Alla vigilia di Pordenonelegge, il FVG si conferma terra di lettori: un ecosistema culturale che funziona?
Pordenone – L’indagine OCSE-PISA 2025, presentata nei giorni scorsi, riporta al centro del dibattito una questione che riguarda la scuola ma anche, più in generale, la società: quanto sono solide le competenze dei ragazzi che si preparano a entrare nell’età adulta?
I risultati italiani restituiscono un quadro senza particolari scossoni rispetto alla precedente rilevazione. Nella lettura gli studenti italiani si collocano sopra la media dei Paesi OCSE, mentre in matematica e scienze i risultati sono vicini alla media. Restano però questioni aperte, dai divari nei livelli di apprendimento alla difficoltà di aumentare la quota degli studenti che raggiungono risultati di eccellenza.
È dentro questo quadro che vale la pena guardare alla nostra regione.
Non perché i dati PISA consentano di disegnare una graduatoria regionale – non è questo il loro obiettivo – ma perché altre rilevazioni offrono alcuni elementi che meritano attenzione. E perché, alla vigilia dell’apertura di Pordenonelegge, quei dati consentono di interrogarsi sul rapporto tra scuola, lettura e ambiente culturale.
Un dato favorevole sulla dispersione implicita
Le rilevazioni INVALSI permettono di osservare più da vicino la situazione italiana e territoriale.
Nel 2025 la dispersione scolastica implicita riguardava l’8,7% degli studenti italiani al termine della scuola secondaria di secondo grado. Non si tratta dei ragazzi che abbandonano la scuola, ma di coloro che completano il percorso senza avere acquisito le competenze fondamentali previste.
Il Friuli Venezia Giulia si collocava tra i territori italiani con i valori più bassi.
È un dato importante, anche se da solo non basta per raccontare lo stato di salute della scuola regionale. La dispersione implicita è infatti soltanto uno degli indicatori possibili e non esaurisce la questione della qualità degli apprendimenti.
Ma il quadro cambia ulteriormente se si guarda a ciò che avviene fuori dalle aule scolastiche.
Una regione che legge più della media italiana
Secondo i dati elaborati dall’Ufficio di statistica della Regione su base ISTAT, nel 2024 il 67,6% delle persone dai 6 anni in su residenti in Friuli Venezia Giulia aveva letto almeno un libro nei dodici mesi precedenti.
È il secondo valore più alto in Italia, dopo il Trentino-Alto Adige. La media nazionale si ferma al 57,1%.
Il dato non riguarda soltanto gli appassionati di letteratura. Comprende chi legge nel tempo libero, per motivi di studio o di lavoro. Ma descrive comunque un territorio nel quale il rapporto con il libro sembra più diffuso rispetto alla media nazionale.
Anche tra i più piccoli emergono segnali significativi. In Friuli Venezia Giulia la pratica di sfogliare libri e ascoltare storie è particolarmente diffusa già nella prima infanzia.
Biblioteche e territorio
A sostenere questa abitudine c’è anche una rete bibliotecaria particolarmente capillare.
Secondo gli ultimi dati disponibili, in Friuli Venezia Giulia erano presenti 277 biblioteche aperte al pubblico. L’88,4% dei comuni disponeva di almeno una struttura, una delle percentuali più elevate in Italia.
Le biblioteche non sono naturalmente soltanto luoghi dove prendere libri in prestito. Sono spazi di studio, incontro e accesso alla cultura. In molti piccoli centri rappresentano inoltre uno dei pochi presidi culturali permanenti.
La loro diffusione sul territorio può essere uno degli elementi che aiutano a spiegare la familiarità con la lettura registrata dai dati regionali. Ma anche qui è necessaria prudenza: avere una biblioteca vicino a casa non significa automaticamente utilizzarla e leggere di più non garantisce, da solo, migliori risultati scolastici.
La lettura comincia presto
In Friuli Venezia Giulia il lavoro sulla promozione della lettura parte anche dalla prima infanzia.
Il progetto Nati per Leggere opera in regione da anni attraverso una rete che coinvolge biblioteche, pediatri e realtà impegnate nell’educazione e nella crescita dei bambini. L’obiettivo è semplice e ambizioso insieme: avvicinare ai libri i bambini fin dai primi mesi di vita e sostenere le famiglie nella pratica della lettura condivisa.
Il rapporto tra lettura precoce e sviluppo delle competenze è oggetto di numerosi studi. Non è però possibile stabilire, sulla base dei dati disponibili, quanto iniziative di questo tipo incidano direttamente sui risultati degli studenti del Friuli Venezia Giulia.
Si può però osservare che in regione esiste da tempo un’infrastruttura culturale che accompagna la lettura in diverse fasi della vita: dall’infanzia alle biblioteche, dalla scuola ai festival.
Pordenonelegge e un ecosistema culturale
Tra pochi giorni questo patrimonio tornerà particolarmente visibile con Pordenonelegge.
Il festival non può naturalmente essere considerato la spiegazione dei risultati scolastici regionali. Sarebbe una semplificazione eccessiva attribuire a una manifestazione culturale, per quanto importante e radicata, effetti misurabili sulle competenze di un’intera popolazione.
Ma Pordenonelegge può essere letto come parte di un ecosistema più ampio.
In Friuli Venezia Giulia la lettura non resta confinata alle biblioteche o alle scuole. Festival, incontri con gli autori, librerie, progetti per l’infanzia e iniziative diffuse sul territorio contribuiscono a mantenere il libro e la parola scritta nello spazio pubblico.
Ed è forse questa la domanda più interessante che emerge dai dati.
La cultura può fare la differenza?
C’è una relazione diretta tra la presenza di biblioteche, progetti come Nati per Leggere, manifestazioni letterarie e risultati nelle prove scolastiche? I dati del Friuli Venezia Giulia raccontano una combinazione che merita attenzione.
Una dispersione implicita tra le più basse del Paese. Una popolazione che legge più della media italiana. Una rete di biblioteche diffusa quasi ovunque. Progetti che promuovono la lettura fin dalla prima infanzia. Grandi manifestazioni culturali capaci di coinvolgere ogni anno migliaia di persone: sono tutti fattori che possono favorire curiosità e vivacità intellettuale, anche se le competenze dipendono da molti altri fattori: la qualità della scuola, le condizioni economiche e sociali delle famiglie, l’accesso alle opportunità formative, le caratteristiche dei territori e, naturalmente, il lavoro quotidiano di studenti e insegnanti.
È tuttavia innegabile il valore di un ambiente culturalmente ricco: non sta nella pretesa di produrre automaticamente studenti migliori, ma nel mettere a disposizione, nel tempo, occasioni aperte a tutti per leggere, incontrare idee, ascoltare storie e costruire strumenti per comprendere il mondo.

