Vendemmia 2026 in FVG, raccolta sempre più lunga. Cosa cambia per i viticoltori

FVG – Il bilancio della vendemmia 2026 in FVG prefigura un dato che sta preoccupando i produttori: il periodo di raccolta è sempre più lungo. In quarant’anni si è passati da 30-35 a 50-55 giorni.

È uno degli effetti meno evidenti dei cambiamenti climatici sulla viticoltura regionale, ma è molto rilevante per le aziende, con conseguenze sull’organizzazione produttiva, sulla gestione delle cantine e sui costi della manodopera stagionale.

Nella stagione appena trascorsa, le prime uve destinate alle basi spumante sono state raccolte dal 10 agosto (data d’inizio mai raggiunta fino a quest’anno), mentre per arrivare alle varietà rosse si è dovuto attendere l’inizio di ottobre.

Un calendario molto più ampio rispetto al passato, che non significa necessariamente che ogni singola varietà maturi più lentamente: sono soprattutto la diversa velocità di maturazione delle uve e la maggiore distanza temporale tra le prime e le ultime raccolte a dilatare il lavoro complessivo.

Per le aziende il cambiamento ha effetti pratici. «Questa dilatazione dei tempi ha delle conseguenze sotto l’aspetto sia organizzativo sia dei costi», spiega il presidente del Consorzio Doc Friuli Stefano Trinco, indicando tra gli esempi le giornate di conferimento nelle cantine cooperative e l’allungamento dei contratti degli operai agricoli stagionali. Un periodo vendemmiale più lungo significa infatti mantenere per più tempo attive squadre di raccolta, trasporti, conferimenti e attività di cantina.

Il 2026 ha inoltre mostrato quanto la disponibilità di acqua possa condizionare le differenze tra territori. I dati di Arpa FVG descrivono un’estate eccezionalmente calda e siccitosa: in pianura la temperatura media dei mesi di giugno, luglio e agosto è arrivata a 25,2 gradi, uno dei valori più elevati mai registrati e superiore anche a quello dell’estate 2003. Le precipitazioni sono state particolarmente scarse e irregolari, con un periodo siccitoso iniziato già tra la fine di giugno e l’inizio di luglio e protrattosi oltre metà agosto.

La conseguenza è stata una forte differenza tra vigneti irrigati e non irrigati. La situazione era già emersa a metà agosto, quando l’avvio della raccolta era partito il 10 agosto a Dolegna del Collio. In quella occasione era stata rilevata la sofferenza delle aree dei Colli Orientali prive di infrastrutture irrigue. Il Consorzio Doc Friuli indica nelle zone collinari non irrigate quelle maggiormente penalizzate, mentre in pianura l’irrigazione ha permesso di gestire meglio i lunghi periodi senza pioggia, a fronte però di costi aggiuntivi.

Sul piano produttivo, il bilancio del Consorzio è positivo: le quantità vengono indicate in linea con gli anni precedenti, mentre la qualità viene giudicata superiore. Si tratta tuttavia di una valutazione ancora legata alla fase di lavorazione delle uve in cantina. Le analisi disponibili durante la stagione avevano già evidenziato uve generalmente sane e una maturazione molto rapida, ma anche la necessità di prestare attenzione all’equilibrio tra zuccheri e acidità. L’Unione Italiana Vini ha infatti rilevato per la vendemmia 2026 gradazioni tendenzialmente elevate e acidità spesso più contenute, legate alle alte temperature e alla siccità.

Il tema, quindi, non riguarda soltanto il risultato di una singola annata. La stessa Regione, nel luglio scorso, aveva indicato l’adattamento ai cambiamenti climatici e l’innovazione tra le questioni con cui la vitivinicoltura regionale dovrà confrontarsi.

ERSA FVG, inoltre, partecipa dal 2026 al progetto europeo IDEOLOGIST, dedicato anche allo sviluppo di strategie per rendere i vigneti più adatti alle nuove condizioni climatiche e alla crescente attenzione per la salute dei suoli.

Per le aziende friulane, la vendemmia 2026 lascia così almeno tre questioni aperte: la disponibilità dell’acqua, la gestione di un calendario di raccolta più lungo e la capacità di mantenere l’equilibrio delle uve in condizioni di maturazione sempre più rapide.

Il lavoro in cantina dovrà ora verificare quanto le buone condizioni sanitarie e qualitative rilevate durante la raccolta si tradurranno nei vini della nuova annata.

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