Tavolo Electrolux, a Porcia l’azienda sarebbe disponibile a mantenere il 50% della produzione di lavasciuga
Roma – La disponibilità di Electrolux a mantenere a Porcia il 50% della produzione di lavasciuga, rispetto al 30% prospettato nel precedente incontro, non soddisfa ancora le richieste dei sindacati. È uno dei punti aperti emersi dal tavolo sulla crisi del gruppo, che si è svolto mercoledì 28 ottobre al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Fim, Fiom, Uilm e Ugl Metalmeccanici chiedono un impegno ulteriore per garantire la continuità produttiva dello stabilimento friulano e ritengono insufficienti le misure finora prospettate dall’azienda per ridurre le uscite. I prossimi incontri ministeriali, fissati per il 2 e 3 novembre, saranno decisivi per verificare la possibilità di arrivare a un accordo.
Nel comunicato congiunto diffuso al termine del confronto, le organizzazioni sindacali spiegano di aver chiesto di risolvere le questioni ancora aperte prima di passare all’esame dei testi di una possibile intesa. Per Porcia, in particolare, il mantenimento della produzione di lavasciuga resta un punto da definire: l’aumento dal 30 al 50% della quota che Electrolux si dichiara disponibile a conservare rappresenta la posizione attuale dell’azienda, ma non corrisponde all’impegno più ampio richiesto dai rappresentanti dei lavoratori.
Sul piano occupazionale, Electrolux ha rivisto a 1.190 il numero complessivo degli esuberi, includendo i 150 lavoratori dello stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche. Secondo quanto riferiscono Fim, Fiom, Uilm e UglM, la riduzione riguarda esclusivamente gli operai, mentre rimangono 600 le eccedenze tra gli impiegati. «Riteniamo ancora non sufficiente la disponibilità dell’azienda nel ridurre le uscite», scrivono i sindacati.
Le organizzazioni chiedono inoltre di ricorrere ai contratti di espansione, per favorire il ricambio professionale attraverso l’uscita di lavoratori prossimi alla pensione e l’ingresso di nuove risorse. In alternativa, propongono che l’azienda si impegni a non scendere sotto una soglia concordata di organico, prevedendo nuove assunzioni quando questa venga raggiunta e dando precedenza a chi ha già lavorato in Electrolux con contratti temporanei.
Un altro nodo riguarda lo stabilimento di Cerreto d’Esi, per il quale i sindacati chiedono un impegno vincolante a mantenere gli attuali livelli produttivi fino all’eventuale arrivo di un investitore. La soglia massima di utilizzo degli ammortizzatori sociali dovrebbe essere commisurata a questa garanzia, per evitare che la produzione venga ridotta prima che si concretizzi una prospettiva di reindustrializzazione.
Solo dopo aver risolto questi punti, secondo le organizzazioni sindacali, sarà possibile passare alla definizione dei testi di un’intesa. Tra le questioni ancora da affrontare ci sono le modalità di gestione delle uscite: i sindacati chiedono che le procedure di mobilità siano basate esclusivamente sulla non opposizione dei lavoratori, escludendo formalmente i licenziamenti coatti. Restano inoltre da definire la rotazione dei lavoratori in cassa integrazione, gli incentivi all’esodo e la tutela di un numero sufficiente di postazioni per chi ha ridotte capacità lavorative.
Nel comunicato unitario Fim, Fiom, Uilm e UglM si rivolgono infine al Governo, chiedendo il rifinanziamento dei contratti di espansione e altre misure in grado di sostenere l’intesa. Il confronto resta quindi aperto sia sul futuro produttivo dei singoli stabilimenti sia sulle modalità con cui gestire le eccedenze occupazionali.

