Al Salone del Libro di Torino l’ultimo libro dello storico del cinema Carlo Gaberscek

Fvg – Dopo migliaia di chilometri percorsi negli Stati Uniti, ma anche in Spagna e in Messico, alla ricerca dei set e delle locations del cinema western, e dopo aver studiato con altrettanta passione i film e le serie televisive girate in Friuli Venezia Giulia, dedicando a questi temi libri, saggi e centinaia di articoli, giovedì 19 maggio alle ore 16 allo stand del Friuli Venezia Giulia al Salone del Libro di Torino, lo storico del cinema Carlo Gaberscek presenterà il suo ultimo volume, Istria – I luoghi del cinema.

L’attenzione dell’“archeologo delle locations” si è spostata appena al di là del confine, in quella terra a lungo contesa che è l’Istria, oggi rinomata meta turistica ma anche importante location cinematografica. Gaberscek mette in luce proprio quest’ultimo aspetto, il meno indagato ma non meno significativo e promettente anche dal punto di vista economico. In un tomo di oltre 600 pagine e 1750 fotografie pubblicato con il sostegno della Cineteca del Friuli, lo studioso ha messo insieme una filmografia di 168 titoli – in gran parte coproduzioni internazionali – che abbraccia tutta l’attività cinematografica in Istria, in relazione alla realizzazione di fiction, dagli inizi a oggi. Inizi che risalgono agli anni Venti, quando l’allora fiorente cinematografia tedesca individua per prima la spettacolarità del paesaggio costiero istriano, allora parte del Regno d’Italia. Ma è soprattutto a partire dagli anni Cinquanta, dopo l’interruzione della guerra, che l’attività cinematografica riprende stabilmente nell’Istria ormai jugoslava.

Il cuore del volume sono 33 schede relative alle produzioni più significative accompagnate da una vasta iconografia che, con il tipico “metodo Gaberscek”, mette a confronto i fotogrammi dei film e le immagini attuali degli stessi luoghi ritrovati e fotografati dall’autore. Fra i titoli più noti, La ragazza della salina (1957) del regista cecoslovacco František Čáp, con Marcello Mastroianni e Isabelle Corey, girato a San Bernardino, Pirano e nel Parco Naturale delle saline di Sicciole, e La grande strada azzurra (1957) di Gillo Pontecorvo, con Yves Montand e Alida Valli, girato in gran parte a Rovigno e Umago, seguiti nei decenni successivi da film come I guerrieri (1970), con Clint Eastwood, La croce di ferro (1977) di Sam Peckinpah, Armour of God (1986) con il divo hongkonghese Jackie Chan, fino ai blockbuster Robin Hood – L’origine della leggenda (2017), e Come ti ammazzo il bodyguard 2 – La moglie del sicario (2021), solo per citarne alcuni.

Raramente l’Istria nel cinema rappresenta sé stessa. La rosa rossa di Franco Giraldi, del 1973, è uno dei pochi film girati e anche ambientati in Istria, ma nella maggior parte dei casi la penisola è più genericamente un “ambiente mediterraneo” quando non rappresenta addirittura terre molto più lontane. Come già nei precedenti lavori, Gaberscek rende onore a quello che egli chiama il “corpo del luogo”, materia prima fondamentale per il cinema quanto il corpo dell’attore, e ridà un’identità ai luoghi trasfigurati da quest’arte che, al pari della letteratura e della pittura, non si limita a fotografarli ma li ricrea, caricandoli di valenze e significati complementari alla narrazione.

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