Diverse visioni sul futuro della montagna: investire ancora sullo sci è una buona idea?
Trieste – In questi giorni si riapre in Consiglio regionale del FVG il confronto su futuro della montagna, infrastrutture e impianti sciistici. A distanza di un giorno, le posizioni emerse nella conferenza stampa del gruppo consiliare Patto per l’Autonomia – Civica FVG, mercoledì 22 aprile, trovano la replica di Confcommercio Udine, intervenuta giovedì 23 aprile in occasione di un’audizione in Consiglio sulla viabilità del passo di Monte Croce Carnico.
Da una parte, il capogruppo Patto per l’Autonomia – Civica FVG Massimo Moretuzzo mette in discussione la strategia della Regione sugli investimenti nello sci. Secondo il gruppo consiliare, i dati sulle presenze e sugli incassi non raccontano l’intero quadro. Il Friuli Venezia Giulia, viene ricordato, è indicato come area particolarmente esposta al riscaldamento globale, con un aumento delle temperature che incide sulla durata delle stagioni e sull’affidabilità della neve.
I dati parlano di una riduzione stimata della stagione sciistica tra i 15 e i 30 giorni e una possibile flessione dei turisti invernali nei prossimi anni. In questo contesto, la crescita degli investimenti pubblici viene ritenuta sproporzionata: dai 36 milioni del 2021 ai 190 milioni programmati per il triennio 2025-2027.
Si è discusso anche degli impatti ambientali legati all’innevamento artificiale e alle nuove infrastrutture, sottolineando come molte aree sciabili regionali si collochino a quote sempre più a rischio di tenuta del manto nevoso. Lo testimonia il numero di dismissioni: il Fvg conta già oggi almeno 11 impianti dismessi, 13 smantellati e 14 strutture abbandonate. Un segnale allarmante. (La mappa degli impianti dismessi di può consultare su: https://lo-sci-che-fu.jimdosite.com/)
Di diverso avviso gli operatori economici. Confcommercio Udine difende la linea della Regione e parla di investimenti necessari per sostenere l’economia della montagna. Il vicepresidente Alessandro Tollon evidenzia come le risorse destinate al comparto non siano interventi isolati, ma parte di una strategia più ampia che ha già prodotto risultati in termini di presenze turistiche e attrattività.
Nel confronto entra anche il tema delle infrastrutture, come il collegamento del Monte Croce Carnico, considerato un elemento importante non solo per la Carnia ma per l’intero sistema regionale.
Secondo Confcommercio, ridurre gli investimenti vuol dire mettere a rischio un comparto che coinvolge imprese, lavoratori e intere comunità. Una posizione condivisa anche dagli operatori del settore turistico, che mostrano a sostegno delle loro tesi i buoni risultati delle ultime stagioni e la crescita delle presenze.
Il confronto resta aperto e mette in evidenza due letture opposte. Da un lato, la richiesta di ripensare l’approccio alla montagna e alla sua fruizione alla luce del cambiamento climatico e dei costi di infrastrutture destinate all’abbandono. Dall’altro, la difesa a oltranza del modello tradizionale delle attività invernali, ritenuto ancora centrale per l’economia delle terre alte e per l’offerta turistica regionale.

