Taglio dei fondi per l’accoglienza dei migranti: a rischio 200 lavoratori e il sistema di integrazione

Trieste – Con il taglio dei fondi per la gestione dell’accoglienza dei migranti a Trieste, ci sono forti incertezze sul futuro lavorativo di 200 lavoratori impiegati in questo ambito.

Inoltre, la mancanza di finanziamenti porterebbe alla chiusura di servizi di integrazione dei migranti, con conseguenti ricadute sulla sicurezza dell’intera città

È la denuncia degli operatori dell’Ics, Consorzio Italiano di Solidarietà, contenuta in una lettera aperta inviata il 4 luglio al Prefetto di Trieste, Valerio Valenti.

Di seguito il contenuto integrale della lettera

Egregio Signor Prefetto,

scriviamo questa lettera per richiamare la Sua attenzione sulle pesanti incertezze che gravano sul futuro del sistema di accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo della città e dei lavoratori in esso impiegati.

Siamo lavoratori e lavoratrici di ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà. Da altre vent’anni siamo
impegnati sul fronte della accoglienza e oggi, in sinergia con altre realtà del territorio, garantiamo questo servizio per conto della Prefettura di Trieste. Con la pratica, l’esperienza e il lavoro abbiamo sviluppato professionalità specifiche e competenze che hanno favorito l’integrazione e l’inserimento sociale dei migranti. Ora i nostri 200 posti di lavoro sono a rischio.

Durante questa periodo siamo stati testimoni diretti dei cambiamenti che hanno interessato il fenomeno migratorio e ce ne siamo fatti sempre carico. Abbiamo sopportato i richiedenti asilo nei rapporti con il territorio: accompagnamenti medici e scolastici, mediazioni linguistiche, supporto psicologico, consulenze legali, corsi di italiano, corsi di formazione.

Con numerosi Servizi sono state stipulate delle convenzioni e concordate prassi e modalità di accesso e utilizzo can il risultato di migliorare e snellire le condizioni di erogazione a vantaggio di tutti. Operiamo anche in supporto agli organi istituzionali, procedendo ad esempio alla notifica di atti che prima venivano effettuati dalla Questura ed in costante collaborazione con l’Ufficio Immigrazione della Prefettura nell’organizzazione dei trasferimenti prefettizi.

Il taglio dei fondi per la gestione dell’accoglienza a Trieste, come da bando 2019, non può più garantire L’impiego di questo personale, elimina completamente le voci di spesa per i servizi di integrazione e insegnamento della lingua e compromette gravemente la possibilità di seguire singoli e famiglie migranti nei loro percorsi di accesso ai servizi, tra cui quelli medico-sanitari e di tutela delle vulnerabilità, riducendo il sistema di accoglienza alla sola gestione di vitto e alloggio.

Le ricadute sul territorio si concretizzeranno in un maggior carico di lavoro per l’Azienda Sanitaria, l’Agenzia delle Entrate, l’Anagrafe, il Centro per l’Impiego, i Servizi Sociali e scolastici, le Questura e la Vostra stessa Prefettura, e tutti gli altri uffici pubblici del territorio, creando un maggiore disagio per tutta la cittadinanza.

Trieste è uno dei punti d’arrivo della rotta balcanica: nel 2017 sono arrivate 840 persone, 1.541 nel 2018, nei primi quattro mesi del 2019 sono già quasi triplicate rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, e sono destinate ad aumentare ulteriormente durante i mesi estivi. Le necessità di queste persone rimarranno invariate e – senza la presa in carico che abbiamo sempre garantito – si verrà a creare una seria criticità per l’intero territorio e si alimenterà il rischio di fenomeni di emarginazione ed esclusione sociale.

In conclusione, l’incertezza che incombe sul futuro del sistema di accoglienza a Trieste pone seri
interrogativi sul piano occupazionale, sociale e di tutela dei diritti dei richiedenti asilo politico, ed è per queste ragioni che ci rivolgiamo a Lei con questa lettera aperta. Lo facciamo pubblicamente perché dissipare questa incertezza non interessa solo noi, ma anche tutte le cittadine e i cittadini di Trieste.

Come lavoratrici e lavoratori dell’accoglienza, Le chiediamo un momento di confronto in merito alle prospettive del sistema di accoglienza a Trieste e alla possibile perdita di oltre 200 posti di lavoro.

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