Primo indagato nel Pordenonese per le azioni criminali dei “cecchini del weekend” nella Sarajevo assediata degli anni ’90
Pordenone – Le indagini della Procura di Milano hanno conseguito uno sviluppo significativo nell’ambito di un procedimento aperto nel 2025 su presunte azioni criminali avvenute durante l’assedio di Sarajevo nella guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995). Per la prima volta c’è un indagato formale, un uomo di 80 anni residente in provincia di Pordenone, che dovrà presentarsi per un interrogatorio nel capoluogo lombardo nei prossimi giorni.
Secondo gli atti notificati, l’anziano, ex autotrasportatore residente nel Pordenonese, è indagato per omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti nell’ambito di un fascicolo che ipotizza la sua partecipazione e quella di altre persone, allo stato non identificate, a uccisioni di civili disarmati durante l’assedio di Sarajevo.
Gli episodi contestati si collocano nel periodo in cui la città era circondata dalle forze serbo-bosniache. In tali anni gli attacchi con armi da fuoco contro la popolazione erano tra le principali cause di morte tra i civili.
Nel corso delle indagini, coordinate dal pubblico ministero Alessandro Gobbis del dipartimento milanese, gli investigatori dei carabinieri del ROS hanno perquisito l’abitazione dell’uomo, trovando diverse armi – due pistole, una carabina e quattro fucili – legalmente detenute. Secondo alcune testimonianze raccolte, in passato si sarebbe vantato di aver preso parte a tali attività belliche con frasi che alludono a “fare la caccia all’uomo”. Quanto riferito è ora al vaglio degli inquirenti.
L’inchiesta trae origine da un esposto presentato nel 2025 dal giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni, con la collaborazione degli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini, che ha portato alla luce elementi fino ad allora emersi in modo frammentario. La denuncia è collegata anche alla visibilità data al tema dal documentario “Sarajevo Safari” del regista sloveno Miran Zupanič, uscito nel 2022, che raccoglieva testimonianze su presunte forme di “turismo armato” durante l’assedio della città.
Il caso è noto a livello internazionale come quello dei cosiddetti “cecchini del weekend” o “sniper tourism”. Secondo le ricostruzioni, alcune persone – per lo più straniere e, secondo alcune ricostruzioni, provenienti da diverse nazioni europee – avrebbero pagato somme elevate e usufruito di appoggi logistici per raggiungere le posizioni di tiro attorno a Sarajevo controllate dalle milizie serbo-bosniache. Qui avrebbero impiegato armi da fuoco contro persone inermi nella città sotto assedio, compresi donne e bambini.
Ad oggi, l’indagato non è stato arrestato: gli inquirenti hanno emesso un invito a comparire per interrogatorio, atto che consente all’uomo di presentarsi spontaneamente in Procura per rispondere alle domande del pm e delle forze dell’ordine. L’interrogatorio è fissato per il 9 febbraio prossimo.
Le indagini sono complicate da una serie di fattori, tra cui il tempo trascorso dai fatti, la natura delle prove disponibili e la difficoltà di accertare direttamente responsabilità individuali in un contesto bellico esteso e complesso.
Nel corso dei mesi scorsi, diversi testimoni e alcune fonti investigative – compresi ex membri dei servizi di intelligence dell’area – avevano fornito racconti e elementi che ora vengono verificati nell’ambito del procedimento penale.

