Lavoratore morto di mesotelioma, Porto di Trieste condannato a risarcimento di 645mila euro

Trieste – Il Tribunale Civile di Trieste ha condannato l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale a risarcire con una cifra pari a 645.000 euro i familiari di Gino Gruber, un lavoratore morto per mesotelioma il 16 novembre 2015.
Il signor Gruber, che al momento del decesso aveva 71 anni, era socio lavoratore della cooperativa portuale “Terra”, che forniva allo scalo giuliano manodopera in appalto per le operazioni di scarico delle merci.

Tra il 1960 e il 1992 nel porto di Trieste venivano scaricate tonnellate di amianto, provenienti soprattutto dal Sudafrica. Gino Gruber era uno degli addetti che si occupavano di queste operazioni, svolte senza protezioni adeguate.

Infatti all’epoca l’amianto non era inserito nelle tabelle dell’Inail sui materiali ritenuti pericolosi, quindi non era obbligatoria alcuna prevenzione.

Alcuni anni dopo essere andato in pensione, nel 2013 il signor Gruber aveva iniziato ad accusare i sintomi del mesotelioma ed è morto di tale malattia nel 2015.

Nella causa civile successivamente intentata dai familiari, il giudice del Lavoro ha ritenuto responsabile l’Autorità Portuale (ora divenuta Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale) di responsabilità passiva, condannandola a un risarcimento di 645mila euro.

Ai fini della sentenza i giudici hanno considerato tra le dirimenti una comunicazione, inviata dal direttore dell’Ufficio del Lavoro Portuale nel 1978 alle associazioni ed enti interessati, in cui si avvertiva che la movimentazione dell’amianto presentava dei rischi per la salute, citando esplicitamente il mesotelioma.

Il documento consigliava maggiori protezioni per i lavoratori a contatto con l’amianto, ma le misure di prevenzione prese dalle aziende non sarebbero state adeguate.

L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale ha fatto sapere che presenterà ricorso contro la sentenza. Questa costituisce un precedente per l’Authority triestina.

Il primo pronunciamento della Cassazione risale all’8 ottobre 2012: la Suprema Corte sancì la condanna al Porto di Venezia su una vertenza simile riguardante i portuali e le loro famiglie.

Altre sentenze del medesimo tenore hanno condannato i porti liguri di Savona e Genova.

I giudici di Trieste, Venezia e Genova hanno ritenuto responsabili le Autorità Portuali (responsabilità passiva), mentre quelli di Savona hanno imputato l’intera responsabilità al datore di lavoro, ossia la compagnia portuale che prestava servizi per l’Autorità.

L’impugnazione della sentenza da parte dell’ASP del Mare Adriatico Orientale trova tra l’altro motivazione dal timore che una volta passata in giudicato essa costituisca un precedente che potrebbe dare il via ad una nutrita serie di richieste risarcimentali, con il rischio di affrontare enormi esborsi.

Infatti l’incubazione del mesotelioma è lunga e la malattia può manifestarsi anche dopo venti o trent’anni. Date alla mano, non si possono purtroppo escludere altre morti tra gli ex lavoratori del Porto dovute all’esposizione alle fibre di amianto.

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