Friuli, cinquant’anni dopo il terremoto. Un convegno dell’OGS su ricerca e prevenzione

Udine – Cinquant’anni fa, il 6 maggio 1976, un terremoto devastò il Friuli e cambiò per sempre il modo in cui l’Italia osserva, studia e gestisce i fenomeni sismici. In poco più di un anno da quella data, la regione si dotò della prima rete di rilevamento sistematico della sismicità locale. Da quel punto di partenza, mezzo secolo di sviluppo scientifico e tecnologico ha portato alla costruzione di una delle infrastrutture di monitoraggio sismico più avanzate d’Europa.

Per fare il punto su questo percorso, oggi a Udine si è tenuto il convegno pubblico “1976–2026: cinquant’anni di monitoraggio e ricerche sulla sismicità del Friuli Venezia Giulia”, promosso dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) in collaborazione con il Comune di Udine e la Protezione Civile del FVG. L’evento, svoltosi nella Sala Ajace del Municipio e trasmesso in streaming sul canale YouTube della Regione, rientra nel programma delle commemorazioni ufficiali per il cinquantesimo anniversario del sisma.

La rete sismica regionale: da strumento locale a sistema nazionale

La mattinata è stata dedicata a una sessione scientifico-divulgativa in cui i ricercatori dell’OGS hanno illustrato come sia cambiata la conoscenza della sismicità del Friuli Venezia Giulia nel corso dei decenni, e come funzionino oggi le reti di monitoraggio in tempo reale.

Al centro della presentazione, il sistema SMINO – Sistema di Monitoraggio dell’Italia Nord-Orientale, erede diretto di quella prima rete nata dopo il ’76. «Nel corso dei decenni la rete sismica della nostra Regione si è evoluta, con l’integrazione di nuove tecnologie e diverse tipologie di sensori, fino a diventare oggi un’infrastruttura di rilevanza nazionale al servizio della sicurezza del territorio», ha spiegato Matteo Picozzi, direttore del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS.

Il presidente dell’OGS, Nicola Casagli, ha ricordato il valore storico e scientifico di quell’evento sismico: «Il terremoto del 1976 non è stato solo una tragedia che ha profondamente colpito il Friuli, ma anche un momento di svolta per il nostro Paese: nella consapevolezza del rischio, nella capacità di risposta e nello sviluppo della ricerca scientifica applicata alla prevenzione». Casagli ha anche ricordato il ruolo di Giuseppe Zamberletti, figura determinante non solo nella gestione dell’emergenza, ma anche nella nascita di un modello moderno di protezione civile, fondato sulla collaborazione tra istituzioni, volontariato, comunità scientifica e cittadini. «In questi cinquant’anni la ricerca ha compiuto passi enormi, passando dalle reti analogiche ai sistemi digitali in tempo reale», ha aggiunto. «Oggi abbiamo la responsabilità di proseguire su questa strada, rafforzando sempre di più il legame tra scienza e società».

La tavola rotonda istituzionale

Nel corso della mattinata si è svolta anche una tavola rotonda istituzionale, moderata dal condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini. Al tavolo si sono confrontati Amedeo Aristei, Direttore Centrale della Protezione Civile Regionale del FVG, Lucia Margheriti dell’INGV, i professori universitari Stefano Grimaz (Università di Udine) e Francesca da Porto (Università di Padova), oltre a Picozzi per l’OGS. In collegamento da Roma è intervenuta Paola Pagliara, direttrice dell’Ufficio previsione e prevenzione rischio, con i saluti del Capo Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano.

Le conclusioni sono state affidate all’assessore regionale alla Salute e alla Protezione Civile, Riccardo Riccardi, che ha sottolineato come dalla tragedia del 1976 sia nata «una stagione nuova, moderna e competitiva» per il Friuli, con la nascita di realtà come l’Università di Udine e lo stesso OGS.

Scienza e cittadini a confronto

Nel pomeriggio si è svolto un dialogo diretto tra il pubblico e i ricercatori del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS, che hanno risposto alle domande più frequenti sui terremoti: dalle repliche sismiche alla microzonazione del territorio, dalla stabilità dei versanti al rischio di maremoti, fino alla struttura geologica profonda del Friuli e ai movimenti tettonici che caratterizzano questa regione.

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