Schengen tra Italia e Slovenia, dibattito sui controlli ai confini. La senatrice Rojc chiede una revisione del sistema

FVG – Il mantenimento della sospensione del trattato di Schengen al confine tra Italia e Slovenia riapre il confronto politico sul sistema dei controlli introdotto nell’autunno 2023 e più volte prorogato. A intervenire è la senatrice del Partito Democratico Tatjana Rojc, che in una nota sollecita un ripensamento complessivo delle misure attualmente in vigore, ritenute poco efficaci rispetto agli obiettivi dichiarati.

Il dibattito prende le mosse dalla recente decisione della Slovenia di ripristinare la piena libertà di circolazione dopo una fase di controlli temporanei ai propri confini con Ungheria e Croazia. In base agli ultimi aggiornamenti, Lubiana ha infatti concluso il periodo di verifica rafforzata sulla frontiera, mentre resta aperto il tema dei controlli adottati dagli altri Stati membri, tra cui l’Italia.

Nel suo intervento, Rojc richiama tra l’altro un’inchiesta del gruppo editoriale NEM (Nord Est Multimedia), che ha analizzato costi e impatto operativo del dispositivo di vigilanza ai valichi. Secondo le ricostruzioni riportate, il sistema di controlli statici avrebbe comportato una spesa superiore ai 20 milioni di euro e un impiego significativo di personale delle forze dell’ordine, con effetti sulla presenza sul territorio e sui servizi di prossimità nelle aree urbane del Friuli Venezia Giulia.

La senatrice contesta l’efficacia dell’attuale impostazione, nata in origine in risposta a esigenze di sicurezza e contrasto al terrorismo e successivamente estesa al contenimento dei flussi migratori lungo la rotta balcanica. Secondo questa lettura, la pressione sui valichi non avrebbe ridotto gli attraversamenti irregolari, che continuerebbero a seguire percorsi alternativi attraverso le aree boschive del Carso e i confini meno presidiati.

Nel dibattito entra anche il tema della presenza di persone migranti in Piazza Libertà a Trieste, uno dei punti di confluenza di chi riesce a raggiungere il territorio italiano dopo il superamento della frontiera. Una dinamica che, secondo la senatrice, confermerebbe la limitata efficacia dei blocchi statici ai principali valichi stradali.

Sul piano istituzionale, Rojc richiama inoltre il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, segnalando la mancata risposta a diverse interrogazioni parlamentari relative sia ai costi complessivi del sistema sia ai dati sui risultati operativi dei controlli.

Il tema si intreccia infine con il confronto politico regionale, dove viene nuovamente evocata la posizione del governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Nel dibattito pubblico torna infatti il riferimento alla proposta, avanzata negli anni scorsi, di soluzioni infrastrutturali o barriere fisiche lungo alcuni tratti del confine italo-sloveno, ipotesi che aveva innescato un acceso confronto politico e che oggi viene richiamata come elemento di continuità nelle diverse strategie di gestione della frontiera.

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