Il ghiacciaio del Montasio, l’ultimo del Friuli: cosa resta quando il ghiaccio si ritira

Udine – Cosa resta quando un ghiacciaio si ritira? Non soltanto meno ghiaccio. Restano rocce, nuovi laghi, versanti che possono diventare più instabili, ecosistemi che cambiano. E restano territori nuovi, che pongono una domanda sempre più attuale: come proteggerli senza limitarsi a inseguire ogni volta l’emergenza?

È da questa prospettiva che prende il via la Carovana dei Ghiacciai 2026, la campagna di Legambiente realizzata con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana e la collaborazione di CIPRA Italia. Un viaggio attraverso le Alpi per osservare da vicino le trasformazioni degli ambienti glaciali e mettere in relazione ricerca scientifica, conoscenza del territorio e partecipazione.

Dal 27 al 29 agosto la Carovana farà tappa in Friuli Venezia Giulia e avrà come osservato speciale il Ghiacciaio Occidentale del Montasio, l’unico apparato glaciale ancora presente nella regione e uno dei casi più interessanti delle Alpi Giulie.

Un ghiacciaio piccolo, ma scientificamente interessante

Il Montasio è un ghiacciaio di dimensioni ridotte e collocato a una quota relativamente bassa rispetto ai grandi apparati delle Alpi. La sua posizione, però, presenta alcune caratteristiche che ne hanno favorito la conservazione: l’esposizione settentrionale, l’ombreggiamento garantito dalle pareti del massiccio del Jôf di Montasio e gli importanti accumuli di neve prodotti dalle valanghe.

Questi fattori contribuiscono a spiegare perché il ghiacciaio abbia mantenuto una capacità di resistenza superiore rispetto ad altri apparati delle Alpi. Ma non devono trarre in inganno: il Montasio è molto diverso da quello che era un secolo fa.

Secondo i dati riportati da Legambiente e dalla Fondazione Glaciologica Italiana, dagli anni Venti a oggi ha perso circa il 75 per cento del proprio volume, mentre lo spessore del ghiaccio si è ridotto di circa 40 metri. La perdita di massa è stata particolarmente accentuata fino al 2005; negli anni successivi il ghiacciaio ha attraversato una fase di relativa stabilizzazione.

È proprio questa evoluzione a rendere il Montasio un caso interessante per il monitoraggio scientifico: un ghiacciaio fortemente ridimensionato nel corso dell’ultimo secolo, ma che ha mostrato una capacità di conservazione maggiore rispetto ad altri apparati alpini.

Il confronto con gli altri ghiacciai delle Alpi Giulie

La situazione del Montasio può essere compresa meglio guardando all’intero sistema delle Alpi Giulie.

Secondo le rilevazioni presentate da Legambiente, oltre al Montasio sopravvivono nella zona il Ghiacciaio del Canin orientale, in Friuli Venezia Giulia, e il Ghiacciaio del Triglav, in Slovenia. Entrambi sono ormai ridotti a poche placche di neve e ghiaccio e non presentano più le caratteristiche dei grandi ghiacciai del passato.

Nel complesso, i tre apparati conservano soltanto una piccola parte della massa glaciale presente durante la Piccola età glaciale, il periodo freddo che raggiunse il suo massimo tra il XVI e il XIX secolo.

Il confronto è particolarmente evidente nel caso del Canin: la sua superficie è passata da circa 9,5 ettari negli anni Cinquanta a 1,4 ettari nelle rilevazioni più recenti. Ancora più radicale è stata la trasformazione del Triglav, passato dai circa 40 ettari del 1946 a una superficie di appena 0,2 ettari nel 2022.

Il Montasio rappresenta dunque una sorta di ultimo testimone di un paesaggio glaciale che nelle Alpi Giulie è ormai quasi completamente scomparso.

Perché il Montasio resiste più a lungo

La relativa stabilità osservata negli ultimi anni non significa che il ghiacciaio sia immune alle trasformazioni climatiche. La sua particolare conformazione geografica, però, offre agli studiosi l’opportunità di comprendere meglio quali fattori possano rallentare la perdita di massa.

Uno dei più importanti è l’apporto di neve. Un ghiacciaio non riceve neve soltanto dalle precipitazioni che cadono direttamente sulla sua superficie: anche le valanghe possono trasferire grandi quantità di neve dai versanti circostanti.

Durante l’inverno 2023-2024, sul Montasio sono stati misurati circa otto metri di neve, un accumulo che contribuisce alla conservazione della massa glaciale.

Il dato mostra anche quanto sia complesso il rapporto tra condizioni meteorologiche e comportamento dei ghiacciai. Non basta osservare una singola stagione: per comprendere l’evoluzione di un ghiacciaio servono serie di osservazioni molto più lunghe, in modo da distinguere le oscillazioni annuali dalle tendenze di lungo periodo.

Non solo ghiaccio: i nuovi territori

È questo uno degli aspetti sui quali Legambiente richiama l’attenzione con la nuova edizione della Carovana.

Quando un ghiacciaio arretra, infatti, non si limita a diventare più piccolo. Libera superfici rocciose, modifica il drenaggio delle acque, può favorire la formazione di nuovi laghi e lasciare versanti instabili. Anche gli ecosistemi cambiano, con la progressiva colonizzazione delle aree rimaste libere dal ghiaccio.

Il ritiro glaciale produce quindi nuovi territori, che richiedono conoscenza e gestione. È una delle ragioni per cui il monitoraggio non riguarda soltanto la quantità di ghiaccio persa, ma anche le trasformazioni dell’ambiente circostante.

La Carovana arriva sul Montasio

La tappa friulana prenderà il via giovedì 27 agosto alle 20.30 a Malborghetto, al Palazzo Veneziano, con la proiezione del documentario L’ultimo superstite, dedicato al ghiacciaio del Montasio.

Venerdì 28 agosto sarà la giornata dedicata alle osservazioni sul campo. Dal Rifugio Grego, in località Sella Sompdogna, partirà l’attività in quota verso il ghiacciaio, con l’osservazione delle morfologie glaciali e un approfondimento scientifico.

Alle attività parteciperanno Federico Cazorzi, della Fondazione Glaciologica Italiana e dell’Università di Udine, e Valter Maggi, presidente della Fondazione Glaciologica Italiana e docente all’Università di Milano-Bicocca.

Sabato 29 agosto, a Udine, è previsto il momento conclusivo della tappa, con la presentazione delle osservazioni e dei dati raccolti.

La Carovana dei Ghiacciai 2026 attraverserà complessivamente le Alpi, tra Italia e Francia, dal 17 agosto al 3 settembre. Il programma era stato preceduto il primo agosto da un’anteprima internazionale sull’Adamello, dedicata al tema “Governare l’inatteso: ghiacciai, beni comuni e nuovi territori delle Alpi”, realizzata con la collaborazione del Club Alpino Italiano.

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