Turismo in Friuli Venezia Giulia, presenze in crescita del 21% dal 2019. Ora la sfida è consolidare i risultati
Trieste – Continua a crescere il turismo in Friuli Venezia Giulia, con 11 milioni di presenze registrate nel 2025, il 21% in più rispetto al 2019. Anche l’ultima stagione estiva ha chiuso in positivo: da maggio ad agosto 2026 i pernottamenti sono aumentati dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo quota 6,8 milioni. I risultati, presentati all’assemblea regionale di Confcommercio Federalberghi al Magazzino 26 in Porto Vecchio a Trieste, aprono ora una fase in cui la sfida riguarda il consolidamento della crescita, la qualità dell’offerta e l’equilibrio con le esigenze dei residenti.
Un mercato in espansione, ma anche in trasformazione. Tra i segnali evidenziati dagli operatori c’è il rafforzamento dei flussi provenienti dall’Europa centro-orientale, in particolare da Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia. Secondo Enrico Guerin, presidente regionale di Confcommercio Federalberghi, “anche una parte dei flussi registrati come tedeschi e austriaci rimanda a persone e famiglie di origine dell’Europa dell’Est o altri territori, ma queste vengono conteggiate in base al mercato di provenienza”.
La crescita degli ultimi anni, sostenuta dalla promozione regionale e dagli investimenti degli operatori, non elimina le difficoltà delle imprese ricettive. Il costo dell’energia ha compresso i margini, mentre inflazione e incertezza internazionale hanno modificato le abitudini dei viaggiatori, con soggiorni più brevi e prenotazioni effettuate sempre più a ridosso della partenza.
“L’incremento degli ultimi anni, frutto di un virtuoso lavoro di squadra sostenuto dalla visione e dalla promozione della Regione, con una conseguente migliorata attrattività del territorio, è straordinario, ma non possiamo sederci sugli allori – afferma Guerin. – Consolidare i risultati è più difficile che raggiungerli: dobbiamo continuare a investire nella qualità e a lavorare insieme”.
Uno dei nodi più rilevanti riguarda gli affitti brevi, soprattutto a Trieste, dove la domanda turistica si confronta con le necessità abitative di residenti, studenti e lavoratori. Secondo Federalberghi, la diffusione degli alloggi destinati alle locazioni temporanee può ridurre la disponibilità di abitazioni e rendere più difficile per le imprese trovare personale.
L’associazione chiede quindi regole chiare, controlli efficaci e una distinzione tra attività ricettive imprenditoriali e locazioni occasionali, accompagnata da politiche per l’alloggio e dal recupero degli immobili sfitti. La questione riguarda non soltanto il mercato immobiliare, ma anche la possibilità di sostenere l’occupazione nel settore turistico e nei servizi collegati.
Per il presidente di Federalberghi Trieste, Maurizio Giudici, la crescita di arrivi e pernottamenti deve essere accompagnata da una programmazione di medio-lungo periodo. La città ha avviato un percorso con il Convention & Visitors Bureau, struttura che riunisce gli attori del sistema turistico per sviluppare strategie comuni. L’obiettivo, spiega, è andare oltre la semplice crescita dei flussi e puntare sul valore prodotto per l’intero territorio, tutelando al tempo stesso la vivibilità urbana. “La sfida non è scegliere tra turisti e residenti, ma costruire un equilibrio virtuoso, affinché lo sviluppo turistico produca benefici diffusi per l’economia e per tutta la comunità, senza compromettere la vivibilità delle nostre città”, sottolinea Giudici.
Il turismo coinvolge infatti una filiera che comprende commercio, ristorazione, agroalimentare, trasporti, servizi e produzioni locali. Per il presidente di Confcommercio FVG, Gianluca Madriz, la crescita può tradursi in opportunità diffuse se imprese e competenze lavorano in modo coordinato. Dal punto di vista finanziario, Mauro Rocchesso, direttore generale di Fidimpresa Friulveneto, richiama invece la necessità di strumenti adeguati alle caratteristiche del settore, dalla stagionalità agli investimenti per lo sviluppo. Tra le ipotesi suggerite ci sono i minibond per aggregazioni e acquisizioni e un progetto di fondo immobiliare per mettere a disposizione alloggi destinati ai lavoratori.
Nel corso dell’assemblea è intervenuto anche l’assessore regionale alle Attività produttive e al turismo Sergio Emidio Bini, che ha ricondotto i risultati agli investimenti pubblici e alla collaborazione con le imprese. “Soltanto negli ultimi 12 mesi, la Regione ha sostenuto il settore alberghiero con 40 milioni di euro”, ha dichiarato, richiamando i contributi per le strutture ricettive di categoria superiore, il Fondo turismo, i finanziamenti del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) per la sostenibilità, il sostegno agli alberghi diffusi e il voucher Turesta per incentivare i soggiorni in regione da parte dei residenti.
Bini ha inoltre richiamato la revisione delle norme sul commercio e sul turismo, con il passaggio da 14 leggi e 29 regolamenti attuativi a un testo composto da 147 articoli, rispetto ai 567 precedenti. Per il 2027, anno in cui Pordenone sarà capitale italiana della cultura, l’assessore si è detto ottimista e ha indicato tre obiettivi: aumentare i posti letto e la qualità dell’offerta, distribuire maggiormente i flussi sul territorio e nell’arco dell’anno e attrarre le nuove generazioni, offrendo loro opportunità di lavoro e di impresa.
La capacità di distribuire i visitatori oltre le località più frequentate e i periodi di maggiore affluenza resta una delle questioni più rilevanti da affrontare. Accanto agli investimenti nelle strutture e alla promozione, il settore dovrà misurarsi con la disponibilità di personale, l’accesso al credito e le esigenze abitative delle comunità locali. La crescita dei pernottamenti costituisce un indicatore positivo, ma la sua continuità dipenderà anche dalla capacità di trasformare i flussi turistici in benefici economici per tutti e compatibili con la vita quotidiana delle città e dei territori regionali.

