Comandante della nave Ital Libera morto per sospetto Covid: appello della famiglia per il rientro della salma

La Spezia – “Aiutateci a riportare mio marito in Italia e a scoprire le cause del suo decesso”. Questo l’appello lanciato dalla signora Patricia Mollard, vedova del Comandante Angelo Capurro, morto lo scorso 13 aprile, a 62 anni, per sospetto Covid, mentre stava navigando nell’oceano Indiano, al largo di Durban, sulla nave Ital Libera della compagnia triestina Italia Marittima.

Ne dà notizia il 27 aprile il quotidiano “La Nazione” edizione di La Spezia, città dove risiede la famiglia del Comandante Capurro.

“Il corpo di mio marito si trova ancora a bordo della nave che comandava. L’imbarcazione si trova ora all’ancoraggio a poche miglia dal porto di Jakarta in Indonesia – ha spiegato la signora Mollard – Chiediamo aiuto per avere la giustizia che Angelo merita, perché possa finalmente riposare in pace e ritrovarci in Italia, sua madrepatria”.

Secondo i familiari, la causa della morte potrebbe essere il Covid, che l’uomo potrebbe aver contratto nei tre spostamenti aerei fatti per raggiungere la nave, o forse direttamente a bordo.

“Gli ultimi giorni sono stati strazianti – ricorda la vedova – nelle telefonate e nelle e-mail diceva di non riuscire più a respirare, ma i soccorsi non sono stati attivati per tempo”.

Cordoglio della compagnia triestina Italia Marittima

La compagnia della nave, la triestina Italia Marittima, esprimendo le “più sentite condoglianze alla famiglia” sostiene di essersi “immediatamente attivata per deviare il viaggio della nave, la Ital Libera”, verso Jakarta per “consentire tutti i necessari adempimenti”.

Le cause della morte “sono in corso di accertamento da parte delle competenti autorità. Italia Marittima sta prestando la massima collaborazione a riguardo”.

Indagini della Procura di La Spezia

Sulla vicenda la Procura di La Spezia ha aperto un’inchiesta dopo che la famiglia ha presentato un esposto per omissione di soccorso e perché vengono accertate le cause della morte.

L’appello della famiglia

“Il nostro appello – prosegue la famiglia – serve per ridare ad una categoria necessaria e sacrificata come quella dei marittimi la giusta dignità, in modo che quello che è accaduto non solo non passi inosservato nel silenzio generale, ma che sia motivo di svolta e di attenzione verso le problematiche che quotidianamente ogni uomo di mare – e giocoforza i familiari e gli affetti che li circondano – sono costretti a subire”.

I parenti chiedono l’intervento delle autorità italiane e internazionali perché dopo due settimane la salma giace ancora nella nave, in attesa che le autorità diano il nullaosta allo sbarco.

“Per poter fare chiarezza – hanno concluso – l’unica soluzione è che venga inviato in loco l’anatomopatologo indicato dalla Procura per svolgere l’autopsia e poi procedere con il rimpatrio della salma”.

Raccolta fondi

La famiglia ha aperto una raccolta fondi sulla piattaforma gofundme per sostenere le spese di rimpatrio della salma e per inviare sul posto un medico anatomopatologo che possa stabilire le cause della morte.

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