Il Consiglio regionale approva il ritorno delle Province elettive in Friuli Venezia Giulia
Trieste – Con 26 voti favorevoli e 16 contrari il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato nella tarda serata del 30 giugno il disegno di legge 86 che segna il ritorno delle Province elettive, soppresse nel 2016. Il provvedimento ridisegna l’assetto delle autonomie locali, cancella gli Enti di decentramento regionale (EDR) e introduce un sistema articolato su tre livelli istituzionali: Comuni, Province e Regione.
Al voto favorevole dell’intero centrodestra si sono aggiunti quelli di Serena Pellegrino (Alleanza Verdi e Sinistra), Marko Pisani (Slovenska Skupnost) ed Enrico Bullian, consigliere indipendente del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg. Contrari il Partito Democratico, gli altri quattro consiglieri del Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, Rosaria Capozzi del Movimento 5 Stelle e Furio Honsell di Open Sinistra Fvg.
Il dibattito in Aula è stato caratterizzato da un duro confronto politico. Il primo a intervenire è stato Furio Honsell, che ha definito il testo troppo generico sulle funzioni delle future Province e ha criticato l’assenza del presidente della Regione Massimiliano Fedriga durante la discussione di quella che la maggioranza ha indicato come la riforma più importante della legislatura.
Critiche condivise anche da Rosaria Capozzi, secondo la quale il provvedimento ripropone enti privi di competenze chiaramente definite e con costi ancora incerti. Massimo Moretuzzo ha parlato invece di una riforma costruita senza il necessario confronto con i cittadini, richiamando anche le dichiarazioni dell’eurodeputato Alessandro Ciriani, che aveva definito il progetto un “poltronificio”. Sul tema dell’assenza del governatore è intervenuta anche Manuela Celotti (Pd).
A rispondere è stato l’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, spiegando che Fedriga era impegnato a Bruxelles per la riunione del Comitato europeo delle Regioni, convocata successivamente alla calendarizzazione della seduta consiliare.
Per il Partito Democratico la riforma resta povera di contenuti e rischia di non dare risposte concrete a cittadini, imprese e Comuni, che potrebbero vedere ridotta la propria autonomia.
Di segno opposto la posizione di Serena Pellegrino, che ha rivendicato la coerenza della propria scelta ricordando come il suo schieramento abbia sempre difeso il ruolo delle Province. Secondo la consigliera, la soppressione degli enti operata con la legge Delrio ha indebolito i territori e la sfida sarà ora quella di attribuire alle nuove Province competenze adeguate, evitando che restino semplici contenitori istituzionali.
In chiusura Diego Bernardis, intervenendo a nome della maggioranza, ha difeso il provvedimento sostenendo che il Friuli Venezia Giulia recupera finalmente un livello di governo di area vasta. Ha inoltre assicurato che le nuove Province avranno funzioni, personale e risorse, con competenze che saranno attribuite progressivamente attraverso le successive leggi di settore.
La riforma istituisce le Province di Udine, Gorizia, Pordenone e Trieste mantenendo gli stessi confini territoriali del passato. Presidente e Consiglio provinciale saranno eletti direttamente dai cittadini e resteranno in carica cinque anni, mentre una successiva legge regionale definirà il sistema elettorale e il numero dei consiglieri.
Dal 1° gennaio 2027 le nuove Province subentreranno agli EDR nella gestione dell’edilizia scolastica delle scuole superiori, della viabilità di competenza provinciale e di diverse funzioni autorizzatorie, tra cui quelle relative alla raccolta dei funghi, alla caccia, alle manifestazioni motoristiche e ciclistiche e all’utilizzo temporaneo del demanio idrico. Contestualmente saranno trasferiti anche il personale e il patrimonio degli EDR.
La riforma prevede inoltre un progressivo ampliamento delle competenze. Le Province potranno affiancare i Comuni, in particolare quelli con meno di 5.000 abitanti, nelle procedure di appalto, nell’assistenza tecnico-amministrativa, nei servizi informatici, negli espropri, nella progettazione di opere pubbliche e nella gestione dei progetti europei. Ulteriori funzioni saranno trasferite con successive leggi regionali nei settori delle infrastrutture, dei trasporti, dell’ambiente, del governo del territorio, della cultura, del lavoro, delle politiche sociali e delle attività produttive.
Per garantire il funzionamento dei nuovi enti sarà istituito un Fondo unico provinciale, mentre fino all’insediamento degli organi elettivi è prevista una fase transitoria: entro la fine del 2026 gli EDR completeranno le attività di liquidazione e, dal 1° gennaio 2027, le Province saranno amministrate da commissari straordinari nominati dalla Giunta regionale.
Le elezioni provinciali saranno convocate soltanto dopo il completamento del trasferimento delle funzioni fondamentali attraverso almeno sei leggi regionali di settore, che dovranno definire anche le risorse necessarie al loro esercizio.
Schema riassuntivo delle principali novità e competenze introdotte dal ddl 86
- ritorno delle quattro Province elettive (Udine, Gorizia, Pordenone e Trieste) e superamento degli EDR;
- nuovo assetto istituzionale con Comuni, Province e Regione;
- elezione diretta di presidente e Consiglio provinciale;
- trasferimento dal 1° gennaio 2027 delle funzioni oggi svolte dagli EDR, in particolare edilizia scolastica, viabilità e competenze autorizzatorie;
- progressivo ampliamento delle competenze con successive leggi regionali (trasporti, ambiente, territorio, cultura, lavoro, politiche sociali e altri settori);
- ruolo di supporto ai Comuni, soprattutto quelli più piccoli, nelle gare d’appalto, nell’assistenza tecnico-amministrativa e nei progetti europei;
- trasferimento del personale dagli EDR alle Province;
- Fondo unico provinciale per il finanziamento degli enti;
- fase transitoria con commissari fino all’insediamento degli organi elettivi;
- elezioni provinciali solo dopo il completamento del trasferimento delle funzioni.

