Trieste True Crime, una tre giorni per riflettere su cold case, femminicidi e indagini scientifiche

Perché il racconto dei delitti esercita una forte attrazione sul pubblico? E come distinguere la ricostruzione documentata dei fatti dalla loro trasformazione in storie destinate a circolare sui mezzi d’informazione? Sono alcune delle domande che si porranno alla seconda edizione di Trieste True Crime, in programma dal 5 al 7 novembre alla Sala Luttazzi del Magazzino 26, nel Porto Vecchio-Porto Vivo di Trieste.

Il festival riunirà giornalisti, criminologi, studiosi, professionisti delle forze dell’ordine ed esperti di medicina legale. Il filo conduttore sarà il rapporto fra rigore scientifico e racconto mediatico: un tema che riguarda non soltanto le tecniche investigative, ma anche il modo in cui la cronaca nera influenza la percezione della violenza, della giustizia e delle persone coinvolte nei casi giudiziari.

L’ingresso agli appuntamenti è libero fino a esaurimento dei posti. L’iniziativa è organizzata dall’associazione Accademia Veneta, in coorganizzazione con il Comune di Trieste e con il suo contributo, in collaborazione con la casa editrice Linea Edizioni. Ha il patrocinio dell’Università di Trieste e di Rai Friuli Venezia Giulia, che è anche partner, mentre il Gruppo Nem e Il Piccolo sono media partner.

L’apertura è prevista giovedì 5 novembre alle 18 con la presentazione della mostra “La verità nelle tracce. Oltre 120 anni di Polizia scientifica”, a cura del questore di Trieste, Lilia Fredella. Alle 18.30 lo psichiatra, neurologo e saggista Vittorino Andreoli dialogherà con Alberto Bollis, condirettore de Il Piccolo, nell’incontro “Il fascino del male. I segreti della mente criminale”.

Venerdì 6 novembre, dalle 10 alle 13, è previsto un appuntamento rivolto alle scuole sul tema del bullismo, intitolato “Ero un bullo”, con lo scrittore Andrea Franzoso, la docente dell’Università di Trieste Sergia Adamo e il garante regionale dei diritti della persona Enrico Sbriglia. L’incontro risulta già esaurito. Alle 18 il programma si sposterà sul modo in cui i media raccontano i casi di cronaca nera, con il giornalista e conduttore televisivo Massimo Giletti e il giornalista investigativo Alessandro Politi, inviato di “Chi l’ha visto?”.

Sabato 7 novembre si parlerà di casi irrisolti. Alle 15 il generale Luciano Garofano, già comandante del Reparto investigazioni scientifiche (Ris) di Parma, e il docente di criminologia e sociologia della devianza dell’Università di Bologna Simone Tuzza discuteranno dei cold case italiani, affrontando il rapporto fra criminologia, criminalistica e ricerca di elementi in grado di chiarire vicende rimaste senza una soluzione giudiziaria.

Alle 16 il cronista di nera e graphic journalist Salvatore Garzillo, conosciuto come Salgar, proporrà “Il giro di Nera Live. A Stand Up Tragedy”, una performance che combina racconto giornalistico e disegno per affrontare i grandi casi di cronaca e le storie delle persone coinvolte.

Alle 17 il programma prevede un confronto sul femminicidio e sulle vittime dirette e indirette. Interverranno Elisabetta Migliorelli, vicedirettrice del Tg2, Patrizia Romito, già docente dell’Università di Trieste, Valeria Dulbecco della Questura di Trieste, il comandante provinciale dei Carabinieri Gianpaolo Greco e lo stesso Garzillo. Modera la giornalista, già al Tg2, Francesca Nocerino. È previsto anche un videomessaggio di Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio.

L’ultimo incontro di sabato, alle 18.30, sarà dedicato alla scienza sulla scena del crimine. Barbara Vacca della Polizia scientifica di Roma, Stefano D’Errico, direttore della struttura complessa di Medicina legale dell’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi), e il medico legale Raffaele Barisani illustreranno metodi e competenze impiegati nelle indagini. Modera Laura Tonero, giornalista de Il Piccolo.

Il programma affianca dunque l’interesse per i casi irrisolti alla necessità di interrogarsi sulle conseguenze del modo in cui vengono raccontati. La diffusione di podcast, programmi televisivi e contenuti digitali ha reso il true crime un genere molto seguito, ma l’attenzione del pubblico può trasformarsi in semplificazione quando le ipotesi vengono presentate come certezze, la presunzione d’innocenza passa in secondo piano o le persone coinvolte diventano soltanto personaggi di una storia.

È su questo confine che il festival dichiara di voler lavorare: comprendere i fenomeni criminali, esaminare il funzionamento della giustizia e sviluppare uno sguardo critico sulla comunicazione, senza confondere la ricostruzione giornalistica con l’accertamento giudiziario.

La manifestazione prevede inoltre due riconoscimenti. Il Premio Giorgio Rossi è dedicato ai professionisti che promuovono nelle scuole l’educazione alla legalità; il Premio C.R.I.M.E. intende riconoscere un racconto del true crime rigoroso e responsabile, attento alla dignità delle persone coinvolte, alla presunzione d’innocenza e alla distinzione fra verità storica e verità giudiziaria.

Durante il festival, alla vicina Sala Carlo Sbisà sarà visitabile anche la mostra “La verità nelle tracce”, dedicata all’evoluzione della Polizia scientifica dal 1903 alle tecniche investigative più recenti. L’esposizione resterà aperta fino al 12 novembre, tutti i giorni dalle 10 alle 19, con ingresso libero.

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