Sanità regionale, tempi ancora sotto gli obiettivi per le liste d’attesa: cosa fare se la visita è fuori termine

Trieste – Il Friuli Venezia Giulia continua a registrare difficoltà nel rispetto dei tempi massimi previsti per visite specialistiche ed esami diagnostici, pur mostrando i primi segnali di miglioramento. È quanto emerge dal Bollettino trimestrale sull’andamento delle liste d’attesa predisposto da Agenas – Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (l’organo tecnico-scientifico di supporto per il Ministero e per le singole Regioni nella gestione e nell’organizzazione dei rispettivi sistemi sanitari locali, ndr), che colloca la regione tra quelle in cui il rispetto dei tempi resta inferiore agli obiettivi nazionali.

Secondo il monitoraggio, «permangono percentuali di rispetto dei tempi ancora inferiori al 70% in 5 Regioni, pur con segnali di inversione di tendenza, come in Friuli Venezia Giulia».

Nel dettaglio, per le prestazioni classificate con priorità B (Breve), che dovrebbero essere garantite entro dieci giorni, il Friuli Venezia Giulia si attesta intorno al 70% di rispetto dei tempi massimi previsti. Per la diagnostica, invece, la percentuale supera di poco l’80%, un dato migliore ma ancora distante dagli standard fissati a livello nazionale.

Quando la visita viene fissata oltre i tempi previsti

Molti cittadini, davanti a una visita specialistica o a un esame diagnostico prenotato dopo mesi, ritengono che non esistano alternative. In realtà, la normativa nazionale prevede specifici strumenti di tutela quando il Servizio sanitario non riesce a rispettare i tempi indicati nella prescrizione medica.

Per ogni richiesta di primo accesso, il medico deve indicare una classe di priorità, alla quale corrisponde un tempo massimo entro cui la prestazione dovrebbe essere erogata:

  • U (Urgente): entro 24-48 ore;
  • B (Breve): entro 10 giorni;
  • D (Differibile): entro 30 giorni per le visite specialistiche e 60 giorni per gli esami diagnostici;
  • P (Programmabile): entro 120 giorni.

Se la data proposta dal Centro unico di prenotazione supera questi limiti, il cittadino può chiedere l’attivazione dei cosiddetti percorsi di tutela, previsti dall’articolo 3, comma 13, del decreto legislativo 124 del 1998.

In questi casi, l’Azienda sanitaria non dovrebbe limitarsi a rinviare la prestazione a una data successiva ai termini di legge, ma individuare una soluzione alternativa per garantire l’esame o la visita nei tempi previsti. La prestazione può essere effettuata in regime di libera professione intramoenia (ALPI) oppure presso una struttura privata accreditata, con il cittadino che paga soltanto l’eventuale ticket previsto, mentre la differenza di costo resta a carico del Servizio sanitario.

Un diritto poco conosciuto

Nella pratica, però, questo diritto resta spesso poco utilizzato.

Molti utenti non ricevono informazioni sull’esistenza dei percorsi di tutela al momento della prenotazione e ignorano la possibilità di richiederne l’attivazione. In molti casi è necessario presentare un’istanza formale all’Azienda sanitaria, una procedura che può risultare complessa per chi non conosce la normativa.

Il risultato è che numerosi cittadini finiscono per scegliere tra due sole alternative: attendere mesi per ottenere la prestazione oppure rivolgersi a strutture private pagando interamente di tasca propria.

Il Numero Bianco dell’Associazione Luca Coscioni

Per aiutare i cittadini a orientarsi, l’Associazione Luca Coscioni ha ampliato il proprio Numero Bianco (06 9931 3409).

Il servizio, nato per fornire informazioni sui diritti nel fine vita, offre ora assistenza anche a chi incontra difficoltà nell’accesso alle prestazioni sanitarie per le liste d’attesa.

«Un diritto non conosciuto rischia, nei fatti, di non essere esercitato. Questo vale quando una persona deve affrontare una scelta delicata sul fine vita, ma anche quando deve accedere a una prestazione sanitaria in tempi congrui. Su entrambi i temi, la complessità delle procedure e la difficoltà nel reperire informazioni chiare possono generare tempi incerti, confusione e impedire ai cittadini di conoscere e utilizzare pienamente i propri diritti», spiega l’Associazione Luca Coscioni.

Attraverso il Numero Bianco è possibile ricevere indicazioni su come attivare i percorsi di tutela e conoscere i passaggi necessari per presentare la richiesta alla propria Azienda sanitaria. La chiamata è gratuita e, se gli operatori sono occupati, è possibile lasciare un messaggio per essere richiamati.

L’associazione invita inoltre chi abbia riscontrato difficoltà o ritenga di aver subito un mancato rispetto dei propri diritti a segnalarlo tramite l’indirizzo e-mail informazioni@associazionelucacoscioni.it, così da valutare eventuali iniziative di tutela, anche sul piano legale o collettivo. Sul sito dell’associazione è disponibile anche la modulistica per richiedere l’attivazione dei percorsi previsti dalla normativa.

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