Industria udinese, primo trimestre 2026 in lieve ripresa ma pesano le incognite energetiche

Una moderata ripresa dell’attività produttiva, ma ancora un quadro fragile nel confronto con lo scorso anno e fortemente influenzato dalle tensioni internazionali. È quanto emerge dall’indagine congiunturale elaborata dall’Ufficio Studi di Confindustria Udine sull’andamento dell’industria in provincia di Udine nel primo trimestre 2026.

La produzione industriale registra infatti un aumento congiunturale dello 0,6% rispetto all’ultimo trimestre del 2025, mentre resta leggermente negativa la variazione tendenziale sullo stesso periodo dell’anno precedente (-0,2%). Un rallentamento che segue il temporaneo rafforzamento osservato a fine 2025, quando la produzione era cresciuta dell’1,5% sia su base congiunturale sia tendenziale.

Secondo il report, a pesare sull’economia industriale è soprattutto il quadro geopolitico internazionale, aggravatosi dopo l’esplosione del conflitto in Iran a fine febbraio e le conseguenze sul mercato energetico e sulla logistica globale. La chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche mediorientali hanno provocato un aumento dei costi dell’energia e dei trasporti, alimentando l’incertezza per le imprese.

Il prezzo del petrolio Brent è salito da circa 60 a 108 dollari al barile dall’inizio dell’anno, mentre il gas naturale TTF è passato da 38 a 50 euro per megawattora. Le difficoltà nel traffico marittimo nel Golfo Persico hanno inoltre comportato rincari nel trasporto containerizzato e maggiori criticità nelle forniture internazionali.

In questo scenario molte aziende manifatturiere hanno scelto di anticipare la produzione e aumentare le scorte di materie prime e semilavorati, per ridurre il rischio di interruzioni nelle forniture e fronteggiare eventuali ulteriori aumenti dei costi energetici. Parallelamente, cresce l’attenzione verso investimenti finalizzati all’autonomia energetica, all’efficientamento dei consumi e alla digitalizzazione dei processi produttivi.

L’analisi dei diversi comparti evidenzia però andamenti differenziati. La siderurgia mostra segnali positivi, con una crescita del 2,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,5% su base annua, sostenuta dalla ricostituzione delle scorte lungo le filiere industriali e dalla domanda legata agli investimenti infrastrutturali.

Più debole invece la meccanica, che registra un calo dell’1,2% congiunturale e dell’1,1% tendenziale, frenata dall’incertezza sugli investimenti internazionali e dal rallentamento della domanda europea. In flessione anche il comparto legno-arredo (-2,7% e -2,2%), maggiormente esposto alla debolezza dei consumi e del mercato del contract. L’alimentare perde il 3% rispetto al trimestre precedente, pur mantenendo una crescita annua dell’1,2%.

Particolarmente difficile la situazione dei materiali da costruzione, con un calo del 19% rispetto al trimestre precedente e del 9% su base annua, mentre la carta mostra un recupero congiunturale del 6%, pur restando in forte flessione tendenziale (-10,4%). Segnali favorevoli arrivano invece da gomma-plastica (+1% congiunturale e +3% tendenziale) e dalla chimica, che cresce dell’8% rispetto al trimestre precedente pur restando negativa nel confronto annuo (-4,1%).

Sul fronte commerciale, il fatturato cresce dello 0,5% rispetto al trimestre precedente ma cala del 2,4% su base annua, confermando una domanda ancora debole, soprattutto nei mercati europei. Migliorano invece gli ordinativi, in aumento del 3,8% rispetto al quarto trimestre 2025 e del 2,9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dato che lascia intravedere una possibile stabilizzazione dell’attività industriale nei prossimi mesi.

Sale anche il grado di utilizzo degli impianti, passato dal 76,2% al 77,8%, mentre il mercato del lavoro mantiene una buona capacità di tenuta, con un incremento occupazionale dello 0,4%.

Le aspettative delle imprese restano orientate a una prudente fiducia: il 57% delle aziende prevede un aumento dei livelli produttivi nei prossimi mesi, il 40% si attende stabilità e soltanto il 3-4% ipotizza una flessione dell’attività.

«L’industria friulana continua a mostrare capacità di adattamento e resilienza, ma resta fortemente esposta all’evoluzione dello scenario internazionale, ai costi energetici e alle condizioni della domanda europea», commenta il presidente di Confindustria Udine, Luigino Pozzo. Pozzo sottolinea inoltre la necessità di puntare su innovazione tecnologica, formazione delle competenze e politiche industriali capaci di sostenere il sistema manifatturiero in un contesto internazionale sempre più competitivo.

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