Migranti deceduti in Porto Vecchio a Trieste, i comunicati di Caritas e ICS
Trieste – La morte di due persone migranti nell’incendio di un magazzino dismesso del Porto Vecchio riporta l’attenzione sul tema della gestione dell’accoglienza dei migranti a Trieste. Dopo la tragedia, Caritas diocesana e ICS (Consorzio italiano di solidarietà) intervengono con due prese di posizione che, pur con toni e accenti diversi, richiamano l’attenzione sulla necessità di garantire un riparo sicuro alle persone che vivono in condizioni di precarietà. Caritas chiede di rendere accessibili i posti disponibili nel sistema di accoglienza e invita a una responsabilità condivisa. ICS parla invece di «tragedia annunciata» e attribuisce precise responsabilità alle istituzioni, contestando le scelte di Comune, Prefettura e Questura. Di seguito pubblichiamo integralmente i due comunicati.
La Caritas diocesana
Nel giorno in cui ricordiamo e affidiamo a Dio i nostri defunti, la morte di un uomo e di una donna nell’incendio di un magazzino del Porto Vecchio mi riempie di profonda tristezza e indignazione. Due vite spezzate in un luogo cercato come riparo. Due persone la cui dignità ci riguarda, anche prima di conoscerne i nomi.
Sapere che, in questo momento, a Trieste ci sono posti liberi nel circuito di accoglienza rende ancora più doloroso quanto accaduto e pone una questione grave, che chiede di essere affrontata con urgenza. Occorre comprendere come rendere i posti disponibili effettivamente accessibili a chi è ancora senza un riparo sicuro e lavorare insieme perché questo avvenga.
Come sacerdote e direttore della Caritas di Trieste, sento che la preghiera richieda anche un’assunzione di responsabilità. Mentre le circostanze della tragedia vengono accertate, siamo chiamati, ciascuno per la propria parte, a tradurre la vicinanza alle persone più esposte in risposte concrete e tempestive.
Affidiamo queste persone alla misericordia del Padre. Il dolore e l’indignazione ci muovano a collaborare, con umiltà e determinazione, perché a ciascuno sia garantito un riparo sicuro. Onorare i morti ci impegna a custodire i vivi.
padre Giovanni La Manna S.J.
Direttore della Caritas di Trieste
ICS (Consorzio italiano di solidarietà
Due persone sono morte questa notte nell’incendio di uno dei magazzini del Porto Vecchio di Trieste, dove avevano cercato riparo. Esprimiamo il nostro dolore, ma non possiamo limitarci al cordoglio. Quanto accaduto è la conseguenza di una situazione di abbandono che si trascina da anni, conosciuta dalle istituzioni e alla quale non si vuole dare risposta. Lo scorso inverno altre due persone sono morte in questi magazzini. Eppure, nulla cambia.
Le responsabilità istituzionali sono precise e non possono essere ignorate. Da una parte, il Comune di Trieste continua a rifiutarsi di mettere a disposizione l’ex mercato di via Flavio Gioia, una struttura pubblica inutilizzata da anni, dotata di servizi igienici, docce e riscaldamento, la cui destinazione a dormitorio a bassa soglia è stata più volte proposta dalle associazioni solidali. Una soluzione concreta per offrire un riparo a chi oggi è costretto a dormire all’aperto o negli edifici fatiscenti del Porto Vecchio.
Dall’altra parte, la Questura continua a rinviare di due o tre mesi l’accesso alla procedura di asilo, rilasciando semplici inviti a ripresentarsi agli uffici, senza indicare che le persone hanno già manifestato la volontà di chiedere protezione internazionale. In questo modo, la Prefettura non provvede alla loro accoglienza, nonostante il diritto a riceverla sorga già con la manifestazione della volontà di chiedere asilo, alle condizioni previste dalla legge. Riteniamo che non si tratti di semplici inefficienze amministrative, ma di una strategia deliberata per eludere gli obblighi di legge, negare nei fatti il diritto all’accoglienza e spingere le persone ad allontanarsi dal territorio.
A questo si aggiunge la scelta di insistere sull’applicazione della procedura accelerata di frontiera, già contestata in sede giudiziaria, concentrando gli inserimenti a Casa Malala e nell’ex Ostello Scout di Campo Sacro, anziché utilizzare l’intera rete di accoglienza diffusa.
Il risultato è paradossale e intollerabile: da mesi gli appartamenti gestiti da ICS hanno mediamente 70 posti vuoti, mentre un centinaio di persone è costretto a dormire per strada o nei magazzini abbandonati del Porto Vecchio. Posti che potrebbero garantire un alloggio dignitoso e che rimangono inutilizzati per effetto delle scelte amministrative.
Il quadro è aggravato dalle recenti limitazioni imposte dalla Questura alla distribuzione di cibo e coperte in piazza Libertà. Non soltanto non si garantisce un riparo a chi vive in strada, ma si ostacolano persino le attività di solidarietà che cercano di assicurare il minimo indispensabile per sopravvivere. Sono scelte che, nel loro insieme, delineano una politica di violenza e abbandono, che comprime sistematicamente il diritto di asilo e le cui conseguenze possono essere mortali.
Chiediamo l’immediata apertura di una struttura di accoglienza a bassa soglia, la fine dei ritardi ingiustificati nell’accesso alla procedura di asilo e l’utilizzo dei posti disponibili nelle strutture già operative. Prefettura, Questura e Comune devono assumersi le proprie responsabilità e intervenire senza ulteriori rinvii.
La morte di queste due persone non può essere archiviata come l’ennesimo tragico incidente in un edificio abbandonato. A Trieste, mentre ci sono letti vuoti nelle strutture di accoglienza, le persone muoiono cercando riparo nei magazzini fatiscenti. Si tratta di una tragedia che è conseguenza di precise scelte istituzionali.
(Immagine da Pixabay)

