dual Use e Opportunità per le imprese” si è svolta mercoledì 29 luglio nella Sala Convegni di Confindustria Alto Adriatico a Pordenone. L’obiettivo era illustrare alle aziende le possibilità offerte dai comparti ad alta intensità tecnologica, compresi beni e servizi nati per applicazioni civili ma utilizzabili anche in ambito sicurezza e difesa.

Nel corso dell’incontro è stato presentato anche il progetto nazionale “Connext Filiere” di Confindustria, dedicato al rafforzamento delle filiere industriali italiane. Tra i temi affrontati il ruolo delle piccole e medie imprese negli scenari economici e geopolitici attuali e gli strumenti di supporto offerti dal Polo Tecnologico Alto Adriatico per accompagnare le aziende nell’innovazione e nell’accesso ai percorsi di filiera.

In contemporanea si è svolta una manifestazione in Piazzetta del Portello, davanti alla sede di Confindustria Alto Adriatico, alla quale hanno partecipato rappresentanti di diverse forze politiche, associazioni e movimenti pacifisti.

Al presidio, svoltosi in modo ordinato e pacifico, hanno aderito numerose associazioni, gruppi, movimenti e forze politiche contrarie al coinvolgimento delle imprese nella filiera della difesa. Tra i sottoscrittori dell’iniziativa figurano Anpi provinciale di Pordenone, Anpi provinciale di Gorizia, Cgil Pordenone, Comitato per la Palestina Pordenone, Pax Christi – Punto Pace di Gorizia, Rete Dasi Fvg, Bene Comune Pordenone, Rete veneta dei Comitati per la Palestina libera, Global Sumud Veneto, Global Sumud Fvg, Comitato Pace Veneto Orientale, Movimento Nonviolento Fvg, Emergency Pordenone, Associazione nazionale per la pace, Assopace, Circolo Arci “Tina Merlin”, Rete Solidale Pordenone, Salaam per Gaza Fvg e altre realtà territoriali.

Tra le forze politiche presenti o aderenti figurano Alleanza Verdi e Sinistra Fvg, Open Sinistra Fvg, Movimento 5 Stelle Fvg e Rifondazione Comunista. Alla mobilitazione hanno partecipato anche rappresentanti sindacali, realtà civiche e gruppi impegnati sui temi della pace e del disarmo.

Tra i politici presenti, il consigliere regionale di Open Sinistra FVG Furio Honsell, la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Rosaria Capozzi e il segretario regionale di Sinistra Italiana Sebastiano Badin.

Secondo i promotori del presidio, l’iniziativa di Confindustria rappresenterebbe una scelta orientata verso «l’economia della guerra» e una maggiore dipendenza delle imprese dalla produzione militare.

«Testimoniare l’opposizione alla fabbricazione di armi è un dovere etico – ha dichiarato Honsell –. Parlare di “dual use” nell’industria come nella ricerca è una foglia di fico: se si fabbricano armi c’è solo un uso, ovvero il profitto che nasce dalla distruzione dell’altro».

Badin ha invece sostenuto che «la storia ci ha insegnato che il riarmo conduce sempre alla guerra» e criticato la destinazione di risorse pubbliche alla spesa militare, chiedendo investimenti alternativi in sanità, scuola, ricerca e politiche sociali.

L’evento e le contestazioni sono state pure il tema di un articolo del quotidiano “Il Gazzettino” pubblicato il 29 luglio, in seguito al quale il coordinamento delle realtà promotrici del presidio ha diffuso una nota di replica, contestando quella che ha definito “una rappresentazione parziale delle ragioni della protesta”.

Secondo il coordinamento, l’articolo – dal titolo “Convegno sulle armi, alta tensione al Bronx” – avrebbe dato spazio soprattutto alla posizione di chi considera il settore della difesa una possibile opportunità economica, sintetizzando invece le motivazioni dei contestatori come una posizione «puramente ideologica».

Nella nota i promotori ribadiscono che la contrarietà alla filiera della difesa, oltre che a evidenti ragioni di etica, è legata anche alla convinzione che la corsa agli armamenti rappresenti un fattore di instabilità per lo stesso sistema produttivo.

Secondo il coordinamento, guerre e tensioni internazionali hanno contribuito negli ultimi anni ad aggravare problemi già presenti per le imprese, quali l’aumento dei costi energetici, le difficoltà negli approvvigionamenti e l’incertezza dei mercati.

La crescita economica del Friuli Venezia Giulia – sostengono le associazioni – dovrebbe puntare su filiere civili considerate strategiche, dalla meccanica alla transizione energetica, dalle tecnologie per la salute alla ricerca, dalla cantieristica civile all’agritech.

Il coordinamento ha inoltre sostenuto che anche le imprese oggi attive nel comparto militare potrebbero essere accompagnate verso percorsi di riconversione produttiva in settori come energie rinnovabili, protezione civile, infrastrutture e tecnologie mediche.

Come riferito dallo stesso articolo de “Il Gazzettino”, una posizione diversa è quella dell’Associazione partigiani “Osoppo”. Il presidente Roberto Volpetti ha invitato a evitare approcci pregiudiziali e a discutere del tema considerando anche le esigenze delle imprese e dell’occupazione.

«Non possiamo precluderci strade nuove per una questione puramente ideologica – ha affermato Volpetti –. Il Paese sta attraversando una fase complessa e credo sia nostro dovere valutare ogni percorso che possa offrire prospettive alle imprese e tutelare il lavoro».

Secondo il presidente dell’Osoppo, proprio la delicatezza dei temi legati alla difesa e alle tecnologie dual use rende necessario un confronto pubblico.

 

 

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