Indagine ActionAid sui CPR. A Gradisca, meno rimpatri nel 2025 e costi in aumento
Gorizia – Nel 2025 il Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Gradisca d’Isonzo ha registrato 606 ingressi e 205 rimpatri, contro rispettivamente 656 e 278 nell’anno precedente. Gli ingressi sono diminuiti del 7,6%, mentre i rimpatri sono calati del 26,3%. Nello stesso periodo la capienza effettivamente disponibile a fine anno è passata da 90 a 80 posti, a fronte dei 150 previsti ufficialmente, e la spesa per gestione e manutenzioni è aumentata da 3,06 a 3,16 milioni di euro.
I dati provengono dalla piattaforma open data Trattenuti, realizzata da ActionAid Italia insieme al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli studi di Bari Aldo Moro. L’aggiornamento, riferito al 31 dicembre 2025, accompagna il rapporto Espulsioni. Un’analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025, che ricostruisce il funzionamento, i costi e gli esiti del sistema italiano di detenzione amministrativa attraverso richieste di accesso civico ai dati di ministeri, prefetture e questure.
Il confronto tra ingressi e rimpatri a Gradisca mostra una riduzione del rapporto tra i due valori: dal 42,4% del 2024 al 33,8% del 2025. Si tratta di un rapporto aggregato fra i dati annuali, che non coincide necessariamente con la percentuale delle persone entrate nel centro durante l’anno e successivamente rimpatriate. Le uscite possono infatti riguardare persone trattenute in periodi differenti e dipendono anche dagli esiti delle procedure amministrative e giudiziarie.
A fronte della diminuzione dei rimpatri, la spesa per gestione e manutenzioni è cresciuta di circa 100 mila euro, pari al 3,3%. Il dato si accompagna alla riduzione della capienza effettiva, che indica quanti posti risultavano disponibili e non quanti fossero effettivamente occupati. La differenza rispetto ai 150 posti ufficiali è legata alle limitazioni operative della struttura, sulle quali incidono anche le condizioni degli ambienti e gli interventi necessari a mantenerli utilizzabili.
Il rapporto nazionale evidenzia una tendenza più ampia. Nel 2025 gli ingressi nei Cpr italiani sono stati 6.835, il valore più alto della serie considerata da ActionAid e Università di Bari, mentre dai centri sono stati eseguiti 1.732 rimpatri, il 45,1% in meno rispetto al 2022. Nello stesso anno, quasi due rimpatri forzati su tre sono avvenuti senza un precedente trattenimento in un Cpr.
Secondo l’analisi, l’aumento delle persone trattenute non si traduce automaticamente in un maggior numero di allontanamenti. La possibilità di eseguire un rimpatrio dipende anche dall’identificazione della persona, dalla disponibilità dei documenti di viaggio e dalla collaborazione del Paese di destinazione. La ricerca rileva inoltre forti differenze in base alla nazionalità: tra il 2018 e il 2024, il rapporto tra rimpatri e provvedimenti di allontanamento ha raggiunto il 54,8% per i cittadini albanesi, mentre è rimasto vicino allo zero per persone provenienti, fra gli altri Paesi, da Siria, Afghanistan, Iran e Iraq.
Un altro indicatore riguarda il tempo complessivo di trattenimento necessario per ottenere un rimpatrio. Nel 2025, secondo le elaborazioni del rapporto, sono stati impiegati in media circa 148 giorni complessivi di trattenimento per ogni rimpatrio eseguito dai Cpr.
Anche sul piano economico il rapporto richiama l’attenzione sull’aumento dei costi. Tra il 2018 e il 2025 ActionAid ha ricostruito una spesa di almeno 217,1 milioni di euro per il sistema dei centri di detenzione per stranieri. Tra il 2023 e il 2025, la spesa associata a ciascun rimpatrio eseguito dai Cpr è aumentata del 156,5%, mentre i rimpatri sono diminuiti.
La piattaforma Trattenuti mette a disposizione i dati relativi agli ingressi, alle uscite e ai costi delle singole strutture in formato aperto. La raccolta, spiegano i promotori, è stata resa possibile attraverso richieste di accesso civico, ma non tutte le informazioni richieste sono state fornite dalle amministrazioni. Per il 2025, per esempio, il Ministero dell’Interno ha trasmesso i dati aggregati sui rimpatri senza il dettaglio per nazionalità; in altri casi è stato negato l’accesso ai verbali delle visite ispettive.

