Medici di base, allarme in Carnia: nessun candidato per 13 posti vacanti

Trieste – La crisi della medicina territoriale in Carnia si aggrava. Per i 13 incarichi vacanti di medico di medicina generale nel distretto carnico non risultano infatti candidati idonei o assegnatari, secondo quanto emerge dal decreto regionale pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione il 3 giugno scorso.

Il tema è stato portato all’attenzione del Consiglio regionale dal consigliere di Open Sinistra FVG Furio Honsell, che durante una recente interrogazione ha chiesto chiarimenti all’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi sul bando pubblicato il 1° aprile e scaduto alla fine dello stesso mese.

Secondo quanto riferito da Honsell, durante il dibattito in aula l’assessore non avrebbe fornito indicazioni sul numero delle domande presentate per coprire i posti disponibili. Un elemento che, secondo il consigliere regionale, contribuisce ad aumentare l’allarme per una situazione già difficile nelle aree montane.

Sono fonte di preoccupazione anche le tempistiche della procedura. La graduatoria dovrebbe essere approvata intorno alla metà di giugno; successivamente saranno necessari ulteriori quindici giorni per la convocazione degli eventuali candidati e altri 45 giorni affinché i professionisti selezionati possano aprire l’ambulatorio e iniziare l’attività. Tempi che Honsell giudica troppo lunghi rispetto alle necessità del territorio.

La Carnia rappresenta uno dei punti più critici della carenza di medici di famiglia in Friuli Venezia Giulia.

A livello regionale risultano vacanti 63 incarichi di medicina generale.

Secondo i dati richiamati da Honsell, ai bandi avrebbero risposto soltanto 12 candidati e sarebbero stati assegnati appena due posti.

Per Honsell il rischio è che migliaia di cittadini si trovino con sempre maggiori difficoltà nell’accesso alle cure di base, soprattutto in un territorio caratterizzato da distanze elevate, popolazione anziana e collegamenti complessi.

La Regione ha già introdotto una serie di misure per rendere più attrattivi gli incarichi nelle aree disagiate, tra cui la disponibilità di alloggi, incentivi economici aggiuntivi, supporto di collaboratori e una riduzione del numero massimo di assistiti. Resta però aperto l’interrogativo sollevato in Consiglio: quali ulteriori strumenti saranno messi in campo se anche questi interventi non dovessero bastare a coprire i posti vacanti e garantire la presenza dei medici di famiglia sul territorio?

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