Suicidio medicalmente assistito, archiviata denuncia di Oppelli contro Asugi. Le reazioni dell’Associazione Luca Coscioni

Trieste – Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste ha disposto l’archiviazione della denuncia-querela presentata dalla signora Martina Oppelli nei confronti dell’azienda sanitaria universitaria giuliano isontina (Asugi). La decisione accoglie la richiesta della Procura e riguarda i tre dinieghi ricevuti dalla donna in merito all’accesso al suicidio medicalmente assistito.

Secondo il provvedimento, le valutazioni espresse dalla commissione medica rientrano nella discrezionalità tecnica e non presentano profili di rilevanza penale.

La signora Oppelli aveva intrapreso un percorso legale durato due anni, sostenendo di possedere i requisiti previsti dalla giurisprudenza costituzionale per accedere al suicidio medicalmente assistito con la sanità pubblica. In assenza di un esito favorevole, aveva deciso di recarsi in Svizzera.

Dopo l’archiviazione, Marco Cappato, rappresentante legale dell’Associazione Soccorso Civile e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, insieme a Claudio Stellari, Matteo D’Angelo e Felicetta Maltese (attivisti dell’Associazione Soccorso Civile), si sono presentati in questura a Trieste per autodenunciarsi. I quattro avevano aiutato la signora Oppelli ad accedere alla struttura svizzera.

Gli attivisti avevano già reso pubblica la loro scelta il giorno successivo alla morte della donna. Fino a oggi, tuttavia, non risultavano essere stati contattati da parte dell’autorità giudiziaria né c’era notizia di procedimenti avviati.

Cappato ha spiegato che la decisione nasce dalla volontà di chiarire il profilo giuridico della loro condotta: “Se il comportamento dell’azienda sanitaria è stato ritenuto legittimo, chiediamo che venga valutato anche il nostro, avendo aiutato Martina a compiere una scelta che ritenevamo rientrasse nei requisiti previsti”.

L’avvocata Filomena Gallo – Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e legale di Martina Oppelli – ha evidenziato le difficoltà applicative delle pronunce della Corte costituzionale. “Questa archiviazione mostra una distanza tra i diritti riconosciuti e la loro applicazione. Le aziende sanitarie adottano interpretazioni restrittive che rendono complesso l’accesso a quanto previsto”, ha dichiarato. La Corte costituzionale infatti aveva chiarito che le Regioni possono intervenire per organizzare i servizi sanitari per il suicidio medicalmente assistito.

La vicenda riporta al centro il tema del fine vita e dell’applicazione della sentenza n. 242 del 2019, che disciplina in Italia l’aiuto alla morte volontaria in presenza di specifiche condizioni.

In assenza di una legge nazionale organica, il dibattito resta aperto anche a livello di sanità regionale.

E a questo proposito, l’Associazione Luca Coscioni ha reso noto di stare seguendo – sempre a Trieste – un caso analogo a quello della signora Oppelli, relativo a una richiesta simile che però è stata già respinta dall’azienda sanitaria.

L’organizzazione ha sollecitato il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia a riprendere la discussione sulla proposta di legge “Liberi Subito”, già presentata con oltre ottomila firme e non approvata.

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