Dieci anni senza Giulio Regeni, Fiumicello si colora di giallo per chiedere ancora verità e giustizia
Fiumicello (Ud) – Dieci anni dopo la scomparsa di Giulio Regeni, Fiumicello Villa Vicentina torna a colorarsi di giallo, con nastri e coccarde appesi alle vetrine dei negozi, nei dehors dei bar e lungo la via principale del paese in provincia di Udine dove il giovane ricercatore era nato e cresciuto. Un segno discreto e civile che accompagna una ricorrenza dolorosa e una ferita ancora aperta, che non vede ancora risposte definitive.
Giulio Regeni scomparve al Cairo il 25 gennaio 2016. Aveva 28 anni e si trovava in Egitto per condurre una ricerca sui sindacati indipendenti, un tema considerato sensibile dal regime. Il suo corpo fu ritrovato il 3 febbraio sul ciglio dell’autostrada tra Il Cairo e Alessandria, con segni evidenti di torture prolungate. Da allora, la richiesta di verità e giustizia non si è mai fermata.
A Fiumicello la giornata è scandita da momenti di incontro e riflessione. Nel primo pomeriggio l’appuntamento è alla pista di pattinaggio per “Parole, immagini e musica per Giulio”, un momento pensato per stringersi attorno alla famiglia Regeni. Tra gli altri ospiti dell’evento commemorativo ci sono la cantante Elisa, don Luigi Ciotti, Alessandro Bergonzoni, Pif, Gherardo Colombo ed Elly Schlein. Seguiranno la proiezione del documentario Giulio Regeni. Tutto il male del mondo di Simone Manetti e una camminata dei diritti lungo le vie del paese. Alle 19.41, l’ora in cui Giulio inviò il suo ultimo messaggio dal Cairo prima di essere rapito, nel piazzale dei Tigli viene osservato un minuto di silenzio.
In queste ore Fiumicello accoglie anche il cosiddetto “popolo giallo”, arrivato per partecipare alle iniziative e per visitare la mostra Giulio continua a fare cose… – Il Popolo giallo: una storia collettiva, allestita nella sala consiliare del municipio. L’esposizione ripercorre dieci anni di mobilitazione civile attraverso immagini, oggetti, installazioni e video, raccontando una storia fatta di persone, piazze e simboli. Una memoria condivisa che, come si legge in una delle frasi lasciate dai visitatori, evidenzia che “la verità si conosce, manca la giustizia”.
Sul piano giudiziario, la Procura di Roma ha individuato responsabilità precise. Gli agenti dei servizi di sicurezza egiziani individuati dalle accurate indagini degli inquirenti italiani sono accusati di sequestro, lesioni e omicidio. L’inchiesta si è però scontrata con la mancata collaborazione delle autorità egiziane e con una lunga serie di depistaggi. A dieci anni dai fatti, la verità resta incompleta e il processo non ha ancora potuto svolgersi pienamente.
Il caso Regeni non è mai stato considerato isolato. La sua vicenda continua a richiamare l’attenzione sulla situazione dei diritti umani in Egitto, dove migliaia di persone sono detenute per motivi politici. Ricordare Giulio, a distanza di un decennio, vuol dire mantenere viva questa consapevolezza e sostenere una richiesta che non si è esaurita nel tempo, grazie alla determinazione della famiglia, alla mobilitazione civile e al lavoro della magistratura.

