Governo del territorio, il Ddl 90 arriva in Aula: resta il nodo del ruolo dei Comuni
Trieste – Il disegno di legge 90 sulla riforma del governo del territorio arriva oggi, 30 settembre, all’esame del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. La discussione prosegue giovedì 1° ottobre e riguarda un nuovo modello di pianificazione destinato a sostituire l’impianto urbanistico regionale risalente alla legge 5 del 2007 e a superare il Piano urbanistico regionale generale del 1978. Il confronto si concentra soprattutto sulla distribuzione delle competenze fra Regione e Comuni e sul funzionamento della pianificazione di area vasta.
Il provvedimento, presentato dalla Giunta il 9 giugno, è stato esaminato dalla IV Commissione a partire da giugno e approvato a maggioranza il 22 settembre con modifiche.
Sono state presentate anche tre relazioni di minoranza, firmate da Diego Moretti (Pd), Serena Pellegrino (Avs) e Marco Putto (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg).
Secondo il testo approvato in Commissione, il nuovo sistema prevederebbe tre livelli. Il primo è quello regionale, affidato al Piano di governo del territorio (Pgt). Il secondo riguarda l’area vasta ed è ricompreso nello stesso Pgt attraverso 12 Sistemi territoriali locali (Stl). Il terzo rimane quello comunale, affidato al nuovo Piano regolatore comunale.
La Regione attribuisce agli Stl una funzione di coordinamento delle questioni che superano i confini dei singoli Comuni: mobilità e trasporto pubblico, infrastrutture, aree produttive, parchi, servizi e altre opere di interesse territoriale. Gli Stl, ha precisato l’assessora regionale alle Infrastrutture e Territorio Cristina Amirante nel corso dell’iter, non saranno nuovi enti e non avranno organi elettivi: saranno ambiti nei quali sviluppare la copianificazione fra i diversi soggetti coinvolti.
Nel nuovo assetto i Comuni dovranno adeguare progressivamente i propri strumenti urbanistici al Pgt regionale. Il termine previsto è di tre anni, che sale a quattro per gli adeguamenti realizzati in forma associata. La Regione prevede inoltre di fornire agli enti locali supporto tecnico, amministrativo, formativo e finanziario.
È proprio su questo passaggio che si concentra una parte delle perplessità delle opposizioni. Il Pd sostiene che il nuovo impianto rafforza il ruolo regionale nella definizione degli assetti strategici e al contempo riduce l’autonomia dei Comuni.
Il gruppo ha chiesto in particolare maggiore chiarezza sul rapporto fra Pgt, pianificazione comunale e Stl e sulle modalità con cui i Comuni parteciperanno alle decisioni di area vasta.
La maggioranza e la Giunta presentano invece la riforma come un superamento della frammentazione della pianificazione. L’assessora Cristina Amirante sostiene che i Comuni avranno un ruolo più ampio nella pianificazione di area vasta rispetto all’attuale sistema e che le Province, con la loro reintroduzione, potranno svolgere funzioni di coordinamento e supporto, in particolare per gli enti di minori dimensioni.
Il Pd contesta questa lettura. Per il consigliere Diego Moretti, il problema riguarda soprattutto la capacità dei Comuni di incidere sulle scelte strategiche del territorio: la Regione, secondo il capogruppo dem, assume un ruolo più forte mentre gli enti locali mantengono la titolarità della pianificazione operativa ma con una minore autonomia nella definizione della componente strategica.
Una posizione intermedia è quella del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, che ha riconosciuto la necessità di superare la frammentazione amministrativa, ma ha chiesto di definire con maggiore precisione chi decide e con quali responsabilità. Il gruppo si è astenuto in Commissione, sottolineando in particolare i dubbi sul ruolo degli Stl, sul consumo di suolo e sulle modalità di partecipazione delle comunità locali.
Un secondo capitolo rilevante della riforma riguarda il consumo di suolo. Nel corso delle audizioni in IV Commissione era emerso un giudizio nel complesso favorevole sull’esigenza di aggiornare il sistema di pianificazione, accompagnato però dalla richiesta di rafforzare gli strumenti per la rigenerazione urbana e il recupero del patrimonio esistente.
Il testo punta a privilegiare il riuso e la rigenerazione delle aree già urbanizzate rispetto all’edificazione di nuove aree. Sul tema sono tuttavia rimaste divergenze, soprattutto sulla definizione del bilancio del consumo di suolo e sulle deroghe previste per alcune tipologie di intervento. Anche gli enti locali avevano chiesto maggiore flessibilità e una definizione più chiara delle competenze dei Sistemi territoriali locali.
Durante l’esame in Commissione sono stati accolti anche alcuni emendamenti dell’opposizione, mentre il testo è stato modificato attraverso gli interventi della Giunta e dei gruppi consiliari. Restano quindi aperti diversi aspetti che potranno essere ulteriormente discussi attraverso gli emendamenti presentati per l’esame in Aula.
Il Consiglio regionale è chiamato ora a entrare nel merito dell’articolato. La discussione è programmata per entrambe le giornate del 30 settembre e del primo ottobre e, se necessario, potrà proseguire oltre l’orario previsto.

