Frana in Nepal, la stazione dell’OGS sull’Everest ha registrato il collasso glaciale
Trieste – Un segnale sismico inizialmente interpretato come un terremoto ha permesso di ricostruire la fase iniziale della spaventosa ondata di fango e detriti che il 26 agosto si è riversata sull’area al confine tra Nepal e Tibet provocando centinaia di vittime. A registrare il segnale è stata anche la stazione sismologica IO.EVN dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS, con sede a Trieste), installata a oltre 5.000 metri di quota presso la Piramide EvK2CNR, il laboratorio-osservatorio italiano per la ricerca scientifica sull’Himalaya nella valle del Khumbu, ai piedi dell’Everest. Ora i dati che stanno giungendo dalla stazione sono al centro dell’analisi scientifica internazionale per studiare il catastrofico collasso glaciale.
La Piramide EvK2CNR è una delle infrastrutture scientifiche italiane più alte del mondo. Situata a circa 5.050 metri di quota, a pochi chilometri dal Campo Base dell’Everest, ospita strumenti e ricercatori impegnati nello studio dei processi ambientali e geofisici dell’alta montagna.
EvK2CNR è un’associazione scientifica italiana impegnata nella ricerca e nello sviluppo sostenibile nelle aree montane. Fondata nel 1989 dai professori Ardito Desio e Agostino Da Polenza, EvK2CNR da 35 anni si dedica alla ricerca scientifica e tecnologica alle alte e altissime quote, con particolare attenzione alle aree del cosiddetto Terzo Polo, che comprendono l’Himalaya e il Karakorum. Tra le infrastrutture che ha realizzato e gestisce c’è proprio il Laboratorio-Osservatorio Internazionale Piramide, una base di ricerca inaugurata nel 1990 nella valle del Khumbu, in Nepal. La struttura ospita attività e strumenti di rilevazione dedicati, tra gli altri ambiti, alle scienze della Terra, all’ambiente, al clima e alla fisiologia dell’alta quota.
La stazione sismologica dell’OGS è stata installata presso la Piramide in collaborazione con EvK2CNR e con la Nepal Academy of Science and Technology (NAST) ed è operativa dal 19 maggio 2014. I segnali vengono trasmessi via satellite dal sito alla rete di acquisizione dell’OGS in Italia.
La vibrazione prodotta dalla frana
La stazione si trova a circa 130 chilometri dall’area interessata dal distacco. Il 26 agosto, alle 2.52 UTC (4.52 ora italiana), una vasta massa di roccia e ghiaccio si è staccata lungo il confine tra Nepal e Tibet, riversandosi verso valle e generando un imponente flusso di detriti.
Il crollo è stato registrato dalle reti sismiche come un evento equivalente a un terremoto di magnitudo 5,2. Le successive analisi hanno però permesso di stabilire che il segnale non era riconducibile a un terremoto tettonico, ma al movimento della massa di ghiaccio e roccia e alla successiva frana.
La distinzione è stata possibile grazie all’integrazione dei dati sismologici con le osservazioni satellitari. I sismogrammi della stazione IO.EVN sono ora oggetto di ulteriori analisi da parte dei ricercatori dell’OGS.
Secondo Matteo Picozzi, direttore del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS, il segnale presenta caratteristiche differenti rispetto a quelle di un normale terremoto di origine tettonica. Un terremoto ha generalmente un inizio impulsivo, con l’arrivo riconoscibile delle onde P e S, seguito dalla progressiva diminuzione delle ampiezze.
Nel caso del collasso glaciale, invece, il segnale presenta un inizio più graduale, una durata maggiore e una marcata componente a bassa frequenza. Sono caratteristiche compatibili con un movimento di massa prolungato, nel quale il movimento di ghiaccio e roccia, gli impatti lungo il versante e la successiva mobilizzazione dei detriti producono vibrazioni per un periodo più lungo rispetto alla rottura improvvisa di una faglia.

Una sentinella scientifica a oltre 5.000 metri
La collocazione della stazione IO.EVN rende particolarmente preziose le sue registrazioni. La Piramide si trova nella valle del Khumbu, a 5.050 metri di quota, in una delle aree più remote dell’Himalaya. La struttura è stata concepita come base per la ricerca scientifica multidisciplinare in alta quota e nel corso degli anni ha ospitato centinaia di missioni di ricerca.
Per l’OGS, la stazione non serve soltanto a registrare i terremoti. La sua posizione e il basso livello di rumore antropico permettono di osservare anche fenomeni ambientali e geologici locali, tra cui frane, valanghe, collassi glaciali e i cosiddetti icequake, eventi sismici legati alla fratturazione e al movimento del ghiaccio.
È quindi un punto di osservazione particolarmente utile per studiare l’evoluzione dell’ambiente himalayano e i processi che interessano i ghiacciai e i versanti di alta montagna.
La stazione è stata potenziata nel 2026
La qualità delle registrazioni dell’evento del 26 agosto beneficia anche di un recente aggiornamento tecnologico. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, una missione del personale tecnico e scientifico dell’OGS ha rinnovato e potenziato la strumentazione della stazione.
Sono stati installati un nuovo digitalizzatore ad alta risoluzione, un accelerometro a basso rumore e un sensore infrasonico, progettato per rilevare le onde acustiche a bassissima frequenza che possono accompagnare grandi valanghe e crolli glaciali.
Nello stesso intervento è stata inoltre aggiornata la stazione geodetica permanente GNSS collocata sulla collina sopra la Piramide, a 5.078 metri. La strumentazione consente di misurare con elevata precisione i tassi di deformazione della crosta terrestre in una delle aree tettonicamente più attive del pianeta.
I dati della stazione sismologica sono inoltre accessibili alla comunità scientifica internazionale attraverso gli archivi sismologici, consentendo di confrontare le registrazioni dell’OGS con quelle di altre reti e con le osservazioni satellitari.
L’evento del 26 agosto rappresenta per gli scienziati un’importante opportunità per studiare la dinamica dei grandi movimenti di ghiaccio e roccia, eventi tutt’altro che rari in uno degli ambienti più estremi e fragili del pianeta.

