Soccorsi in montagna, due interventi impegnativi tra Sappada e Cimolais
Udine/Pordenone – Due interventi particolarmente complessi hanno impegnato il Soccorso alpino e speleologico del Friuli Venezia Giulia tra la serata di mercoledì 19 agosto e le prime ore di giovedì 20. Le operazioni hanno riguardato una famiglia con due bambini bloccata a Forcella Rinsen, nel gruppo del Monte Siera, e una cordata in difficoltà sul Campanile di Val Montanaia, a Cimolais.
A Sappada l’intervento si è concluso attorno alle 20 di mercoledì, dopo il recupero di una famiglia veneziana composta dai due genitori e dai figli di 7 e 10 anni, rimasti bloccati a circa 2.180 metri di quota.
Gli escursionisti non erano più in grado di scendere da Forcella Rinsen. Il sentiero, infatti, è stato interessato da una frana ed è da tempo chiuso alla percorrenza. Il terreno presenta inoltre tratti con forti pendenze, dove un tentativo di discesa avrebbe comportato il rischio di scivolare. A rendere ancora più difficili le operazioni sono state le nubi basse e la nebbia, che hanno limitato la visibilità per l’elicottero.
Con una prima rotazione e l’intervento di due soccorritori portati in forcella sono stati recuperati la madre e uno dei bambini, trasportati nei pressi del rifugio Monte Siera. Qui i soccorritori della stazione di Sappada sono arrivati con quad e mezzo fuoristrada.
Il recupero del padre e del secondo figlio ha richiesto invece una manovra più complessa. Due soccorritori sono stati sbarcati in hovering, con due rotazioni, sui due versanti della forcella. Hanno quindi predisposto una corda fissa di circa cento metri, utilizzata per consentire al bambino e al padre di attraversare e scendere in sicurezza sul conoide della frana.
Quando si è aperto uno squarcio tra le nubi, l’elicottero ha potuto recuperare il secondo bambino. Per il padre è stato necessario attendere ancora, fino a quando le condizioni hanno permesso di completare il recupero. L’intera famiglia è stata quindi portata in salvo.
Poche ore dopo, a Cimolais, il Soccorso alpino è stato impegnato in un secondo intervento, concluso alle 1.30 di giovedì 20 agosto sul Campanile di Val Montanaia.
In questo caso a chiedere aiuto è stata una cordata composta da un uomo e una donna. Durante la discesa dalla cima con corde doppie, i due hanno sbagliato la linea di calata dal grande ballatoio, spostandosi verso ovest invece di mantenersi sul versante nord.
L’uomo, che si era calato per primo, è rimasto sospeso nel vuoto dopo circa 50 metri di discesa. Una situazione che poteva diventare pericolosa per la prolungata sospensione nell’imbragatura, con il rischio di problemi alla circolazione sanguigna.
Non erano presenti altre cordate sulla cima, ma alcune persone che si trovavano più in basso hanno notato la situazione e sono scese fino al rifugio Pordenone per dare l’allarme. Le informazioni sono quindi arrivate alla Sala operativa regionale emergenza sanitaria (Sores), che ha attivato la stazione Valcellina del Soccorso alpino, l’elisoccorso regionale e un’ambulanza.
L’elicottero sanitario ha raggiunto la cima del Campanile di Val Montanaia, ma il tentativo di recupero con il verricello non è stato possibile. Dalla parte superiore del ballatoio la visibilità era insufficiente e il movimento delle pale avrebbe potuto smuovere sassi, con il rischio di colpire sia l’alpinista sia il tecnico di elisoccorso impegnato nel verricello.
L’equipaggio è quindi rientrato alla base all’aviosuperficie di Pinedo. È stato deciso di organizzare un nuovo intervento, questa volta con corde da 200 metri e un avvicinamento alla cima dal versante est, per consentire lo sbarco di tre soccorritori.
I tre tecnici sono riusciti a raggiungere il ballatoio anulare e da qui a calarsi lungo la parete fino all’alpinista sospeso. Dopo averlo agganciato, hanno tagliato le corde che lo tenevano sospeso e lo hanno portato in salvo alla base dell’obelisco.
La manovra si è svolta al buio. L’alpinista, rimasto vigile per tutta la durata dell’attesa, era riuscito a cambiare continuamente posizione, riportando soltanto lievi formicolii.
Una volta concluso il recupero, l’uomo e la donna sono scesi a piedi lungo il sentiero. Altri quattro soccorritori sono andati loro incontro per accompagnarli nella discesa.

