Trieste, piazza Libertà e migranti: il vescovo mons. Trevisi chiede dialogo e solidarietà
Trieste – Le restrizioni imposte alle attività di assistenza ai migranti in piazza Libertà a Trieste continuano ad alimentare il confronto sul rapporto tra sicurezza, uso degli spazi pubblici e solidarietà. Dopo le contestazioni delle associazioni che operano nell’area e l’intervento dell’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti, interviene anche il vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi, che richiama la necessità di superare le contrapposizioni e cercare soluzioni condivise.
La posizione della Diocesi si inserisce in un contesto nel quale le istituzioni richiamano le esigenze di ordine pubblico, mentre le organizzazioni di volontariato chiedono di garantire la continuità dell’assistenza alle persone in transito lungo la rotta balcanica.
Le prescrizioni comunicate dalla Questura a Linea d’ombra prevedono il divieto di distribuire pasti e coperte il sabato e la domenica e limitano l’attività negli altri giorni alla fascia oraria dalle 18 alle 20.
Mons. Trevisi non entra nel merito del provvedimento, ma sottolinea il valore del dialogo tra istituzioni e realtà solidali, ricordando gli interventi promossi dalla Chiesa triestina per rispondere ai bisogni delle persone più fragili. L’obiettivo, scrive, deve essere quello di tutelare la sicurezza dei cittadini senza trascurare le condizioni di chi attende per giorni, settimane o mesi che la propria domanda di asilo venga esaminata.
«C’è un tempo per parlare e c’è un tempo per tacere», scrive il vescovo richiamando il libro del Qoèlet. Di fronte alle vicende che riguardano Trieste e il contesto internazionale, osserva, si è spesso sollecitati a schierarsi, come se non ci fosse alternativa alla polemica. La Chiesa, afferma, ha cercato invece di affrontare il tema delle migrazioni attraverso iniziative concrete, mantenendo una propria identità e uno stile fondato sul dialogo.
Pubblichiamo interamente la nota:
C’è un tempo per parlare e c’è un tempo per tacere (Qo 3,7).
Di fronte a tutto quello che sta avvenendo nel mondo, di fronte a quello che sta avvenendo anche a Trieste, tante volte si è sollecitati a schierarsi. Come se non ci fosse alternativa alla polemica. Come Chiesa abbiamo cercato di inserirci dentro le problematiche delle migrazioni (dei rifugiati, dei richiedenti asilo) con un nostro stile e una nostra identità, non con le parole per alimentare scontri ideologici e polemici, ma, invece, con i fatti. Abbiamo aperto il dormitorio di Sant’Anastasio per bambini, donne e situazioni fragili. Abbiamo aperto Spazio 11, una sala d’attesa solidale e tutto questo fatto nel dialogo perché le parole servono per gettare ponti, non per creare ulteriori divisioni.
Quello che sta avvenendo oggi nella nostra città ci rattrista molto: abbiamo sempre cercato il dialogo con le istituzioni e con le altre realtà di volontariato con le quali pure collaboriamo, ma mantenendo la nostra identità, il nostro stile. Le sofferenze dei migranti (le interminabili attese di giorni e settimane e mesi) prima che la loro richiesta di asilo venga ascoltata ci sollecitano a testimoniare che qualcosa si può fare. Come comunità cristiana, noi ci sforziamo, ci impegniamo a trovare soluzioni capaci sia di garantire la sicurezza dei cittadini sia di alleviare le sofferenze dei migranti. Per questo auspichiamo dialogo e soluzioni concrete.
Da anni Piazza della Libertà è segno di cura e attenzione per chi scappa da guerre e miseria. Le sofferenze delle persone e le criticità presenti chiedono il coraggio di risposte concrete che non mortifichino la solidarietà con chi è in difficoltà. L’indifferenza verso chi soffre è una grave malattia che va curata. Non ci sono farmaci che vanno bene per tutti. Noi abbiamo il Vangelo che ci spinge non a fare discorsi, ma a chinarci su chi soffre. E a guardare tutto e tutti non da destra, non da sinistra e nemmeno dal centro. Guardare tutti e tutto un po’ dall’alto. Dall’alto della Croce. Con lo sguardo di Cristo. Non con polemica, ma con misericordia. A chi fa dei migranti uno scontro ideologico noi indichiamo il magistero di papa Leone: «Cari migranti, voglio inchinarmi davanti alla vostra dignità. Non siete numeri, né fascicoli: siete persone con storie, famiglie e sogni» (11 giugno 2026).

