Ogm: Confagricoltura Fvg, sì a ricerca e sperimentazione. Coldiretti: italiani restano contrari

Udine – Chiudere ancora le porte a tutto ciò che è OGM, ricerca compresa, è sbagliato.
È questa la posizione attuale di Confagricoltura Fvg, coerente con quella già adottata in tempi non sospetti, dopo la recente decisione della Corte di Giustizia europea sul caso di Giorgio Fidenato, condannato a pagare 16mila euro perché, nel 2014, ha coltivato mais ogm, nonostante fosse vietato da una legge del 2013.

Secondo la Corte, gli OGM possono essere banditi solo se c’è la prova che sono dannosi per l’uomo, gli animali o l’ambiente.

“Sugli OGM – dice Claudio Cressati presidente di Confagricoltura Fvg – la nostra organizzazione professionale ha da sempre sostenuto la necessità di predisporre delle norme basate su precise regole di coesistenza e di apertura alla ricerca indipendente”.

“La mancata attuazione in Italia, e in particolare in Friuli Venezia Giulia, di questa strategia legislativa (peraltro perseguita negli anni dall’Unione europea) ha prodotto una pericolosa e ingiustificata radicalizzazione delle posizioni e comportamenti contrari al pensiero scientifico. Non si può bloccare la ricerca scientifica indipendente che, in FVG, potrebbe e dovrebbe essere fatta anche dall’Ersa e dalle Università”.

“Da questo punto di vista – conclude Cressati – le norme regionali sull’assoluto divieto di coltivazione delle sementi ogm consentite a livello europeo e la totale mancanza di iniziative di ricerca rappresentano altrettante occasioni perse per comporre le varie posizioni (anche tecniche, economiche e ambientali), cosa che invece la politica avrebbe il dovere di compiere per il bene di tutti, agricoltori compresi”

Infine, aggiunge Confagricoltura Fvg, non si può dimenticare che dalle norme che permettessero la coesistenza, potrebbero derivare tangibili vantaggi per gli agricoltori (oltre 30 milioni di euro), per i consumatori (minor rischio di contaminazione di micotossine, possibili o sicure cancerogene) e per l’ambiente (minori consumi di energia, concimi e agrofarmaci per unità di prodotto).

“Buone norme di coesistenza – conclude l’Associazione – permettono ai produttori di scegliere cosa produrre e ai consumatori cosa consumare”.

Gli italiani restano contrari, dice Coldiretti

Quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) si oppongono oggi al biotech nei campi che in Italia sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa. È quanto emerge da una indagine Coldiretti/Ixè.

L’Italia – sottolinea la Coldiretti – è infatti tra la maggioranza dei Paesi membri dell’Unione che ha scelto di vietare la semina di Ogm sulla base della direttiva Ue approvata nel 2015.
“Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

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