Guerra nel Golfo, petrolio shock: greggio +13,5% e gasolio +34% in 60 ore. Analisi di Confcommercio
FVG – Le tensioni internazionali legate allo scoppio delle ostilità tra Stati Uniti, Israele e Iran stanno producendo effetti immediati anche sui mercati energetici, con ripercussioni che iniziano a riflettersi in modo preoccupante sui prezzi dei carburanti.
Secondo le elaborazioni della FIGISC Confcommercio (Federazione Italiana Gestori Impianti Stradali Carburanti di Confcommercio) su dati internazionali, nelle prime 60 ore dall’apertura delle contrattazioni successive al fine settimana di guerra si è registrata una crescita marcata delle quotazioni: il greggio Brent ha guadagnato il 13,53%, mentre il gasolio ha fatto segnare un aumento del 34,29%.
Il Brent è passato da circa 72,87 dollari al barile a oltre 82 dollari, mentre i prodotti raffinati hanno mostrato variazioni ancora più accentuate. Un andamento rapido che evidenzia quanto le tensioni nell’area del Golfo Persico possano influenzare in tempi brevi gli equilibri energetici globali.
Al centro delle preoccupazioni c’è lo Stretto di Hormuz, punto di passaggio strategico per il traffico di petrolio a livello mondiale. Eventuali limitazioni o blocchi lungo questa rotta rappresentano un fattore di instabilità per l’intero sistema energetico.
Gli effetti si stanno già trasferendo anche sui prezzi alla pompa, con rialzi registrati nelle ultime ore: gasolio +16% e benzina +6,7%. Una tendenza che potrebbe proseguire se la crisi dovesse protrarsi o intensificarsi. Ai distributori già si vedono automobilisti che riempiono taniche di carburante per fare scorta in vista di ulteriori rincari.
La dinamica richiama quanto osservato nel 2022 con il conflitto tra Russia e Ucraina, quando il deterioramento dello scenario internazionale determinò un aumento significativo delle quotazioni petrolifere. L’attuale contesto presenta tuttavia elementi di particolare criticità, legati alla centralità del Golfo Persico per l’approvvigionamento energetico globale.

