Giorno della Memoria, in Friuli Venezia Giulia numerose cerimonie e iniziative commemorative

FVG – Il Friuli Venezia Giulia ha commemorato oggi, martedì 27 gennaio 2026, il Giorno della Memoria con numerose cerimonie e iniziative ufficiali distribuite sull’intero territorio regionale. Dalla mattina fino al tardo pomeriggio, istituzioni, scuole, associazioni e cittadini hanno preso parte a un fitto calendario di appuntamenti dedicati al ricordo della Shoah e di tutte le persecuzioni, in una giornata segnata da momenti di raccoglimento e riflessione civile.

Udine

A Udine il programma promosso dal Comune, articolato in circa 18 eventi tra il 19 gennaio e il 5 febbraio, ha vissuto oggi alcuni dei momenti centrali.

La mattinata si è aperta alle 9 al Cimitero urbano monumentale con la deposizione di una corona in memoria degli Internati Militari Italiani, a cura di APO e ANED. Un gesto di omaggio rivolto a quanti, dopo l’8 settembre 1943, subirono la deportazione e la prigionia nei lager nazisti per aver rifiutato di collaborare con il regime.

Alle 11.30, in via Pracchiuso 83, si è tenuta la commemorazione presso la targa dedicata a Teresio Olivelli, Medaglia d’Oro al Valore Militare, figura emblematica della Resistenza civile e cristiana. La cerimonia, curata da APO, ha ricordato la vicenda dell’alpino, reduce di Russia, che dopo il 1943 scelse di non aderire al nazifascismo, transitò da Udine durante la fuga e divenne partigiano. Arrestato, fu deportato nei lager di Flossenbürg e Hersbruck, dove morì nel 1945 dopo essersi distinto per l’aiuto prestato ai compagni di prigionia. Per questo è oggi venerato come Beato dalla Chiesa cattolica.

A mezzogiorno, al Parco della Rimembranza, si è svolta la cerimonia ufficiale con la deposizione di una corona al monumento per i caduti nei campi di sterminio nazisti, sotto l’arco Ettore Gilberti. Presenti studenti, autorità civili e militari, associazioni d’Arma e della memoria, in un momento collettivo di raccoglimento promosso da ANED.

Nel suo intervento, il vicesindaco Alessandro Venanzi ha richiamato con forza il significato civile della ricorrenza. «La Giornata della Memoria è prima di tutto una responsabilità civile», ha affermato, sottolineando come ricordare la Shoah significhi impedire che lo sterminio di oltre sei milioni di persone venga relegato a un capitolo lontano della storia. «È stato il punto più basso toccato dall’Occidente, un baratro in cui non dobbiamo più cadere». Venanzi ha poi collegato la memoria storica all’attualità, parlando di una democrazia fragile, di un dissenso che torna a essere represso e di una differenza sempre più spesso percepita come minaccia. «Non possiamo girarci dall’altra parte», ha concluso, ribadendo che Udine, medaglia d’oro al valor militare per la guerra di Liberazione, intende continuare a farsi carico di questa responsabilità.

Nel corso della cerimonia in via Pracchiuso è intervenuto anche l’assessore alla Cultura Federico Pirone, che ha posto l’accento sull’attualità dell’esempio di Olivelli. «Cresciuto durante il fascismo, Olivelli è figlio di un tempo in cui il regime seppe esercitare un fascino profondo tra consenso, assenza di contrasti e troppe complicità», ha ricordato. La sua scelta di autonomia di giudizio e libertà di coscienza, fino all’estremo sacrificio, è stata indicata come un riferimento prezioso in una fase storica complessa, segnata da nuove forme di intolleranza e da un linguaggio pubblico sempre più aggressivo.

La giornata udinese si concluderà questa sera, alle 20.30, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine con il Concerto della Memoria, aperto al pubblico. La FVG Orchestra, diretta da Paolo Paroni, accompagnerà l’ascolto di musiche ispirate alla tradizione ebraica o firmate da compositori perseguitati dal nazismo, in un dialogo tra musica, storia e coscienza civile, a cura della Fondazione Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

Trieste

A Trieste le celebrazioni si sono aperte già dalle prime ore del mattino. Alle 9 la Polizia di Stato ha deposto una corona d’alloro presso la lapide che ricorda la prigionia di Giovanni Palatucci nel Carcere del Coroneo, su iniziativa della Questura e dell’Associazione nazionale “Giovanni Palatucci” Onlus.

Alle 9.30 ha preso avvio la marcia silenziosa organizzata da ANED verso la Stazione Centrale, dove alle 10 il Comune di Trieste ha deposto una corona davanti alla lapide che ricorda i convogli partiti tra il settembre 1943 e il febbraio 1945 verso i campi di deportazione.

Il momento centrale della giornata si è svolto alle 11 alla Risiera di San Sabba, monumento nazionale e unico campo di concentramento nazista in Italia dotato di forno crematorio. La cerimonia, seguita anche in diretta streaming, si è aperta con la deposizione di una corona d’alloro nel cortile del complesso, alla presenza di autorità civili, militari e religiose, dei rappresentanti delle associazioni dei deportati, dei partigiani e delle associazioni combattentistiche.

Nel suo intervento, il sindaco Roberto Dipiazza ha sottolineato che «la memoria storica non è un esercizio retorico, ma un dovere civile e morale», un ponte da costruire insieme alle nuove generazioni per riconoscere e contrastare nel presente i segnali di odio, intolleranza e discriminazione.

Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga, a margine della cerimonia, ha richiamato l’attenzione sull’aumento dei fenomeni di antisemitismo, osservando come per anni si sia dato per scontato che certi valori fossero definitivamente consolidati. «Così invece non è», ha detto, auspicando che il Giorno della Memoria continui a essere un momento di unità delle comunità.

Il prefetto Giuseppe Petronzi ha evidenziato il dovere delle istituzioni nel preservare una memoria che rischia di appannarsi con il passare del tempo, mentre la procuratrice capo Patrizia Castaldini ha ricordato come questa giornata serva «per non dimenticare, per evitare che possa di nuovo verificarsi». Durante la cerimonia non è mancato un momento di preghiera, affidato al vescovo di Trieste monsignor Enrico Trevisi, con un richiamo esplicito contro il riemergere di razzismo, antisemitismo e violenza.

Pordenone e Gorizia

A Pordenone la mattinata è stata dedicata alla deposizione di corone e alla cerimonia istituzionale nel cortile dell’ex Provincia, mentre il Teatro Verdi ha ospitato lo spettacolo “Qui era. Qui è.” rivolto agli studenti, con replica serale aperta al pubblico. Nel pomeriggio si è svolta anche la passeggiata audio-guidata sui luoghi della deportazione.

A Gorizia la giornata è stata scandita dalle visite guidate alla Sinagoga e, nel tardo pomeriggio, dalle letture di testi promosse dal Comune.

In numerosi altri centri del Friuli Venezia Giulia, da Buia a Staranzano, fino a Villaraspa, la memoria si è intrecciata a gesti simbolici come la deposizione di corone e la posa delle pietre d’inciampo, con il coinvolgimento di studenti, amministratori e associazioni locali.

Una giornata intensa, diffusa e partecipata, che ha ribadito come il ricordo della Shoah e delle persecuzioni non sia solo un dovere verso il passato, ma un impegno concreto nel presente.

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