Il ministro degli esteri Antonio Tajani in visita a Trieste e Nova Gorica: al vaglio alternative al blocco di Schengen con la Slovenia

Gorizia – La sospensione di Schengen al confine tra Italia e Slovenia potrebbe essere sostituita, dopo il 18 dicembre, da un diverso sistema di controllo e cooperazione tra i due Paesi. È l’ipotesi avanzata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine dell’incontro di ieri a Nova Gorica con il ministro degli Esteri sloveno Tone Kajzer. Non si tratta dunque, per ora, di un annuncio sulla fine dei controlli: l’obiettivo indicato da Tajani è quello di individuare misure alternative che garantiscano sicurezza e contrasto all’immigrazione irregolare.

«L’Italia riflette in modo positivo sulla possibilità di sostituire, al termine della proroga, la sospensione di Schengen al confine tra Italia e Slovenia con misure concordate alternative», ha detto Tajani. Il ministro ha spiegato di aver già affrontato il tema con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e ha indicato come possibile modello una collaborazione mista tra le forze di polizia dei due Paesi, sul modello di quella esistente al confine tra Italia e Francia. L’attuale proroga scade il 18 dicembre 2026.

La questione è stata discussa nel corso della visita di Tajani a Nova Gorica, inserita in una missione che nella giornata di ieri ha toccato anche Trieste. In mattinata il ministro ha partecipato al Forum dell’Osservatorio Sud Est Europa al Ridotto del Teatro Verdi, con un confronto sull’integrazione europea dei Balcani occidentali insieme al ministro degli Esteri del Montenegro Ervin Ibrahimović. Nel pomeriggio si è trasferito a Nova Gorica per il colloquio con Kajzer e per un incontro con rappresentanti delle minoranze italiana in Slovenia e slovena in Italia.

L’agenda dei colloqui comprendeva diversi temi dei rapporti bilaterali: la posizione delle minoranze, la cooperazione economica, la connettività dell’Alto Adriatico, i collegamenti con i Balcani occidentali e il processo di allargamento dell’Unione europea. Italia e Slovenia hanno inoltre discusso della situazione dei controlli temporanei alle frontiere interne dello spazio Schengen. Il governo sloveno ha ribadito l’obiettivo di tornare al normale funzionamento dell’area Schengen, associandolo al rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell’Ue.

La scelta di Nova Gorica come sede dell’incontro ha avuto anche un valore simbolico. Il governo sloveno ha ricordato come l’area di Gorizia e Nova Gorica, dopo l’esperienza della Capitale europea della cultura 2025, rappresenti un esempio di cooperazione transfrontaliera. Per Kajzer, il confine può essere uno spazio di collegamento e di nuove opportunità, anziché un elemento di separazione.

Sul piano economico, la Farnesina ha sottolineato la crescita dei rapporti tra i due Paesi: l’interscambio commerciale ha raggiunto nel 2025 gli 11 miliardi di euro, con un aumento del 36 per cento rispetto al 2019. Tra gli altri temi affrontati c’è stata anche la possibilità di rafforzare la connettività dell’Alto Adriatico e i collegamenti con i Balcani occidentali.

La posizione del Pd Fvg

Sull’ipotesi di superamento dell’attuale sistema è intervenuta la segretaria regionale del Pd Fvg Caterina Conti, secondo la quale l’annuncio di Tajani arriva dopo anni di sospensione della libera circolazione, interrogazioni parlamentari e le prese di posizione del sindaco di Trieste.

«Vedremo quali saranno le misure alternative e aspettiamo con impazienza il ritorno della normalità anche se sarà comunque tardi», afferma Conti. La segretaria regionale del Pd collega poi la questione del confine sloveno alla decisione, annunciata nelle stesse ore, di prorogare i controlli con la Spagna.

Secondo Conti, «la notizia della ulteriore proroga del blocco di Schengen con la Spagna non lascia presagire nulla di buono», sostenendo che le frontiere verrebbero aperte o chiuse per ragioni di politica interna. La stessa esponente dem ricorda che i controlli alla frontiera con la Slovenia erano stati introdotti dall’Italia nell’autunno 2023 con motivazioni legate al rischio terroristico e sostiene che successivamente la questione sia diventata «una bandiera della destra».

La posizione espressa da Conti resta una valutazione politica. Sul versante governativo, Tajani ha invece motivato la diversa situazione con la Spagna con ragioni di sicurezza, citando in particolare la situazione a Ceuta e distinguendo quel caso dal confine terrestre con la Slovenia.

Per il confine italo-sloveno, quindi, il passaggio successivo sarà capire se nei prossimi mesi Roma e Lubiana riusciranno a definire il nuovo modello di cooperazione indicato da Tajani. Solo allora sarà possibile stabilire come cambieranno, dopo il 18 dicembre, i controlli lungo la frontiera.

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