Minniti a Trieste su sicurezza e migranti: proposto un patto tra Governo, Regione e Comuni

Trieste – Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha partecipato il 5 settembre all’incontro in Prefettura con la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, l’assessore Gianni Torrenti, i prefetti dei 4 capoluoghi, i vertici di tutte le forze dell’ordine e i sindaci dei Comuni di Trieste, Gorizia, Pordenone, Udine e Gradisca d’Isonzo.

La proposta delineata dal ministro, un patto con la Regione per la sicurezza, da mettere a punto entro ottobre, ha come interlocutore del Governo la Regione ma è rivolta anche ai Comuni, rappresentati dai rispettivi primi cittadini Rodolfo Ziberna (Gorizia), Alessandro Ciriani (Pordenone), Roberto Dipiazza (Trieste), Furio Honsell (Udine) e Lidia Tomasinsig (Gradisca d’Isonzo).

Minniti punta su una “forte cooperazione tra lo Stato e le realtà territoriali”, con un accordo interistituzionale che segua e si colleghi al decreto sulla sicurezza urbana, il quale porta la firma del ministro, convertito in legge lo scorso aprile.

In particolare, il Friuli Venezia Giulia vedrà raddoppiate le commissioni per il riconoscimento dello status di rifugiato e un rafforzamento dell’attenzione sui migranti che vengono rimandati nel Paese di primo accesso in base al Regolamento di Dublino (i cosiddetti “dublinanti”), profughi che hanno attraversato l’Italia, sono giunti in Francia, in Olanda, in Svezia, e poi sono stati intercettati dalla rete Eurodac, la banca dati delle impronte digitali, e rispediti verso il primo Paese europeo dove sono approdati e sono stati identificati.

Queste persone vengono rimandate in Italia, proprio perché è qui che sono arrivate via mare, o via terra, e qui – impone il regolamento dovrebbero presentare richiesta di protezione internazionale e attendere l’esito della domanda.

“Abbiamo il raddoppio delle commissioni – ha detto Serracchiani – molto importante per accelerare le procedure amministrative, l’attenzione sui cosiddetti “dublinanti”, quindi una task force che ci permetta di intervenire nei primi 60 giorni, che sono quelli fondamentali”.

Nel corso della riunione in Prefettura, la presidente Serracchiani ha richiesto una maggiore presenza delle forze dell’ordine in Friuli Venezia Giulia, regione di frontiera dove è importante rendere ancor più visibili i presidi della sicurezza e prevenire ogni possibile infiltrazione criminale o terroristica.

“Da parte nostra – ha detto Minniti – c’è e ci sarà il massimo dell’attenzione”. Il ministro ha ricordato che nella sua strategia politica sul tema dei migranti vi è il coinvolgimento diretto dei Paesi confinanti, l’Austria e la Slovenia, che sono membri del gruppo di contatto sul grande tema del Mediterraneo centrale. Di qui l’importanza della collaborazione internazionale tra le forze di polizia.

Minniti ha anche ricordato di essere stato definito criticamente “uno sbirro” [da Gino Strada, ndr] a fronte di risultati che segnano un forte rallentamento del flusso dei migranti in Italia, per via della semplificazione delle procedure dei ricorsi dei richiedenti asilo.

Una semplificazione cui la presidente del Friuli Venezia Giulia ha detto di “guardare con favore” perché bisogna “evitare tempistiche di rimpatrio che sono incompatibili con le esigenze della sicurezza”.

Sul tema dei richiedenti asilo, il ministro ha rilanciato l’utilità del Cpr (Centro di per il rimpatrio, uno per regione, destinato a non più di 80-100 persone), che sostituirebbe il Cara di Gradisca senza aggiungersi ad esso, e ha osservato che una disponibilità all’accoglienza diffusa superiore a quella degli attuali 94 comuni su 216 risolverebbe gran parte dei problemi percepiti in Friuli Venezia Giulia.

Minniti, dopo aver ascoltato i sindaci, ha rivendicato di aver prospettato sul tema della sicurezza una visione complessiva e organica, ma ha anche chiesto ai primi cittadini, al di là del loro colore politico, una risposta franca e rapida alla proposta di un patto per la sicurezza ampliato ai territori comunali.

Il ministro PD, dopo l’incontro in Prefettura, ha parlato al convegno dal titolo “Immigrazione, sicurezza e solidarietà. L’Italia protagonista in Europa e nel Mediterraneo”, organizzato nell’ambito della festa dell’Unità in corso di svolgimento a Trieste.

Nel suo energico intervento Marco Minniti ha sottolineato il clima pragmatico della riunione in Prefettura. Ha ringraziato gli amministratori per l’orientamento alla ricerca di soluzioni, a prescindere dal colore politico delle Giunte.

Ha poi chiarito la sua posizione sui due nodi critici della sicurezza internazionale, il terrorismo e i flussi di migranti: si tratta di fenomeni distinti, anche se alimentati entrambi dall’instabilità politica e dai conflitti in atto in Africa e Medio Oriente.

Il ministro ha ricordato che il traffico di esseri umani è una vera e propria industria, molto fiorente, che porta grossi introiti di denaro a Paesi come la Libia, privi di governi autorevoli, frammentati in gruppi e tribù spesso in contrasto tra loro, con forze dell’ordine fatiscenti e corrotte.

Combattere i trafficanti di uomini – per Minniti – deve andare di pari passo con la creazione di un’economia sana nei Paesi africani. Occorrono, da parte dell’Unione Europea, investimenti economici e soprattutto il rinforzo dei processi di stabilizzazione dei governi locali.

ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà e Caritas di Trieste, da parte loro, hanno diffuso una nota in cui manifestano la contrarietà rispetto all’abolizione di un grado di giudizio nella procedura di riconoscimento dello status di rifugiato ed alla creazione di campi profughi nei Paesi di partenza del flusso migratorio.

Minniti ha chiarito che non ritiene sostenibile un’accoglienza che sia superiore alla capacità di integrazione. Quanto ai campi profughi in Libia, il ministro ha evidenziato che è in corso un’azione di monitoraggio da parte di OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) e UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ).

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