Nuove regole per il mondo giochi: l’accesso attraverso la Cie
Le generazioni con qualche anno in più ricordano senz’altro i vecchi documenti in formato cartaceo, dalla patente alla carta d’identità. Proprio quest’ultima, nella sua evoluzione elettronica, ha rappresentato il traguardo di un cammino lunghissimo. L’idea di pensionare il supporto cartaceo è nata nel 1997 con le “Leggi Bassanini“, che hanno introdotto il concetto di documento digitale. I primi test sono partiti nel 2001 con le versioni CIE 1.0 e 2.0, rivelandosi tuttavia un insuccesso logistico: l’obsolescenza precoce delle tecnologie, i costi di produzione esorbitanti e la mancanza di apparecchiature adeguate in molti comuni ne hanno infatti ostacolato la diffusione.
La CIE ha assunto il ruolo di documento d’identità ufficiale a partire dal 2016, grazie alla release 3.0 che ha superato le criticità precedenti. Con la diffusione della pandemia da COVID-19, la necessità di usufruire dei portali web della Pubblica Amministrazione (come Agenzia delle Entrate e INPS) è cresciuta in modo esponenziale. In questo scenario, la carta ha smesso di essere un semplice strumento di identificazione ed è diventata una vera e propria identità digitale. I cittadini hanno così potuto effettuare l’accesso ai servizi digitali tramite l’applicazione CIEid, accostando la tessera al proprio telefono. Un cambiamento significativo si è verificato nel 2023 con il debutto dei livelli di sicurezza 1 e 2: questa innovazione consente l’autenticazione nei vari siti in modo analogo allo SPID, inserendo semplicemente username, password e un codice ricevuto sul cellulare, eliminando l’obbligo di lettura fisica del documento.
Questa matura dimensione digitale della CIE ha spianato la strada al suo utilizzo anche nel settore privato, con un impatto diretto sul mondo del gioco online. Oggi, prima di potersi sedere al tavolo virtuale di un casino live, la verifica dell’identità è diventata un requisito imprescindibile. Un cambio di passo che per gli appassionati di roulette e blackjack dal vivo ha radici legislative precise, nate dal connubio tra il Decreto Caivano (D.L. 123/2023, convertito nella Legge 159/2023) e il decreto di riordino del gioco online (D.Lgs. 41/2024).
La vera svolta operativa per le piattaforme di gioco è arrivata quando l’AGCOM, con la Delibera n. 96/25/CONS, insieme all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), ha tracciato la tabella di marcia definitiva per l’accesso ai portali: a novembre 2025 è scattato il primo blocco, rendendo obbligatoria l’integrazione di CIE e SPID per tutti i concessionari e i casinò live gestiti da operatori con sede in Italia o fuori dai confini comunitari. Il quadro si è infine completato il 1° febbraio 2026, estendendo l’obbligo di verifica dell’età e dell’identità tramite CIE anche ai gestori situati in altri Paesi dell’Unione Europea che trasmettono i propri tavoli live agli utenti italiani.
L’intero impianto tecnico e normativo è stato concepito con la medesima legge (il Decreto Caivano) e sviluppato sotto l’unica regia dell’AGCOM (Delibera 96/25/CONS).
Sebbene l’urgenza iniziale del legislatore fosse rivolta a limitare la fruizione involontaria e precoce di contenuti pornografici da parte dei giovanissimi, l’Autorità ha strutturato uno standard unico di Age Verification applicabile a tutte le categorie di attività online vietate ai minori di 18 anni. L’infrastruttura tecnologica e il principio del “doppio anonimato” sono oramai gli standard per tutte le piattaforme inibite all’uso per i minorenni.

