Legge sul sostegno alle aziende agricole, resta fuori la lotta alla cimice asiatica

Roma – È stato convertito in legge il decreto 27/2019 per il rilancio dei settori agricoli in crisi e il sostegno alle imprese agricole colpite da eventi atmosferici avversi di carattere eccezionale.

Previsti anche interventi a favore del settore olivicolo-oleario, con particolare riferimento alle gelate della Regione Puglia nei mesi di febbraio e marzo e al contrasto della Xylella fastidiosa e di altre forme di fitopatie.

Il provvedimento inoltre istituisce un Fondo con una dotazione iniziale di 10 milioni di euro per l’anno 2019, presso il Ministero delle Politiche agricole, per favorire la qualità e la competitività del latte ovino.

La deputata del PD ed ex governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani aveva richiesto l’inserimento di un suo ordine del giorno allegato alla conversione in legge del Decreto, con cui chiedeva aiuti per fronteggiare l’emergenza cimici asiatiche, che però è stato respinto

”Il Governo – fa sapere l’on. Serracchiani in una nota – si è aggrappato ad argomenti pretestuosi e insussistenti per dire no agli aiuti di cui i nostri agricoltori avrebbero bisogno per difendersi dalla cimice. Una decisione chiaramente preconcetta che prescinde dal merito concreto del problema e dal procedimento da attivare per risolverlo: questa è solo politica”.

“L’intento era impegnare il Governo – spiega Serracchiani – ad autorizzare l’impiego delle necessarie risorse per consentire l’acquisizione da parte dei privati di reti e strutture a protezione della cimice marmorizzata asiatica (halyomorpha halys) per la difesa delle coltivazioni e dei redditi degli agricoltori”.

“Pur di respingere l’odg – aggiunge la deputata – hanno rigettato sulla Regione la competenza di attivare determinate misure del Piano di Sviluppo Rurale, sapendo benissimo che quelle misure non sono attivabili dal Friuli Venezia Giulia. È vero invece che rientrano tra le priorità del Piano Strategico Nazionale e che il Governo, se voleva, poteva attivarsi”.

Per Serracchiani “questa è un’occasione persa a freddo, perché a Roma, al ministero dell’Agricoltura, non manca chi sa come stanno le cose”.

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