Il piccolo paradiso di Bruno Lenardon e il suo rarissimo vino che sa di rosa

Trieste – Si sa, per conquistarlo bisogna a volte arrampicarsi un po’, ma questo piccolo paradiso sembra nascondersi proprio dietro l’angolo. Un lembo di terra piccolo ma vocatissimo. 

Ci arriviamo in una fresca e soleggiata mattinata di metà gennaio. Lasciandoci alle spalle il suggestivo paesino marinaro di Muggia (TS), direttamente dal centro, imboccata via Mazzini e quindi Viale XXV Aprile, saliamo in località Pisciolon.

Qui la vista spazia dall’altopiano del Carso alle colline che nascondono antiche cave di pietra istriana, tra muretti a secco, viti e olivi incontriamo Bruno Lenardon, esperto viticoltore ancora ebbro dell’infinita passione di fare vino e olio di qualità, perché in queste terre così si fa da 2000 anni!

Ci troviamo al confine tra Italia e Slovenia. Quassù, nel 1954, per una beffa del destino, la linea di confine tra la ex Jugoslavia e Italia venne tracciata sulla casa dei Lenardon, dividendola in due parti; solo dopo 6 mesi di confisca l’abitazione venne riconsegnata alla famiglia.

Bruno ci racconta il segreto della bontà dei suoi prodotti: il vento freddo che scende dall’altopiano del Carso incontra il sole caldo dell’Istria e la brezza marina. Questo magico intreccio genera un microclima ideale alla coltivazione di vite e olivi. È una terra di mezzo esposta a Sud tra il Carso e l’Istria, fatta di piccole vigne, piccoli segreti così preziosi come la vigna di Malvasia coltivata a pergola istriana da 80 anni!

Lenardon va fiero di quest’opera d’arte. La pergola è capace di catturare i raggi del sole riflessi dal terreno sottostante, che agiscono sull’uva migliorandone le caratteristiche organolettiche.
Non perdiamo altro tempo e tra una chiacchera e l’altra ecco arrivare nel calice direttamente dal recipiente l’ultima produzione di Malvasia: frutto di sei tipi di cloni diversi, ancora giovane e scalpitante ma già di buona personalità e lunghezza di sapore. Per scoprire l’armonia e la freschezza tipica di questo vitigno assaggiamo l’annata 2016 in bottiglia: il giusto tempo di affinamento l’ha resa morbida ed equilibrata.

La produzione di Lenardon prosegue con Aurum: un blend di moscato giallo e moscato bianco in parti uguali, vinificato secco da viti esposte a Sud, coltivate parte a pergola e parte in filari. Qui emergono all’assaggio note aromatiche, sapidità e freschezza che ci portano ad abbinamenti con aperitivi, risotti delicati, piatti di pesce e crostacei.

 

 

 

 

I vini di Lenardon sono tutti monovarietali. L’unico a bacca rossa è il Refosco dal Peduncolo Rosso, che si compone per il 60% di refosco dal peduncolo rosso e il 40% di refosco dal raspo verde, tipico di queste zone.

 

 

 

 

 

 

Assoluta novità e fiore all’occhiello di questa piccola azienda è senza dubbio Elysium: nasce da un vitigno molto raro, quasi scomparso, il moscato rosa di Parenzo. La sua origine è controversa, c’è chi afferma che arrivi dal Caucaso e chi dall’isola di Cipro. Faceva parte della tradizione vitivinicola Muggesana e Istriana prima e a cavallo delle due guerre. Quasi scomparso perché non redditizio: coltivarlo richiede quattro volte più tempo in vigna rispetto ad un altro vitigno. Va soggetto ad aborto floreale in fioritura: ne rimangono pochi chicchi sul grappolo.

 

Bruno lo coltiva perché è un ricordo indelebile della sua infanzia: nel 1954, in seguito al Memorandum di Londra, che riassegnava all’Italia e all’allora Jugoslavia le zone “A” e “B” del Territorio Libero di Trieste, una vigna di famiglia restò nel territorio della Jugoslavia per poche decine di metri e andò perduta.

Circa 30 anni fa la sua caparbietà ha reso possibile l’impresa di reimpiantare una nuova piccola vigna recuperando vecchi tralci abbandonati e innestandoli. Ora produce circa 400 bottiglie da 0,50 litri di questo nettare rarissimo, forse l’unico, molto profumato, che ricorda la rosa thea, la ciliegia e la fragolina di bosco: un connubio perfetto tra profumi e gusto.

Bruno Lenardon è anche custode di preziosi ulivi che protegge e cura con amore, ne estrae un extravergine DOP Tergeste di elevata qualità, ricco di polifenoli e un acido oleico superiore al 74%. La produzione è di circa 1000 bottiglie, destinate alla ristorazione e al consumatore più attento.

Az. Agr. Lenardon Bruno

Loc. Pisciolon 37 – Muggia (Ts)

Tel. 040 275020 
cell 348 6110712

 

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