Come sarà il mondo quando sarò grande?
Trieste – Con spiazzante semplicità e innocenza, un bambino di sette anni, che viene a trovare i nonni dove risiedo anch’io, improvvisamente, mentre entrava nel portone mano nella mano del papà, e mentre ci stavo entrando anch’io, ha lanciato questa domanda al papà, lasciandolo in ovvia difficoltà, come pure il sottoscritto, presente e inatteso ascoltatore e fruitore di quella benefica attesa, a cui ovviamente non potevamo rispondere. Risposta non c’è o forse, chissà, perduta nel vento sarà, cantava il famoso Bob Dylan, eppure, anche se nessuno può rispondere alla comunque legittima curiosità di quel bambino, non credo sia evitabile una riflessione di noi adulti e … anziani rispetto alle attese dei bambini. Loro ovviamente cresceranno, e speriamo in un mondo più tollerabile e più tollerante di quello di oggi, e si chiederanno come abbiamo preparato questo passaggio di consegne. Da sempre la sapienza cristiana della vita ci ha insegnato a guardare, ad ascoltare, a proteggere, a imparare dai bambini. E più in generale ad avere un’attenzione speciale ai ragazzi e ai giovani, che verranno dopo di noi, per cui nel calendario del possibile futuro dobbiamo privilegiare loro e interrogarci sul loro futuro.
I tempi sono esigenti e disorientanti, ma il modo di vivere e di convivere oggi si rifà alle ricette di sempre, aggiornate finché si vuole, ma tramandate nei secoli da chi si è innamorato della vita, dandole il primato che spetta a ogni vita umana. Sappiamo che la storia è piena di violenze, guerre, aggressività, di chiusure e di esclusioni, che cambiano nome, ma sono sempre le stesse, prima noi, solo noi, un noi inteso in senso restrittivo in una scala di valori che parte da un ipertrofico io al centro della scena e si riduce a piccole entità, spesso animate da paure, più tane di rifugio che ambienti di vita comune. Crollate le aristocrazie sotto i colpi delle diverse trasformazioni sociali nel tempo, formatisi luoghi collettivi affollati come le città industrializzate, immersi in un ciclone di azioni e di reazioni orientate verso agguerriti nazionalismi e sistemi di potere assoluto, che hanno portato a scontri bellici di vastità mondiale e ancora oggi presenti e minacciosi, ci fa bene sentirci interrogati da quel bambino curioso.
Oggi infatti si sono aperti o si stanno aprendo nuovi orizzonti di contatto umano, impossibili nel passato, ci sono processi di maturazione verso la cultura di un’umanità estesa, universale e pacificata, raggiungibile coi mezzi tecnologici, con gli spostamenti e le comunicazioni intercontinentali, coi dialoghi che fanno fiorire collaborazioni e incontri tra i popoli, tra i giovani, tra gli scienziati, tra gli intellettuali, tra i lavoratori e i semplici cittadini sempre più mescolati e interdipendenti. Sarebbe, sarà o almeno lo speriamo, la giusta risposta attesa, ovviamente senza consapevolezza, da quel bambino. Sta prendendo forma un motore di ricerca relazionale nuovo, spesso inedito, che possiede un germe di creatività del vivere insieme e anche il profumo di una possibile pace tanto agognata, quanto sempre insidiata, tra gli uomini. Una tensione di armonia e di ripresa, che si sviluppa spesso nel silenzio e nell’invisibilità, una finestra spalancata non certo su un mondo perfetto e irreale, ma di certo verso un mondo concretamente migliore a trazione umanistica e oltre tutti i confini.
A ben pensarci, quindi, l’unica risposta di un genitore a quella domanda intrigante, ma davvero coinvolgente, potrebbe essere: non lo so, ma ce la metterò tutta per costruire un mondo migliore, ci proverò insieme a tanti altri e ti prego, dammi una mano con la tua freschezza e il tuo amore.
Silvano Magnelli

