Giugno e luglio 2026 da record climatici, caldo estremo in Europa. Anomalie anche in Friuli Venezia Giulia
Trieste – Giugno e luglio 2026 hanno portato l’Europa occidentale in una dimensione climatica senza precedenti nelle serie storiche. Le elaborazioni del Copernicus Climate Change Service, realizzate sulla base dei dati ERA5 prodotti nell’ambito del sistema europeo Copernicus e dell’ECMWF, indicano infatti che il periodo giugno-luglio è stato il più caldo mai registrato nell’Europa occidentale.
Il dato arriva dopo un giugno già eccezionale. Nell’area di Europa occidentale considerata da Copernicus, compresa tra 11° Ovest e 15° Est e tra 37° e 55° Nord, la temperatura media sulla terraferma è stata di 20,74 gradi, 3,06 gradi sopra la media del periodo 1991-2020. Si tratta del giugno più caldo dall’inizio della serie di riferimento, superiore anche al precedente record del giugno 2025.
L’anomalia non ha riguardato soltanto alcune aree isolate. Giugno è risultato il secondo più caldo mai registrato sull’insieme delle terre europee, con una temperatura media di 19,14 gradi e un’anomalia di +1,78 gradi rispetto alla media 1991-2020. Le anomalie più elevate hanno interessato soprattutto Francia, Spagna, Italia, Germania e i Paesi del Benelux, dove in alcune zone le temperature medie mensili sono risultate da 3 a 5 gradi superiori alla norma.
La parte più intensa dell’ondata di calore si è concentrata nella seconda metà di giugno. In Francia e Inghilterra il mese è risultato il più caldo mai osservato, mentre Germania, Paesi Bassi e Regno Unito hanno registrato uno dei valori più elevati delle rispettive serie storiche. In diversi Paesi sono stati superati anche record assoluti o mensili delle temperature massime giornaliere.
Il caldo accompagnato dalla siccità
Il quadro termico è stato accompagnato da una marcata riduzione delle precipitazioni in buona parte dell’Europa occidentale e in vaste aree dell’Europa centrale e orientale. Le condizioni anticicloniche persistenti hanno limitato le piogge proprio durante le fasi di maggiore calore, con conseguenze anche sulla portata dei fiumi e sull’umidità dei suoli.
Copernicus ha rilevato in giugno condizioni più secche della media in gran parte dell’Europa continentale occidentale, in Italia e in ampie zone dell’Europa centrale e orientale. Il combinato disposto di temperature elevate e carenza di precipitazioni ha favorito l’aumento del rischio di siccità e la diffusione degli incendi, soprattutto nella penisola iberica e in Francia.
La situazione non si è esaurita con giugno. Il bollettino Copernicus pubblicato il 10 agosto indica che luglio 2026 è stato il secondo luglio più caldo a livello globale, a pari merito con luglio 2024, mentre per l’Europa occidentale il periodo giugno-luglio nel suo complesso ha stabilito il nuovo record. Anche luglio è stato caratterizzato da condizioni più secche della media in gran parte dell’Europa occidentale e in vaste zone dell’Europa centrale e orientale, con portate fluviali molto inferiori alla norma, fino a livelli estremamente bassi in alcune aree.
La combinazione tra caldo e siccità ha inoltre contribuito a una stagione particolarmente difficile sul fronte degli incendi. Non è un caso che Copernicus colleghi direttamente le condizioni asciutte di luglio all’eccezionale attività degli incendi in diverse aree europee.
In Friuli Venezia Giulia un mese di giugno in due fasi distinte
Il comportamento atmosferico del Friuli Venezia Giulia presenta alcune caratteristiche coerenti con il quadro europeo, pur con una dinamica locale più complessa.
Il rapporto mensile di ARPA-OSMER descrive un mese di giugno iniziato con una fase instabile. Nella prima decade il cedimento dell’anticiclone ha consentito l’ingresso di alcuni fronti atlantici, con temporali, piogge localmente intense e grandinate. Il 10 giugno, in particolare, una linea temporalesca ha interessato la regione da ovest verso est, con forti raffiche di vento e precipitazioni intense. Nell’area di Udine le raffiche hanno localmente superato i 100 chilometri orari.
Dopo una nuova fase instabile tra il 15 e il 16 giugno, con temporali e una supercella che ha interessato il Pordenonese, la situazione è cambiata rapidamente. Dal 18 giugno le temperature hanno iniziato a salire in modo progressivo, con massime in pianura stabilmente superiori ai 30 gradi.
Il caldo è diventato particolarmente intenso dal 20 giugno, quando l’afflusso di aria di origine africana ha portato le massime in pianura tra 33 e 36 gradi. Negli ultimi giorni del mese l’anticiclone si è ulteriormente rafforzato e le temperature hanno raggiunto i valori più elevati, con punte comprese tra 37 e 39 gradi in pianura.
Particolarmente significativa è stata la persistenza del caldo. Il 29 e il 30 giugno la temperatura media giornaliera ha superato i 30 gradi: secondo ARPA-OSMER, un valore che presenta pochi precedenti nella climatologia regionale.
Alcuni dati delle stazioni meteorologiche mostrano bene l’intensità della fase calda. Il 30 giugno sono stati rilevati 38,8 gradi a Cividale, 38,2 a Gorizia, 38,1 a Gemona e 36,8 a Udine.
Anche a luglio caldo eccezionale
Il passaggio a luglio non ha determinato un ritorno stabile alle condizioni termiche tipiche del periodo. Dopo alcuni passaggi frontali e temporanee fasi di attenuazione, l’anticiclone è tornato a interessare la regione, con temperature sopra la norma.
Nell’ultima parte del mese il caldo si è nuovamente intensificato. Le previsioni e le osservazioni di OSMER descrivevano per il 30 e 31 luglio temperature massime comprese tra 35 e 38 gradi in pianura e tra 31 e 34 gradi sulla costa, con temperature decisamente sopra la media anche in quota e a fondovalle.
Il quadro regionale, quindi, è quello di un’estate iniziata con una forte alternanza tra instabilità e caldo e poi caratterizzata da periodi sempre più lunghi di temperature elevate. Un andamento che si inserisce in un contesto europeo nel quale giugno e luglio hanno prodotto anomalie particolarmente marcate, soprattutto nella parte occidentale del continente.
Il dato più significativo non è soltanto il raggiungimento di singoli picchi termici, ma la persistenza delle temperature elevate e la loro estensione geografica. È proprio questo elemento che rende il bimestre giugno-luglio 2026 particolarmente rilevante nelle serie climatiche europee: il caldo non si è limitato a una singola ondata, ma ha interessato per settimane una parte molto ampia del continente, accompagnato in numerose aree da condizioni di siccità e da una forte pressione sugli ecosistemi e sulle risorse idriche.
(Nella foto: il Tagliamento a Ragogna, fermo immagine della webcam il 13 agosto 2026 alle 14)

