Frode su prosciutti di San Daniele, 103 indagati. Confagricoltura: tutelare le eccellenze italiane

Udine – La Procura ha chiuso le indagini preliminari sull’ipotesi di un’associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio di prodotti agroalimentari con denominazione di origine protetta, alla contraffazione della Dop “Prosciutto di San Daniele”.

Numerosi i reati contestati a 103 indagati, persone fisiche e società, tra responsabili e impiegati del macello di Aviano, allevatori, prosciuttifici, ispettori del Consorzio di tutela. Sono stati emessi decreti di sequestro per 270 mila prosciutti, per 27 milioni di euro.

La Procura ipotizza anche truffe per ottenere un contributo previsto dal piano di sviluppo rurale della Comunità europea di 400 mila euro, e per incassare ulteriori contributo per 520 mila euro. Scoperti anche reati di natura fiscale e ambientale.

I reati sono stati contestati a 62 persone, a 25 imprese ed a 16 posizioni stralciate ad altre procure. Le condotte contestate riguardano anche la commercializzazione di carne di suino con la certificazione di qualità regionale “Aqua”.

Già lo scorso gennaio la Procura di Torino aveva disposto il sequestro di migliaia di cosce di maiale della razza Duroc danese, destinate a finire illegalmente nel circuito del prosciutto Parma-San Daniele.

La vicenda era proseguita con il commissariamento, a partire dal primo maggio e per sei mesi, da parte del Ministero delle Politiche agricole dell’Istituto Parma Qualità e l’Ifcq Certificazioni, che svolgono su autorizzazione del ministero le funzioni di controllo sulle filiere di diversi salumi e formaggi Dop e Igp, tra cui il Prosciutto di Parma e quello San Daniele.

La Procura ha lavorato insieme ai Nas di Udine e all’Icqf di Udine seguendo la pista di un falso documento abbinato a un lotto di cosce destinate a diventare prosciutto di San Daniele.
Confagricoltura, esprimendo preoccupazione per il fenomeno delle frodi alimentari, ribadisce la necessità della massima attenzione nella tutela delle produzioni italiane di qualità.

“Anche se in questo caso non esiste alcun rischio per la sicurezza alimentare – commenta Confagricoltura – si tratterebbe comunque di una frode ai danni del consumatore e anche delle aziende oneste che ogni giorno contribuiscono a garantire l’eccellenza del comparto”.

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