San Valentino a Udine: la vera storia di Giulietta e Romeo, nobili friulani del XVI secolo

Udine – La ricorrenza di San Valentino è l’occasione per far conoscere l’origine della storia di Giulietta e Romeo, raccontata da Shakespeare nella tragedia omonima divenuta simbolo dell’amore che sfida l’eternità.

Le iniziative in occasione della festività sono curate dall’Associazione “Giulietta e Romeo in Friuli” e prevedono tra l’altro, per venerdì 15 febbraio, un incontro presso la Sezione Ragazzi della Biblioteca Civica “V. Joppi” dal titolo “A come amore” nell’ambito di una serie di eventi per la tradizionale Festa di San Valentino, che interessano i borghi Pracchiuso, Poscolle, Aquileia e Villalta di Udine, il 14, 15 e 16 febbraio.

L’associazione si propone di far esplorare ai giovanissimi il sentimento dell’amore in tutte le sue sfaccettature (per la vita, la lettura, la musica, l’arte, gli animali, l’ambiente…).

“Giulietta e Romeo in Friuli” è nata per divulgare la vera storia di Giulietta e Romeo, che nacque e si svolse in Friuli, come attestano Albino Comelli e Francesca Tesei con il libro “Giulietta e Romeo: l’origine friulana del mito”.

Come si svolsero i fatti e come mai la storia finì sul tavolo di William Shakespeare? Ce lo raccontano gli autori della guida “L’Acqua e la Memoria. Val D’Arzino e Altipiano di Pradis”.

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Tra le fila di Antonio Savorgnan, controversa figura di condottiero della famiglia Savorgnan, che teneva il feudo di Pinzano, nel 1510 militava suo nipote, il capitano Luigi da Porto, 26 anni, al comando di 50 cavalleggeri dell’esercito veneziano.

Il giovane guerriero era nato il 10 agosto 1485 a Vicenza da Bernardino da Porto e dalla nobildonna friulana Elisabetta Savorgnan del Torre. Secondo i contemporanei, era un giovane di bell’aspetto, poeta e uomo di lettere oltre che d’arme. Rimasto presto orfano di padre, era stato preso in tutela da uno zio paterno, letterato, che lo aveva istruito e poi lo aveva inviato ad Urbino per imparare il mestiere delle armi.

Il 26 febbraio 1511 Luigi partecipò, sotto mentite spoglie, al ballo in maschera indetto la sera di Carnevale al Palazzo Savorgnan di Udine: non è dato sapere se si era già innamorato della cugina, la quindicenne Lucina Sarvognan del ramo del Monte, e se fosse giunto al palazzo per rivederla, oppure se si innamorò di lei in quell’occasione: fatto sta che i due giovani si fidanzarono, in segreto perché appartenenti a due fazioni opposte: i Savorgnan del Monte e i del Torre.

Proprio in quell’occasione avvenne un sanguinoso tumulto conosciuto come Crudel zobìa grassa (crudele giovedì grasso).

Il 27 febbraio, in pieno Carnevale, Antonio Savorgnan inscenò un attacco imperiale a Udine chiamando a raccolta la popolazione per la difesa della città: nel caos che ne seguì, aizzò la fazione degli Zamberlani, milizie armate contadine vicine ai dominatori veneti, contro i nobili filoaustriaci.

Vi fu una terribile strage: furono depredati e messi a fuoco palazzi, uccisi feudatari, «trucidati come tori», scrive nel suo diario Gregorio Amaseo (1464-1541). Molti cadaveri vennero spogliati e fatti a pezzi per le strade della città. «La folla dei rivoltosi fece gran giubilo […] scorrendo di festa in festa, vestiti delli vestimenti de seta e divise de li gentilhuomini». Dopo appena un mese dal tumulto, per aggravare il già tragico scenario, in Friuli si verificò un disastroso terremoto e scoppiò la peste.

La tragica rivolta alimentò l’antica faida familiare tra i del Monte e i del Torre.

A causa di tali rivalità, Luigi e Lucina non poterono professare apertamente il loro amore. Si promisero però segretamente in matrimonio, e consumarono l’unione. Ma per colmo di sfortuna, nel giugno del 1511, in uno scontro contro gli imperiali fra Cormòns e Gradisca, Luigi Da Porto fu ferito da una punta di lancia al collo e restò paralizzato.

Poco dopo, la Repubblica di Venezia intervenne nella faida tra i Savorgnan del Torre e del Monte. Per riconciliare le famiglie e riunificare il feudo, il Consiglio decise che Lucina avrebbe sposato un esponente della fazione opposta. Il prescelto sarebbe potuto naturalmente essere lo stesso Luigi, ma la sua infermità lo aveva messo fuori causa. Lucina sposò invece Francesco Savorgnan del Torre, rientrato dall’esilio in terra imperiale, anche lui nipote di Antonio e cugino della giovane.

Ritiratosi in solitudine nella villa di famiglia nei pressi di Vicenza, Luigi da Porto scrisse una novella ispirata alla sua vicenda personale, ambientando la storia a Verona nel 1300 e chiamando Giulietta la protagonista. Secondo alcuni storici letterari, la novella servì da ispirazione a William Shakespeare per il celebre dramma “Romeo e Giulietta”.

Da fonti bibliografiche sappiamo infatti che la novella circolò parecchio negli ambienti culturali dell’epoca: è documentato che Luigi da Porto la inviò al cardinale ed umanista veneziano Pietro Bembo (1470 –1547) per averne un parere. Date le frequentazioni internazionali del Bembo, è possibile, e forse anche probabile, che il drammaturgo inglese ne fosse venuto a conoscenza.

[tratto da “L’Acqua e la Memoria. Val D’Arzino e Altipiano di Pradis” di Lorenzo Cardin, Tiziana Melloni e Maurizio Pertegato. Edizioni Studio Associato Comunicare 2015. Nella foto: “La ferita” della pittrice udinese Isabella Deganis (1945 – 2011), dipinto ispirato dalla vicenda di Luigi Da Porto e Lucina Savorgnan del Monte].

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