Allerta gialla per acqua alta sulle coste della regione, Adriatico su livelli eccezionali
FVG – Per la terza volta dall’inizio dell’anno scatta l’allerta meteo di criticità gialla per acqua alta lungo le coste del Friuli Venezia Giulia. L’avviso regionale numero 7/2026 è valido dalle 20 di martedì 17 febbraio alle 2 del 18 febbraio e segnala possibili problematiche in corrispondenza del picco di marea previsto alle 23.40.
Secondo le previsioni, fino a mercoledì sulla regione affluiranno correnti nord-occidentali secche e stabili. Giovedì è atteso l’arrivo di una profonda saccatura atlantica che determinerà un peggioramento del tempo, mentre da venerdì dovrebbe aprirsi una fase anticiclonica più stabile e mite. Nel frattempo, però, l’attenzione resta concentrata sulla costa, dove l’innalzamento del livello del mare può creare disagi in concomitanza con l’alta marea.
Il dato che colpisce è la tempistica. Gennaio e febbraio, storicamente, sono mesi caratterizzati da maree più contenute rispetto al periodo autunnale, quando si concentra la maggior parte degli episodi significativi. Quest’anno, invece, l’Adriatico ha mantenuto livelli insolitamente elevati per settimane consecutive.
A Venezia il sistema di dighe mobili del MOSE è stato sollevato 23 volte dall’inizio di gennaio, un numero che si avvicina a quello registrato in interi anni recenti. Tra il 2024 e il 2025 i sollevamenti complessivi erano stati rispettivamente 28 e 27. Un’accelerazione che fotografa un’anomalia persistente.
Dall’1 al 14 febbraio la marea astronomica ha raggiunto ogni giorno i +70 centimetri, superando per quattro giorni gli 80 centimetri e per due giorni i 90. L’Adriatico è rimasto sopra i 100 centimetri per 32 ore complessive in due settimane, superando il precedente record di 26 ore del 2014. Non risultano in passato periodi così lunghi con valori analoghi.
Le cause immediate sono meteorologiche: una perdurante bassa pressione e correnti meridionali hanno spinto masse d’acqua verso l’alto Adriatico, amplificando l’effetto della marea. Ma il contesto generale è più ampio. L’innalzamento medio del livello del mare, legato al riscaldamento globale e allo scioglimento dei ghiacciai, fa sì che anche eventi atmosferici ordinari producano effetti più marcati.
Studi recenti indicano che l’Adriatico si è alzato di circa 30 centimetri tra il 1993 e il 2023, con un’accelerazione rispetto ai decenni precedenti. A livello globale, il livello del mare è cresciuto nel Novecento con ritmi fino a 6 centimetri per decennio, aumentando progressivamente dalla metà del secolo scorso. Le simulazioni climatiche mostrano che l’incremento osservato non può essere spiegato solo da cause naturali: il ruolo delle emissioni di gas serra è ormai considerato determinante.
La relazione tra concentrazioni di CO₂ in atmosfera e livello dei mari emerge anche dai dati paleoclimatici degli ultimi cicli glaciali e interglaciali. Le velocità di crescita registrate nel secolo scorso risultano superiori a quelle ricostruite per periodi caldi come l’Optimum climatico medievale o l’Olocene medio. Durante l’ultimo interglaciale invece si sarebbero verificati tassi comparabili a quelli ipotizzati in alcuni scenari futuri.
In questo quadro, l’allerta gialla sulle coste del Friuli Venezia Giulia non rappresenta solo un episodio isolato, ma si inserisce in una tendenza che rende il territorio costiero più esposto e fragile.
Mentre le previsioni indicano un possibile rientro dei livelli entro metà settimana, è evidente come la combinazione tra dinamiche meteo e innalzamento strutturale del mare stia modificando la frequenza e l’intensità delle acque alte sulle nostre coste.

